Transizione 5.0, Nave accusa il governo: imprese confuse e penalizzate
Al convegno dell’Odcec di Napoli sull’intelligenza artificiale critiche a burocrazia, tagli fondi e incertezza normativa per le imprese.
Con la Transizione 5.0 il Governo ha finito per disorientare il mondo imprenditoriale, appesantendo uno strumento che in passato aveva dato risultati concreti. È la critica netta arrivata dal senatore Luigi Nave, componente della Commissione Ambiente di Palazzo Madama, intervenuto al convegno “Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro”, promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli.
Secondo Nave, la Transizione 4.0 introdotta dal Movimento 5 Stelle aveva funzionato nel tempo e rappresentava un modello efficace di politica industriale. “Solo per una scelta ideologica – ha affermato – il governo Meloni l’ha abbandonata, cambiandone nome e modalità e trasformandola in Transizione 5.0, rendendola più farraginosa e aumentando la burocrazia. Il risultato è che è stata poco utilizzata e, con l’ultimo decreto, sono stati sottratti due miliardi di euro, creando ulteriore confusione e lasciando in difficoltà il tessuto produttivo”.
Durante il convegno è stato sottolineato anche il ruolo strategico dei professionisti nella trasformazione digitale. Vincenzo Tiby, consigliere dell’Odcec di Napoli, ha ricordato come i commercialisti abbiano accompagnato da anni l’innovazione tecnologica: dalla firma digitale alla PEC, dalla fatturazione elettronica all’efficacia probatoria dei documenti informatici. “Gran parte del nostro lavoro – ha spiegato – è svolto a supporto dell’amministrazione finanziaria. Un contributo essenziale che la politica non dovrebbe sottovalutare”.
Sul rapporto tra intelligenza artificiale e studi professionali è intervenuta Bianca Bosco, presidente della commissione Tecnologie e Innovazione dell’Odcec di Napoli. “L’IA può velocizzare i processi e ridurre gli errori – ha detto – ma deve essere vista come un collaboratore. Il controllo del professionista resta indispensabile: nessun automatismo può sostituire conoscenza, esperienza e responsabilità umana”.
Infine, il professore Luigi Ferrara, docente di Diritto amministrativo all’Università Federico II di Napoli, ha illustrato il quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale, basato sull’approccio del rischio. “L’obiettivo del legislatore europeo è prevenire i danni – ha spiegato – soprattutto in relazione al trattamento massivo dei dati, alla profilazione e alle possibili discriminazioni. Ci troviamo davanti a mercati complessi, dove è difficile intercettare abusi e frodi: per questo servono regole chiare e maggiori tutele”.
Un confronto che ha messo in luce come innovazione tecnologica, politiche industriali e certezza normativa siano elementi imprescindibili per accompagnare imprese e professionisti in una transizione che, senza semplificazione e risorse adeguate, rischia di restare incompiuta.
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