Anno: XXVIII - Numero 28    
Lunedì 9 Febbraio 2026 ore 13:30
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ECCO IL SONDAGGIO PIÙ RECENTE: CI SONO 5 PUNTI DI DIFFERENZA

Il Sì resta in vantaggio, tuttavia il margine si assottiglia

ECCO IL SONDAGGIO PIÙ RECENTE: CI SONO 5 PUNTI DI DIFFERENZA

Appaiono ancora più indicativi, quindi, i sondaggi. Secondo il più recente, quello del 4 febbraio, chi è in vantaggio? Oggi lo ha svelato Alessandra Ghisleri sulla Stampa di Torino:

I dati cui fa riferimento la sondaggiasta sono quelli di Only Numbers.

L’ultimo sondaggio sul referendum sulla riforma della Giustizia

Quando è stato indetto il referendum, subito dopo l’approvazione definitiva da parte del parlamento, sulla riforma della Giustizia, gli italiani sembravano avere le idee chiarissime. I favorevoli sfioravano il 60%. Ora, invece, dopo che è partita la campagna referendaria e Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra ne hanno fatto una bandiera politica contro il governo Meloni, la situazione è bene diversa: la partita è aperta.

Il sondaggio Only Numbers commentato questa mattina da Alessandra Ghisleri stima un’affluenza tra il 34% e il 38%, con il Sì al 52,5% e il No al 47,5%.

Sta di fatto che la rimonta del No è del tutto evidente. Al 12 gennaio, il fronte dei contrari alla riforma era stimato al 35,4%.

Il commento di Alessandra Ghisleri

Sono due i punti che Alessandra Ghisleri commenta dai dati del sondaggio Only Numbers. 

Il primo è quello dell’affuenza. Il referendum del 22 e 23 marzo non prevede quorum. Ma le persone che dicono che sicuramente si recheranno alle urne per esprimere il loro giudizio sulla riforma che separa le carriere dei magistrati sono una minoranza preoccupante:

Al di fuori dei circuiti della politica e dei talk show, il referendum resta sullo sfondo. Nei bar, nelle stazioni, in farmacia, sui pullman o in metropolitana, si discute più facilemente del nuovo partito del Generale Vannacci, delle sorti del centrodestra, dei processi di Trump e del suo coinvolgimento nei dossier legati a Jeffrey Epstein o dell’ennesima dichiarazione di Fabrizio Corona, piuttosto che di una riforma destinata a incidere in profondità sull’assetto della magistratura…

Insomma: la riforma Nordio non scalda i cuori. Sembra roba da tecnici.

Il giudizio sui vari punti della riforma

Evidentemente, la riforma della Giustizia è troppo tecnica per interessare la maggioranza degli italiani. Tuttavia, Only Numbers ha interrogato il suo campione sui singoli pilatri che la compongono.

Alla domanda: “È favorevole o contrario all’istituzione di due diversi Csm, composti rispettivamente da pm e magistrati giudicanti?” la risposta ha evidenziato il 40,8% per il sì; il 33,4% per il no e il 25,8% di indecisi. A tal proposito, è da segnalare che il 18,5% di chi vota centrosinistra si è detto a favore.

Altra domanda specifica: “I due Csm saranno composti per due terzi da magistrati sorteggiati e un terzo da professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di attività, sorteggiati da un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune. È favorevole o contrario a questa procedura?” Ebbene, anche per questa parte della riforma, i sì sono in vantaggio (39,7%) mentre i no sono al 34,3%. Ma la partita è aperta in quanto c’è una fetta di 26% di indecisi. E la quota di elettori del centrosinistra favorevoli scende al 16%.

Terza e ultima domanda specifica di Only Numbers: “Le legge prevede che i magistrati siano giudicati da un’Alta corte disciplinare composta da 15 membri: 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 professori universitari e avvocati con almeno 20 anni di attività estratti a sorte in un elenco approvato dal Parlamento, 9 magistrati estratti a sorte. È favorevole o contrario a questa procedura?” Ha risposto sì il 43,6%, no il 32% e si è detto indeciso il 24,4%, con il 18,2% degli elettori del centrosinistra a favore.

Questo potrebbe rilevarsi determinante per il risultato finale perché la stessa Ghisleri ha osservato che “la campagna referendaria sembra scivolare sempre più verso una contrapposizione identitaria, in cui il richiamo all’appartenenza politica rischia di prevalere sul confronto nel merito della riforma”.   

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