Il patriottismo a corrente alternata è uno spettacolo stucchevole.
Prima si sputa nel piatto, poi quando il mondo si fa improvvisamente pericoloso si chiede allo stesso Stato di correre in soccorso.
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La cantante BigMama oggi si indigna per le critiche ricevute dopo il rientro da Dubai, mentre sullo sfondo infuria la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Sia chiaro: nessuno merita insulti o auguri di morte. Ma un minimo di coerenza sì, quella si può pretendere. Se per anni il proprio Paese è descritto come inadeguato, arretrato o non rappresentativo, stupisce poi vederlo invocato come porto sicuro quando le vacanze finiscono male.
La verità è semplice e scomoda: la cittadinanza non è un taxi da chiamare solo quando serve. È un legame che vale sempre, anche quando non conviene. E indignarsi adesso, dopo aver passato anni a denigrarlo, suona più come un catenaccio retorico che come una difesa credibile.
Perché l’Italia si può criticare — e spesso si deve — ma trasformarla prima in bersaglio e poi in salvagente resta, oggettivamente, una scena poco edificante.
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