Anno: XXVIII - Numero 18    
Giovedì 29 Gennaio 2026 ore 13:45
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Case della Comunità, muri senza medici

Pnrr in ritardo: strutture avviate ma personale assente. Snami avverte: senza medici di famiglia la riforma fallisce.

Case della Comunità, muri senza medici

La riforma della sanità territoriale prevista dal Pnrr rischia di fermarsi ai muri. Le Case della Comunità, pensate come il perno dell’assistenza di prossimità, procedono a rilento e, soprattutto, senza il personale necessario per funzionare davvero.

A lanciare l’allarme è lo Snami. «I dati diffusi dal Corriere della Sera, su base Agenas, fotografano una realtà che denunciamo da tempo: la riforma è strutturalmente in ritardo e rischia di fallire nel suo obiettivo principale, cioè garantire una vera assistenza di prossimità ai cittadini», dichiara Angelo Testa, presidente del Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani.

Il problema, chiarisce Testa, non è economico né normativo. «I fondi ci sono e le strutture, nella maggior parte dei casi, sono state avviate o completate. Il vero collo di bottiglia è il personale. Senza medici di medicina generale, senza infermieri di comunità e senza un modello contrattuale chiaro e sostenibile, le Case della Comunità restano scatole vuote».

I numeri confermano la criticità: solo una quota minima delle strutture previste opera oggi secondo il modello completo delineato dal DM 77. La maggioranza funziona a regime ridotto, con servizi parziali, orari limitati o come semplici sportelli amministrativi, lontani dall’idea di presidio sanitario integrato sul territorio.

«Si è costruito il contenitore prima di decidere cosa metterci dentro – sottolinea il presidente Snami – e soprattutto senza coinvolgere davvero i medici di famiglia. Il fallimento non è dei Mmg, ma di una riforma pensata senza i Mmg». Per Testa, la presenza dei medici nelle Case della Comunità non può essere imposta né burocratizzata: deve essere volontaria, integrata con l’attività territoriale e professionalmente riconoscibile.

Il rischio concreto è che, alla scadenza del giugno 2026, si arrivi con edifici pronti ma senza professionisti, centrando formalmente i target del Pnrr ma tradendone lo spirito. «La sanità territoriale non si fa con i muri – conclude Testa – ma con le persone. Se non si rimette al centro la medicina di famiglia, il rapporto fiduciario con il cittadino e una reale integrazione tra professionisti, le Case della Comunità rischiano di diventare l’ennesima occasione mancata».

SNAMI assicura che continuerà a battersi affinché la riforma torni a essere costruita con i medici e non contro i medici.

 

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