Riforma Ordini: le proposte di ProfessionItaliane
Tra le osservazioni presentate in Senato il contrasto all'esercizio abusivo della professione e il rafforzamento del ruolo dei Cno.
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I quattro distinti DDL che riordinano le professioni ordinistiche rischiano di generare disposizioni non coordinate tra loro, creando involontari sconfinamenti che possono incidere negativamente sulle attività delle singole categorie professionali. Ne è convinta ProfessionItaliane – organismo unitario che riunisce la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) e il Comitato Unitario delle Professioni (CUP) – che oggi ha presentato, presso la Commissione Giustizia del Senato, un documento contenente osservazioni e proposte sulla riforma che interessa 15 professioni regolamentate, chiedendo una cabina di regia tra i Ministeri e i Consigli Nazionali interessati. Tra i punti salienti della memoria quelli in cui si sottolinea che solo l’iscrizione all’Ordine – e non l’abilitazione professionale – può legittimare l’uso del titolo e dell’esercizio della professione; cosicché le competenze attribuite siano coerenti con il percorso di accesso alla professione (definito da titolo di studio, tirocinio ed esame). Fondamentale, per l’Associazione, è anche il ruolo dei Consigli Nazionali, che devono essere coinvolti nella stesura dei decreti legislativi per poter intervenire sulla tipizzazione dell’obbligo di formazione continua e per definire – in attuazione della delega al Governo – i parametri e le modalità di applicazione dei compensi. Nel documento, infine, si suggerisce di favorire l’accesso dei giovani alle STP con un regime fiscale meno penalizzante e di limitare la responsabilità civile dei professionisti all’esercizio effettivo dell’attività oggetto della professione.
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