Separazione carriere, parla Antonio Di Pietro: “Il progetto funziona”
“Va completato il disegno dell’89″.
“Benedetto signore bisogna informare i cittadini. Questa riforma non cambia i valori per i quali mi sono speso. Non c’è dietro quel signore che faceva di nome Silvio. La separazione delle carriere completa insomma il quadro nel quale sono entrato nel 1989”. Lo ha detto l’ex pm simbolo di ‘Mani Pulite’ e leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, prendendo la parola alla presentazione del Comitato Sì Separa nella sala stampa della Camera.
Di Pietro ha poi spiegato: “E sulla separazione delle carriere tutti noi ma soprattutto i cittadini hanno il dovere e il diritto non solo il diritto non solo d’informarsi, ma di sapere come stanno i fatti.
Perciò “non m’importa se qualcuno vuole mettere il cappello sulla riforma: bisogna guardare oltre ai governi e alle maggioranze che passano, ma al quadro di riferimento di uno Stato di diritto che deve essere chiarito: se non interveniamo sul quadro che abbiamo, come andava fatto già nell’89 – ha avvertito – quella riforma resta incompleta: la separazione è necessaria per definire i ruoli distinti del pubblico ministero e del giudice” e questo riflette, spiega, uno dei principi sanciti anche dalla Costituzione.
La “obbligatorietà dell’azione penale resta e anche senza questa riforma, se un pm vuole inginocchiarsi all’esecutivo di turno può farlo”. Ma la separazione delle carriere non la voleva Berlusconi? “Lui voleva mettere sotto il controllo politico i pubblici ministeri. Questa riforma lascia intatti gli articoli della Costituzione che definiscono la indipendenza della magistratura dal potere politico. Perché non dirlo?”.
Fuori dalla Camera, Di Pietro ai cronisti ha spiegato: “Gelli voleva ridurre il numero dei deputati della metà. L’ha fatto il Movimento 5 stelle. A qualcuno può venire in mente che volevano attuare il Piano di Rinascita Nazionale di Gelli? A me non interessa chi voleva fare per fini propri la riforma della sperazione della carriere, come Berlusconi. A me interessa che oggi quell’articolo 104 della Costituzione non viene toccato.
L’autonomia e l’indipendenza della magistratura resta anche dopo. Se qualcuno si vuole inginocchiare non serve la riforma. Con Palamara ci si poteva inginocchiare anche prima”.
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