L'Inpgi fa 100 anni, 24 e 25 marzo mostra e evento alla Camera
Ginex, 'Vicini a giornalisti in un settore profondamente trasformato'.
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L’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani “Giovanni Amendola” (Inpgi) celebra i suoi cento anni di attività con due appuntamenti: il primo è l’inaugurazione della mostra “A schiena dritta.
Tutelare il mestiere della libertà”, in programma il 24 marzo 2026 (alle 18) nella Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi” (in via Nizza 35, a Roma), il secondo il giorno dopo (alle 9.30), alla Camera dei deputati, con rappresentanti istituzionali ed esponenti del mondo delle professioni che si confronteranno sullo stato attuale del settore e sulle prospettive future.
La mostra, si legge in una nota, patrocinata dal ministero della Cultura, “propone un percorso espositivo che raccoglie oltre 60 pezzi tra fotografie, cimeli e documenti storici che raccontano il giornalismo italiano dagli anni Sessanta al Duemila.
Tra questi, scatti del fotogiornalista Franco Lannino, una vecchia macchina telefoto e la telecamera di Miran Hrovatin ucciso con Ilaria Alpi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, 4 macchine per scrivere appartenute a fiduciari Inpgi, tra cui una di Giancarlo Siani, un video storico sull’Inpgi, 3 pannelli in bianco e nero su forex, una teca contenente oggetti, documenti e verbali dell’istituto oltre a pagine di giornale d’epoca”.
Per il presidente dell’Inpgi Roberto Ginex, da 100 anni la Cassa privata “è al fianco dei giornalisti, e continua a esserlo in un settore profondamente trasformato. Rappresentiamo una delle principali istituzioni previdenziali di categoria del sistema italiano di sicurezza sociale e abbiamo anche accompagnato l’evoluzione della professione giornalistica e del sistema editoriale nazionale. Oggi – prosegue – la sfida è garantire sostenibilità ed equità in un mercato segnato dalla crescita del lavoro autonomo. Il cambiamento del lavoro giornalistico, spesso non scelto ma imposto, incide anche sulla previdenza: senza redditi adeguati e un vero equo compenso si rischia di condizionare fortemente il futuro pensionistico della categoria”, conclude Ginex.
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