Salvaguardare le prerogative degli Ordini professionali
I Commercialisti, dicono no a nuovi elenchi su amministrazione straordinaria.
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“L’istituzione di un nuovo elenco di professionisti che possano svolgere incarichi di commissario straordinario o del comitato di sorveglianza non appare pienamente condivisibile”.
È la posizione del Consiglio nazionale dei commercialisti espressa oggi nel corso dell’audizione parlamentare presso la Commissione Attività produttive della Camera sul disegno di legge delega al governo per la riforma delle amministrazioni straordinarie e per la riforma della vigilanza sugli Enti cooperativi e mutualistici e sull’abbinato testo per la revisione del sistema di vigilanza sulle cooperative.
La presa di posizione è arrivata dalla delegazione della categoria composta dalla consigliera nazionale Cristina Marrone e dalla coordinatrice dell’area giuridica della Fondazione nazionale dei commercialisti Stefania Bauco.
“Per evitare difformità procedurali sulla gestione dei molti elenchi istituiti nelle discipline della crisi di impresa e di introdurre le opportune semplificazioni per i professionisti, è necessario – ha affermato Marrone – salvaguardare le prerogative degli Ordini professionali tenuti alla formazione e alla custodia degli Albi nei quali sono iscritti professionisti in possesso di specifiche competenze specialistiche nella crisi di impresa”, aggiungendo che “la formazione dell’elenco potrebbe essere assolta dagli Ordini di appartenenza dei professionisti interessati che, una volta verificati i requisiti richiesti, potrebbero provvedere a trasferire i nominativi al ministero affinché possa essere alimentato l’elenco istituito presso il ministero. Sugli Ordini dovrebbe ricadere l’onere di aggiornare il ministero di ogni provvedimento disciplinare dovesse riguardare taluno degli iscritti all’elenco, così come aggiornare l’elenco stesso per la permanenza dei requisiti richiesti dalla legge”.
Per i professionisti, ha proseguito, “l’istituzione di un nuovo elenco non deve comportare un aggravio di adempimenti formativi e di costi per l’iscrizione, considerate le vigenti discipline in materia di crisi di impresa che già impongono loro percorsi formativi ad hoc e contributi per l’iscrizione nei vari elenchi”.
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