Anno: XXVIII - Numero 2    
Lunedì 5 Gennaio 2026 ore 13:15
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La sinistra tace sulle proteste in Iran.

Non molto tempo fa, con fierezza, il segretario della Cgil si è vantato di aver portato in piazza mezzo milione di persone per i massacri nella Striscia di Gaza. E ora per quello che riguarda l’Iran, niente di niente?

La sinistra tace sulle proteste in Iran.

L’attento Mariano Giustino su HuffPost ci informa che “sfiancati dall’insopportabile disastro economico in cui il paese è precipitato, con il rial che ha toccato nuovi minimi storici, con una crisi energetica e idrica senza precedenti, gli iraniani tornano a chiedere la cacciata degli ayatollah e la fine della Repubblica islamica”. La scintilla della protesta (un fuoco che evidentemente covava), questa volta è partita dai mercanti dei bazar a cui si sono uniti i giovani della generazione Z. Mesi fa erano state le ragazze, che non volevano più sottostare alle violenze imposte loro dal fanatismo islamico, che, come tutte le loro coetanee, vogliono vestirsi come pare a loro, divertirsi, libere di vivere il loro presente, sognare e forgiare il loro futuro. Scioperi in tutto il paese: dalle raffinerie di petrolio alle linee ferroviarie, lavoratori e pensionati contro quella che definiscono una “bancarotta forzata” e una “corruzione sistemica”. Da Teheran, le manifestazioni sono dilagate in altre città: Karaj, Mallard, Marlik. l’isola di Qeshm. Scatta la repressione brutale: le forze di sicurezza si scagliano contro i manifestanti, lanciano gas lacrimogeni, sparano ad altezza d’uomo. Appena saranno in condizione di farlo, come in passato, assisteremo a esecuzioni e impiccagioni. Il regime degli ayatollah gioca tutte le sue carte, per sopravvivere.

Per imperscrutabili ragioni in Italia si assiste al silenzio, alla sostanziale indifferenza e inerzia di fronte a quello che accade in Iran proprio da parte di chi dovrebbe essere più pronto e attivo nella solidarietà. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli: per favore, battete un colpo. Tra i silenti Maurizio Landini. Il segretario generale della Cgil, fino a ieri, a chi obiettava che il sindacato dovrebbe occuparsi di salari, sicurezza nel lavoro, occupazione, replicava combattivo e deciso che quelli erano il terreno di lotta e di lavoro del sindacato; lotte che ben si conciliavano e integravano con la mobilitazione sostenuta e promossa in favore della popolazione di Gaza che pativa il ferro e il fuoco israeliano. Non molto tempo fa, con fierezza, Landini si è vantato di aver portato in piazza mezzo milione di persone per i massacri nella Striscia. Benissimo: parafrasando la frase conclusiva del celebre “Manifesto” di Marx e di Engels, “Oppressi di tutti i paesi, unitevi!” (e uniamoci). E ora per quello che riguarda l’Iran? La protesta vede protagonisti donne, studenti, lavoratori, pensionati… Caro Landini, quando chiami a raccolta a piazza del Popolo o dove meglio credi? E cari sindaci, a quegli iraniani, nessuna cittadinanza onoraria? Nessuno striscione da esibire all’ingresso del municipio? Nessuna protesta davanti ad ambasciata e consolato?

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