Casse, una centrale unica per investire il patrimonio
Basta col fai da te: economie di scala e rendimenti migliori per gli iscritti.
Atteso da 15 anni, il decreto investimenti non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
In assenza di una disciplina omogena, ogni Cassa di previdenza ha fatto da sé, senza regole cogenti.
La Commissione europea ha presentato la strategia per l’unione del risparmio e degli investimenti il 19 marzo del 2025, affermando che un’autentica unione del risparmio e degli investimenti contribuirà a convogliare ogni anno centinaia di miliardi di euro di investimenti aggiuntivi verso l’economia europea, concorrendo a dare impulso alla competitività, all’autonomia strategica e alla sicurezza economica della Ue.
Secondo il Rapporto Draghi, l’Unione europea deve mobilitare sino a 750-800 miliardi di euro aggiuntivi all’anno entro il 2030 per restare competitiva e finanziare le transizioni verde e digitale e la propria sicurezza.
L’Unione del risparmio e degli investimenti interesserebbe l’intero sistema finanziario della UE e sarebbe sviluppato a livello sia della UE che nazionale.
L’Unione del risparmio e degli investimenti apporterebbe vari benefici alla UE, ai suoi cittadini e alle imprese.
Prima di tutto rilancerebbe l’economia reale consentendo alle imprese, comprese le piccole e medie, di accedere a fonti di investimento più diversificate.
Creerebbe posti di lavoro e salari migliori perché la crescita delle imprese porterebbe la creazione di posti di lavoro migliori e a salari più competitivi per i lavoratori europei.
Rafforzerebbe l’autonomia strategica della Ue accrescendo la resilienza economica europea e riducendo la dipendenza dalle fonti di finanziamento esterne.
Questo consentirebbe la creazione di un vero e proprio mercato unico dei capitali che sono oggi troppo frammentati e inefficienti per mobilitare l’ampio bacino di risparmi della UE, necessario per soddisfare il fabbisogno di investimenti in settori strategici chiave.
Il pacchetto della UE mira anche a rafforzare il quadro di vigilanza, riducendo la frammentazione e migliorando l’efficacia della sorveglianza nei mercati dei capitali.
Questa strategia darebbe anche notevole impulso al Pepp – acronico per Prodotto pensionistico individuale paneuropeo – che è uno schema pensionistico individuale volontario a livello della UE creato per integrare i sistemi pensionistici pubblici e professionali esistenti, nonché i regimi pensionistici privati nazionali.
In questa ottica, che a mio giudizio rappresenta il futuro della previdenza obbligatoria e volontaria, oltre alla incentivazione della strategia per la promozione dell’alfabetizzazione finanziaria, serve anche uno sforzo “olistico” e non egoistico che dovrebbe portare tutte le Casse di previdenza a convogliare il patrimonio accumulato, che è la sommatoria di altrettanti montanti individuali costituiti da contribuzione obbligatoria, in un’unica centrale per gli investimenti, in modo da conseguire notevoli risparmi e migliori rendimenti.
Oggi il fai da te è inefficiente e, soprattutto, dispendioso realizzando solo diseconomie di scala che ogni professionista, compulsando l’ultimo bilancio di esercizio della propria Cassa di riferimento, può accertare, nella consapevolezza che solo l’efficientamento della spesa e un miglior rendimento, può giovare alla futura pensione.
Per contro le economie di scala possono essere definite come la situazione in cui un’azienda aumenta la produzione riducendo al contempo i costi. In altre parole, si tratta di una strategia che mira a minimizzare costi e spese incrementando l’efficienza aziendale.
L’ADEPP nel 2019 ha realizzato la centrale acquisti per le Casse di previdenza che sta funzionando bene.
La centralizzazione degli acquisti ha realizzato economie di scala.
«Piattaforma acquisti. Progetto AdEPP “Promosso”
Il servizio messo a disposizione dall’Associazione ai propri Enti associati piace. I dati, infatti, promuovono a pieni voti la piattaforma acquisti, anche in virtù dell’obbligo normativo di comunicazioni telematiche nelle procedure di gara approvato lo scorso 18 ottobre.
Questo strumento consente sia di avere un unico albo dei fornitori (per gli acquisti al di sotto delle soglie di rilevanza comunitaria), sia di poter gestire le gare in modalità telematica, alleggerendo in tal modo la procedura ad evidenza pubblica mediante l’utilizzo solo di computer.
