Bonus bollette, via l'Isee: le misure al vaglio del governo Meloni
Governo al lavoro sul decreto bollette: 5 miliardi alle imprese e per il bonus sociale addio IseeAllo studio un automatismo legato al reddito per evitare l’obbligo di richiesta tramite certificazione da parte delle famiglie. Tra le misure, oltre ai crediti d’imposta, anticipi di spesa sul 2023
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Il capitolo più ricco nel passaggio di consegne tenuto sabato al Mef tra Daniele Franco e Giancarlo Giorgetti si è concentrato sulle carte preparatorie della legge di bilancio. Ma il primo impegno del nuovo titolare dei conti italiani sarà l’ennesimo decreto legge sulle bollette. Il suo compito principale sarà di estendere al mese di dicembre il sistema dei crediti d’imposta per gli acquisti dell’energia da parte di imprese e attività commerciali, nella modalità ampliata dal decreto Aiuti-ter. Serviranno quasi 5 miliardi, che rappresenteranno il cuore finanziario del provvedimento. Ma il testo proverà a guardare anche ad altro.
Si è studiato infatti un meccanismo per rafforzare il bonus sociale sulle bollette delle famiglie meno abbienti, con l’obiettivo prima di tutto di semplificarlo e renderlo automatico. L’idea è quella di garantire il bonus, che abbatte i rincari di energia elettrica e gas, ai contribuenti con i redditi più bassi, scollegandolo dal parametro dall’Isee (il tetto ora è a 12mila euro) che deve essere richiesto dalle famiglie. Proprio questo passaggio, come mostrano i monitoraggi ministeriali, si è rivelato un ostacolo non piccolo all’utilizzo effettivo dell’aiuto. Perché molte delle famiglie interessate non sono a conoscenza del bonus, nonostante sia indicato in bolletta, e quasi metà delle risorse stanziate non sono state per ora sfruttate.
Il problema è stato sottolineato a più riprese dallo stesso Giorgetti nelle vesti di ministro dello Sviluppo economico del governo Draghi. E il suo trasloco a Via XX Settembre lo fa tornare di strettissima attualità. Il bonus, in sostanza, arriverebbe direttamente a chi ne ha diritto anche senza fare richiesta. Il passaggio più complesso sul piano tecnico è legato all’armonizzazione delle soglie di reddito, che sono individuali, per un aiuto che è invece indirizzato alle famiglie. I lavori sono in corso.
Molto più semplice è invece la norma sugli sconti fiscali per l’elettricità e il gas delle imprese. In questo caso si tratta solo di confermare per dicembre i crediti d’imposta già in vigore fino al 30 novembre. Il costo, 4,7 miliardi al mese alle quotazioni di fine settembre, potrebbe essere corretto in base alle dinamiche dei prezzi più aggiornate. Ma la dimensione finanziaria è quella, e riassume la misura principale del nuovo provvedimento.
Sembra invece perdere decisamente quota l’ipotesi della replica del bonus anti-inflazione da 150 euro. I fondi ci sarebbero, perché la Nadef lascia margini per circa 9,4 miliardi, assorbiti solo per metà dalla proroga dei crediti d’imposta. Ma la prima urgenza del governo Meloni è ora quella di allargare i margini per la legge di bilancio in arrivo (si veda l’articolo a fianco). Per questo motivo i tecnici di Via XX Settembre hanno rispolverato un meccanismo già usato in passato, che si traduce in pratica nell’anticipo a quest’anno di spese in calendario per il prossimo. Per esempio l’anno scorso il trasloco ha riguardato i fondi annuali per le Ferrovie, e anche ora il meccanismo sarà applicato a spese indifferibili fra cui potrebbero rientrare le missioni internazionali. L’escamotage permetterebbe di far scendere verso il 3,1-3,2% il deficit di partenza sul prossimo anno, oggi indicato al 3,4%, senza modificare però la soglia del 5,6% sul 2022.
Per far partire la macchina servirà la solita relazione al Parlamento che permette di utilizzare l’extragettito fiscale. Dopo di che le misure potrebbero salire sul treno degli emendamenti governativi al decreto Aiuti-ter che da domani inizierà l’esame in commissione speciale alla Camera. Da lì passerà anche il rafforzamento dell’ombrello dei mutui agevolati e garantiti dallo Stato per i giovani sotto i 35 anni, deciso nel penultimo consiglio dei ministri del governo Draghi, e la conversione del decreto che ha appena esteso al 18 novembre il taglio delle accise su benzina e gasolio. L’alternativa potrebbe essere il decreto fiscale collegato alla manovra, che però il governo deve mantenere leggero per i tempi stretti di conversione. Più complessa sul piano della logistica normativa sarebbe invece la via del decreto autonomo.
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