Anno: XXVIII - Numero 16    
Martedì 27 Gennaio 2026 ore 13:15
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Riforma Nordio, scontro totale

FI e Lega all’attacco, il Pd parla di vendetta politica.

Riforma Nordio, scontro totale

La riforma della giustizia e la separazione delle carriere diventano il terreno di uno scontro politico sempre più frontale. Nelle stesse ore si intrecciano le critiche di una parte della magistratura, la difesa compatta della maggioranza di governo e l’attacco durissimo del Partito democratico, che parla apertamente di vendetta politica.

Ad accendere il dibattito è Enrico Costa, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, che sui social replica alle posizioni critiche del procuratore Nicola Gratteri. «Gratteri attacca la riforma, ma ne è il migliore testimonial – scrive Costa – perché, nonostante l’esito finale di molte sue inchieste, è diventato capo di una grande procura e, come il 99% dei magistrati, ha avuto valutazioni di professionalità positive dal Csm». Un passaggio che punta a dimostrare, secondo Forza Italia, come il sistema attuale abbia comunque garantito carriere e avanzamenti, smentendo l’idea di una magistratura penalizzata dal potere politico.

A difendere nel merito la riforma è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in un’intervista ribadisce l’assenza di qualsiasi disegno autoritario. «Non c’è nessuna intenzione di mettere sotto il governo l’azione dei magistrati», afferma, spiegando che l’obiettivo è duplice: separare accusa e giudizio ed evitare che «il Csm sia governato da consolidati centri di potere, come le correnti». Da qui la previsione di una Corte disciplinare autonoma, pensata per superare quella che Nordio definisce una «sostanziale impunità dei magistrati che sbagliano».

In vista del referendum, il ministro invita a un confronto razionale: «Auspico una discussione pacata e senza le esaltazioni isteriche di chi paventa una catastrofe autoritaria». E respinge con decisione l’accusa più ricorrente: «Vengono opposti slogan stucchevoli e processi alle intenzioni, come l’idea di voler mettere i giudici sotto il controllo dell’esecutivo».

Dalla Lega arriva un altro tassello a sostegno della riforma. Simonetta Matone, ex sostituto procuratore generale, individua nel sorteggio il vero punto di rottura: «È questo che terrorizza i miei ex colleghi». Matone difende la scelta ricordando che la casualità è già prevista in ambiti delicatissimi come la Corte d’Assise. «Perché – si chiede – per infliggere un ergastolo va bene il sorteggio e per il Csm no?». La risposta è politica: «I giochi sono finiti per le correnti».

Sul palco della kermesse di Forza Italia interviene anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che guarda oltre la riforma costituzionale. «Non basta la separazione delle carriere, non basta la riforma del Csm», afferma, indicando altri terreni sensibili come la responsabilità civile dei magistrati e persino l’assetto della polizia giudiziaria, oggi alle dipendenze funzionali delle procure: «Discutiamone».

Di segno opposto la reazione del Partito democratico. L’europarlamentare Sandro Ruotolo parla di una riforma «punitiva» e attacca duramente l’endorsement di Cesare Previti. «Che a difendere questa riforma sia un condannato in via definitiva per corruzione in atti giudiziari non è una coincidenza», sostiene Ruotolo. «Questa riforma nasce contro la magistratura, non per migliorarla».

Secondo il Pd, separare le carriere e istituire due Csm significa «mettere il pubblico ministero sotto controllo politico», indebolendo chi indaga e intimidendo chi non si piega. «È il vecchio progetto berlusconiano – accusa Ruotolo – oggi rivendicato apertamente. Una vendetta politica travestita da riforma costituzionale».

Da Il Dubbio

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