Lo strumento è oggi pienamente operativo (anche grazie ad alcune Casse “apripista”, che ne hanno fatto sin dal principio un utilizzo massiccio), con grande soddisfazione degli operatori che lo utilizzano quotidianamente.
A raggiungere i piani alti della classifica degli affidamenti sono soprattutto i servizi di consulenza, manutenzione e forniture di materiale di arredo, cancelleria o igiene.
I numeri dimostrano come, in poco tempo, gli operatori abbiano acquisito dimestichezza nell’utilizzo della piattaforma che, dal confronto con i referenti dei singoli Enti che se ne occupano, si dimostra uno strumento agevole ed intuitivo, di grande aiuto per chi ha il delicato compito di gestire gli acquisti; tanto che, ad oggi, le Casse che utilizzano la piattaforma hanno completamente abbandonato la gestione cartacea.
La possibilità di adempiere attraverso di essa agli obblighi di comunicazione nei confronti di ANAC senza dover compiere ulteriori operazioni (la piattaforma “seleziona” in automatico i dati da trasmettere), ha fatto sì che le Casse trovassero nella piattaforma un alleato. La stessa ANAC durante i seminari organizzati dall’Adepp sul codice appalti ha avuto modo di apprezzare l’iniziativa della piattaforma come servizio comune.»
Perché non realizzare ora la centrale unica per gli investimenti?
Per funzionare le economie di scala (economies of scale) richiedono investimenti alti.
Quali interessi sono in giuoco?
Gli iscritti sono sicuramente a favore delle economie di scala!
Alla Covip, con Decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, è stato attribuito il compito di vigilare sugli investimenti finanziari e sulla composizione del patrimonio degli Enti di previdenza di cui al Decreti lgs. 509/1994 e 103/1996, che nel sito sono anche indicati come “Casse di previdenza”.
Dispone di tutti i dati e può, facilmente, constatare le attuali diseconomie di scala.
Perché la Covip non porta avanti questa proposta?
Non dimentichiamoci di questi dati:
A quanto ammontano la spesa e il debito nazionale rispetto alla media europea?
Anno di riferimento 2025
Spesa pro capite
12,4 Mila Italia 10,5 Mila Europa
Debito pro capite
52,5 Mila Italia 34,1 Mila Europa
(Fonte: Eurostat – I valori medi europei si riferiscono ad una UE con 27 paesi.)
“Negli anni dal 2019 al 2022, il rapporto tra spesa pensionistica e PIL prima aumenta raggiungendo il 16,9 per cento nel 2020, poi si riduce nei due anni seguenti12, per riprendere a crescere successivamente. In rapporto al PIL la spesa cresce significativamente a causa della forte contrazione dei livelli di prodotto dovuti agli effetti della fase iniziale e più acuta dell’emergenza sanitaria, recuperati nel biennio 2021-2022. Alla fine del biennio 2023-2024, tenuto anche conto dell’elevato livello dell’indicizzazione (connesso al significativo incremento del tasso di inflazione registrato a partire dalla fine del 2021 fino al 2023), la spesa pensionistica in rapporto al Pil – in considerazione degli interventi normativi in precedenza ricordati – aumenta portandosi al 15,3 per cento. In seguito, la crescita del rapporto tra spesa per pensioni e Pil accelera fino a raggiungere il valore di 17,1 per cento nel 2041, livello sul quale si mantiene per il successivo triennio. Tale dinamica è ascrivibile principalmente all’aumento del numero di pensioni rispetto a quello degli occupati, indotto dalla transizione demografica collegata all’ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall’effetto del contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa. Dal 2045 in poi il rapporto tra spesa pensionistica e PIL è previsto decrescere progressivamente con intensità diverse portandosi al 16,2 per cento nel 2050 e al 14,0 per cento nel 2070. La rapida riduzione del rapporto fra spesa pensionistica e PIL nel ventennio successivo al picco è determinata dall’applicazione generalizzata del calcolo contributivo che si accompagna alla stabilizzazione, e successiva inversione di tendenza, del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati. Tale andamento risente sia della progressiva uscita delle generazioni del baby boom, sia dell’adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento in funzione della speranza di vita.” (Fonte: Mef, Rapporto n. 27, Le tendenze di Medio-lungo periodo del sistema pensionistico)
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