Equo compenso: il ddl 'frena', in Commissione solo a metà giugno
Ostellari (pres. Comm), per impegni Aula e elezioni
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Il disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni dei liberi professionisti subirà una (nuova) battuta di arresto: a causa di impegni d’Aula e della settimana di interruzione dei lavori parlamentari legata alle elezioni amministrative del 12 giugno prossimo, il testo tornerà al vaglio della Commissione Giustizia del Senato non prima della metà del prossimo mese.
A renderlo noto lo stesso presidente dell’organismo di Palazzo Madama, il senatore Andrea Ostellari della Lega.
Il provvedimento, varato in prima lettura alla Camera nell’ottobre del 2021, porta la prima firma della deputata di FdI Giorgia Meloni (ed è frutto dell’unificazione con proposte di legge di Fi, Lega e M5s) ed è da mesi al centro del dibattito nel mondo del lavoro autonomo, che in parte vorrebbe venisse varato così come giunto da Montecitorio (i Consigli nazionali degli Ordini e l’Avvocatura, composta da Consiglio nazionale forense, Cassa forense, Organismo congressuale forense e Aiga, Associazione giovani avvocati), in parte punta a modificarlo (Confprofessioni, Cassa dottori commercialisti ed alcuni sindacati professionali, fra cui l’Ungdcec, Unione giovani dottori commercialisti). Sul percorso del testo ‘grava’ la fine della Legislatura, nel 2023, che potrebbe non consentire, qualora avvenissero delle correzioni, il varo definitivo in terza lettura, alla Camera.
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