Anno: XXVIII - Numero 34    
Martedì 17 Febbraio 2026 ore 13:20
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Referendum Giustizia, confronto acceso al Circolo della Stampa di Avellino

Ad Avellino il fronte del Sì: separazione delle carriere e riforma dell’autogoverno al centro del confronto .

Referendum Giustizia, confronto acceso al Circolo della Stampa di Avellino

Si è svolto, al Circolo della Stampa di Avellino, l’incontro pubblico dal titolo “Le ragioni del Sì al referendum giustizia”, promosso dal Comitato SÌ Separa a sostegno del Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Un appuntamento concepito come momento di approfondimento e confronto sul quesito referendario, con interventi provenienti dal mondo forense, del giornalismo e dell’associazionismo civile.

Ad aprire e moderare i lavori è stato Pier Camillo Falasca, direttore de L’Europeista. Hanno portato i saluti istituzionali Fabio Benigni, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Avellino; Stefania Pavone, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Benevento; Raffaela Manduzio, presidente dell’Assemblea di Azione Campania; Bruno Gambardella, presidente del Comitato Radicali Italiani; Giuseppe Vetrano, del Comitato Giuliano Vassalli.

Hanno quindi preso la parola Luigi Petrillo, membro del direttivo della Camera Penale Irpinia; Luciano Capone, giornalista de Il Foglio; Claudio Velardi, direttore de Il Riformista (in collegamento da remoto); ed Enzo Bianco, presidente di Liberal PD.

Le ragioni di Enzo Bianco: “Una riforma per una giustizia più efficiente”

Tra gli interventi centrali, quello di Enzo Bianco, che ha richiamato anzitutto il significato costituzionale dello strumento referendario: «La possibilità civile prevista dalla Costituzione, cioè che una legge o una norma possa essere confermata oppure respinta dal voto dei cittadini. Quindi manteniamo la calma e il rispetto verso chi la pensa diversamente. Questa non è un’elezione politica: non stiamo scegliendo il partito o la coalizione che governerà il Paese».

Il nodo, ha chiarito, riguarda esclusivamente il merito della riforma: «Stiamo scegliendo se mantenere oppure no una riforma della giustizia, sul funzionamento della giustizia, che è stata approvata con una legge. Si tratta di decidere se i pro prevalgono sui contro».

Bianco ha quindi rivendicato la propria posizione personale all’interno del Partito Democratico: «Io vengo dal Partito Democratico, di cui sono uno dei fondatori. Il PD, nella sua maggioranza, ha una posizione contraria; io invece sono favorevole. Sono venuto qui per invitare i cittadini, primo, ad andare a votare; secondo, a restare sul merito: riforma della giustizia sì oppure no. Valutare se i pro o i contro di questa riforma funzionano oppure no. Ecco la ragione per cui sono qui: invitare a votare e a votare sì».

Alla domanda sulle motivazioni del suo sostegno, ha risposto senza esitazioni: «Perché la magistratura oggi nel nostro Paese non funziona bene. Mi pare sostanzialmente evidente. Ognuno di noi potrebbe raccontare molte vicende, anche personali. In questi giorni sono stato finalmente assolto da un processo durato sette anni, e ne ho avuto notizia dalla stampa: non mi era arrivata alcuna comunicazione. E come me, tantissime altre persone».

Ha poi richiamato episodi di cronaca: «Troppo frequentemente si verificano reati, soprattutto contro le donne, commessi da persone che ne avevano già commessi pochi giorni prima e che si trovano impunemente in libertà. C’è bisogno di una riforma della giustizia: separare le carriere e ridurre lo strapotere che oggi esiste all’interno della magistratura, in particolare quello delle correnti, che spesso non aiutano a trovare soluzioni».

Sul tema del sorteggio negli organi di autogoverno ha precisato: «Ecco perché persino il sorteggio, che non è certo il massimo dal punto di vista della razionalità funzionale, può risultare preferibile rispetto alla degenerazione del ruolo delle correnti».

Gli effetti concreti della riforma: separazione delle carriere

Interpellato sugli effetti concreti del referendum, Bianco ha illustrato i passaggi normativi: «Ci sono modifiche importanti nella Costituzione e nella legge sull’ordinamento giudiziario. Si prevede la separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, che svolgono funzioni diverse e che devono restare distinte. La possibilità di passare da una funzione all’altra può creare problemi».

E ancora: «Un altro aspetto riguarda il funzionamento degli organi di autogoverno della magistratura, che rispetto profondamente ma che probabilmente hanno bisogno di regole più chiare e di maggiori separazioni».

Quanto ai benefici attesi: «Se si riduce la degenerazione delle correnti e si migliora l’organizzazione, la magistratura può funzionare meglio. I processi potrebbero durare meno, si potrebbe organizzare il sistema in modo più efficiente».

Ha quindi aggiunto: «La condizione attuale della giustizia impone di intervenire. Questa riforma non basta, ne sono convinto: probabilmente va migliorata e bisognerà fare molte altre cose. Ma bisogna cominciare. E penso che sia molto importante che la giustizia funzioni nel modo migliore possibile».

L’appello al voto: partecipazione prima di ogni scelta

L’appello conclusivo è stato netto: «Per adesso concentriamoci su questo tema. Il mio invito ai cittadini è uno: andate a votare. Scegliete sì, scegliete no, ma andate a votare. Non lasciate che siano pochi a decidere per tutti».

Sul confronto interno al PD ha osservato: «Naturalmente sì. Nel PD c’è un confronto normale e civile, che proseguirà. Esiste una componente riformista che, su alcuni aspetti, vorrebbe cambiare linea rispetto a quella della segretaria Schlein. Affronteremo serenamente questo confronto e poi decideremo il da farsi».

https://www.avellinotoday.it/politica/referendum-giustizia-avellino.html

AvellinoToday

 

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