il «Sì» delle Camere penali di Brescia alla riforma
Gli avvocati penalisti bresciani per il «Sì» al referendum sulla riforma della giustizia.
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Le Camere penali bresciane hanno ufficialmente presentato il Comitato per il Sì, lo strumento con cui intendono accompagnare i cittadini verso il referendum di marzo sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e sulla separazione delle carriere. Nel corso dell’iniziativa è stato svelato anche il simbolo della campagna: un bollo blu con la scritta «Vota Sì è giusto».
La presentazione è avvenuta nella sede dell’Ordine degli avvocati di Brescia. A fare gli onori di casa il presidente Giovanni Rocchi, che ha ribadito la neutralità istituzionale dell’ente ma ha dichiarato il proprio orientamento personale a favore del Sì.
A presentare le ragioni del Comitato è stato l’avvocato Stefano Verzelletti, presidente della Camera penale di Brescia. «Non ci stiamo schierando politicamente – ha spiegato –. Vogliamo mettere a disposizione dei cittadini strumenti per comprendere il peso di questa riforma, che consideriamo il terzo pilastro del giusto processo, dopo il codice di procedura penale del 1989 e la revisione dell’articolo 111 della Costituzione nel 1999».
Nel corso dell’incontro è intervenuta anche l’avvocata Maria Luisa Crotti, presidente della Camera Penale della Lombardia Orientale «Giuseppe Frigo». Ha affrontato uno dei temi più divisivi: il sorteggio tra i magistrati per la nomina dei membri del Csm, contestato dai sostenitori del «No».
«Non deve spaventare – ha affermato –. Anzi: rappresenta la possibilità di superare il correntismo e di garantire che le scelte ricadano su persone competenti». Crotti ha ricordato come ai magistrati, requirenti e giudicanti, sia affidata una funzione delicatissima: «Maneggiano il destino dei cittadini. Non si può pensare che non siano in grado di assicurare il buon funzionamento dell’organo di autogoverno».
A replicare ai timori diffusi in queste settimane è intervenuto l’avvocato Andrea Cavaliere, membro della giunta dell’Unione Camere Penali. «Chi paventa una deriva antidemocratica o un controllo del Governo sul pubblico ministero dovrebbe rileggere l’articolo 104 della Costituzione, che scolpisce l’autonomia della magistratura e vieta qualsiasi assoggettamento ad altri poteri», ha spiegato. «Per scardinare quell’equilibrio sarebbero necessari nuovi passaggi, incluso un altro referendum. Le paure che circolano non hanno fondamento».
Per Cavaliere, la riforma mira semmai a rendere effettivo il giusto processo: «Pubblico ministero e giudice non devono essere colleghi, ma operare su piani distinti. Solo così il cittadino potrà percepire che chi lo giudica non è collega di chi lo accusa».
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