Anno: XXVIII - Numero 26    
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Sanità, Regioni e sindacati aderiscono al Protocollo per rilanciare il personale del Ssn

Anaao e Cimo-Fesmed: «Ora aprire il CCNL 2025-2027. Subito un tavolo con Regioni e Ministero della Salute per definire la futura collocazione contrattuale del personale sanitario»

Sanità, Regioni e sindacati aderiscono al Protocollo per rilanciare il personale del Ssn

Regioni e sindacati compiono un primo passo per fermare l’emorragia di professionisti dal Servizio sanitario nazionale. L’Anaao Assomed e la Federazione Cimo-Fesmed hanno aderito al “Protocollo Sanità”, elaborato congiuntamente dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalle organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza sanitaria. Un documento che individua le azioni necessarie per rendere di nuovo attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e invertire il trend di dimissioni e migrazione verso il privato e l’estero.

«Il Protocollo contiene misure che da tempo riteniamo indispensabili per migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni dei medici dipendenti del Ssn – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario Anaao Assomed, e Guido Quici, Presidente Cimo-Fesmed -. Ora è fondamentale che questi impegni non restino sulla carta, ma vengano recepiti anche nel Ccnl 2025-2027, le cui trattative, secondo le Regioni, dovrebbero svolgersi nel corso del 2026».

«Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri di ieri all’ipotesi di CCNL 2022-2024, auspichiamo una rapida convocazione dell’Aran per la firma definitiva del contratto in modo da assicurare l’adeguamento delle retribuzioni e, quindi, una immediata pubblicazione, da parte delle Regioni, dell’atto di indirizzo per aprire il tavolo del triennio successivo, senza attendere la chiusura del contratto del comparto e senza prevedere arretramenti rispetto ai risultati già ottenuti, soprattutto sul piano normativo».

Anaao e Cimo-Fesmed hanno anche chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire la futura collocazione contrattuale del personale sanitario. «È arrivato il momento – sottolineano Di Silverio e Quici – di discutere i nostri contratti con chi ha la reale responsabilità dell’organizzazione del lavoro e della definizione degli obiettivi della sanità pubblica: Ministero e Regioni».

Tra gli interventi previsti dal Protocollo figurano:

  • il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso modelli organizzativi più flessibili, capaci di favorire la conciliazione tra vita professionale e privata, riportando il lavoro straordinario e le prestazioni aggiuntive alla loro funzione originaria;
  • la valorizzazione economica del personale sanitario, adeguando le retribuzioni ai livelli europei anche tramite il superamento dei tetti di spesa;
  • la garanzia di reali percorsi di crescita professionale, regolamentando in modo più efficace l’affidamento delle strutture complesse al personale universitario e tutelando le opportunità di carriera del personale ospedaliero;
  • il rafforzamento delle relazioni sindacali per assicurare un’applicazione uniforme dei contratti nazionali su tutto il territorio;
  • la revisione e semplificazione dei profili professionali, nel rispetto dei ruoli e delle competenze;
  • il coinvolgimento attivo dei professionisti nella governance dei progetti di digitalizzazione;
  • l’istituzione di un confronto permanente tra la Conferenza delle Regioni e le organizzazioni sindacali.

 

 

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