Anno: XXVIII - Numero 63    
Venerdì 27 Marzo 2026 ore 14:20
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Il terremoto non si ferma.

Gasparri lascia, Meloni accelera: Forza Italia si muove, mentre la destra archivia il garantismo e riscopre “legge e ordine”.

Il terremoto non si ferma.

Il terremoto non si ferma. L’ultimo della lista è Maurizio Gasparri, che ieri ha lasciato a Stefania Craxi il suo incarico di capogruppo di Forza Italia al Senato. Ma la raffica di dimissioni chieste e ottenute nel giro di poche ore, a ben vedere, non è soltanto la risposta rapida e inequivocabile di Giorgia Meloni alla sconfitta referendaria.

È anche il segno di un movimento più profondo che riguarda la postura complessiva di Fratelli d’Italia e il rapporto storico della destra con la magistratura, con un ritorno alle origini e al vecchio dettato “legge e ordine”. Insomma, l’addio al garantismo, ormai, è conclamato.

Ma ora la partita più interessante si apre dentro Forza Italia, a voler intercettare alcuni dei segnali che provengono dall’ala garantista “dura e pura” degli azzurri, sempre meno disposta a seguire una linea che appare in netto riposizionamento politico e culturale.

Perché dietro l’uscita di Gasparri non c’è soltanto un gesto individuale, ma una pressione interna evidente: ben 14 senatori su 20 avevano chiesto un cambio alla guida del gruppo, invocando una svolta per ricompattare il partito dopo la sconfitta sul referendum sulla giustizia . Una mossa che racconta di un malessere diffuso e di una leadership messa in discussione, più che di un semplice avvicendamento fisiologico.

L’elezione di Craxi, avvenuta per acclamazione, è stata letta ufficialmente come un segnale di unità. Ma nei fatti rappresenta anche il tentativo di riorganizzare gli equilibri interni, sotto lo sguardo vigile del segretario Antonio Tajani e con l’influenza non secondaria dell’area più legata alla famiglia Berlusconi, che da tempo spinge per un rinnovamento della classe dirigente .

E non è finita. Il riassetto potrebbe allargarsi anche alla Camera, dove si parla di possibili cambi alla guida del gruppo, segno che la scossa attraversa l’intero partito e non si fermerà a Palazzo Madama .

In questo quadro, la linea politica diventa il vero nodo: Forza Italia rischia di trovarsi stretta tra la tentazione di inseguire l’asse più muscolare della maggioranza e la necessità di preservare la propria identità liberale e garantista. Una tensione destinata a crescere nelle prossime settimane, mentre il governo cerca di ricompattarsi dopo giorni segnati da dimissioni a catena e da un evidente cambio di passo imposto da Palazzo Chigi.

Il terremoto, insomma, è tutt’altro che finito. E le sue repliche potrebbero ridefinire non solo gli equilibri interni ai partiti, ma l’intera fisionomia della maggioranza.

 

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