Turni di oltre 70 ore e fuga dalle scuole di chirurgia
Si allarga l’inchiesta sullo sfruttamento degli specializzandi: orari oltre i limiti di legge e scarsa pratica clinica. Il 30% degli specializzandi in chirurgia lascerebbe la scuola.
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Turni superiori alle 13 ore al giorno, oltre 70 ore settimanali e attività formative limitate dalla prevalenza di compiti amministrativi. È il quadro descritto da un articolo pubblicato su La Stampa, che riporta le segnalazioni di medici specializzandi, a partire dal Policlinico universitario di Modena, con riferimenti a situazioni analoghe in altre sedi.
Secondo quanto riferito nell’inchiesta, gli orari supererebbero il limite delle 48 ore settimanali previsto dalla normativa europea. I questionari anonimi inviati al ministero dell’Università e i cartellini timbrati documenterebbero la frequenza di turni prolungati e riposi non sempre garantiti.
Il segretario nazionale di Anaao Giovani, Gianmaria Liuzzi, citato nell’articolo, segnala una ridotta attività pratica, in particolare nelle discipline chirurgiche. Il quotidiano riporta che circa il 30% degli specializzandi in chirurgia abbandonerebbe la scuola per il timore di non aver maturato un’esperienza operatoria adeguata al termine del percorso.
Il servizio richiama inoltre il confronto internazionale sulle retribuzioni. In Italia la borsa di specializzazione è pari a 22.700 euro lordi annui, valore inferiore a quello registrato in Paesi come Germania (36.000-45.000 euro) e Regno Unito (31.000-55.000 euro), secondo i dati riportati nell’articolo.
Nel pezzo si ricorda anche l’impatto del cosiddetto “decreto Calabria” del 2018, che ha consentito a circa 5.000 specializzandi dal secondo anno di essere assunti come dirigenti medici con contratto a tempo indeterminato, mentre la restante parte dei medici in formazione prosegue il percorso nelle strutture universitarie.
La denuncia riguarda non solo le condizioni lavorative degli specializzandi, ma anche le possibili ricadute sul sistema sanitario, in termini di attrattività delle scuole di specializzazione e disponibilità futura di specialisti in alcune aree critiche, come chirurgia, anatomia patologica e radioterapia.
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