Anno: XXVIII - Numero 212    
Venerdì 6 Novembre 2026 ore 13:30
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Radiologia, la rivoluzione è già in corso

A Milano il 52° Congresso Sirm: intelligenza artificiale e digitalizzazione ridisegnano la professione. Oltre 2.500 esperti a confronto, con i giovani al centro della formazione e della ricerca.

Radiologia, la rivoluzione è già in corso

La radiologia non è più soltanto la disciplina che interpreta immagini, individua patologie e fornisce un supporto diagnostico agli altri specialisti. Sta diventando una componente sempre più centrale delle decisioni cliniche e terapeutiche, con un coinvolgimento diretto nella gestione del paziente e nella definizione dei percorsi di cura. È una trasformazione profonda, destinata a ridisegnare il ruolo del medico radiologo all’interno del sistema sanitario, sulla spinta dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione e dell’evoluzione delle tecnologie diagnostiche. Una rivoluzione che non riguarda soltanto gli strumenti utilizzati negli ospedali, ma investe direttamente l’organizzazione del lavoro, le competenze professionali e il rapporto tra medico e paziente. È questo il filo conduttore del 52° Congresso nazionale della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), inaugurato ieri all’Allianz MiCo di Milano, alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci. L’appuntamento, in programma fino all’8 novembre, riunisce oltre 2.500 esperti provenienti dal mondo della radiologia e della ricerca, chiamati a confrontarsi sulle prospettive di una disciplina che sta assumendo un peso crescente nella medicina contemporanea. Il titolo scelto per il congresso, «Non solo diagnostica: esploriamo l’universo digitale», sintetizza efficacemente la direzione del cambiamento. La radiologia si trova infatti davanti a una nuova stagione, nella quale la capacità di produrre e analizzare immagini sempre più sofisticate si accompagna a una responsabilità clinica più ampia. Il radiologo non si limita a leggere un esame e a consegnare un referto, ma partecipa alla valutazione delle condizioni del paziente, contribuisce alle scelte terapeutiche, verifica l’efficacia dei trattamenti e segue l’evoluzione delle malattie. «Il medico radiologo è già oggi un punto di riferimento in numerosissimi ambiti della medicina, dalla prevenzione alla diagnosi, fino alla definizione delle strategie terapeutiche. La nostra presenza è fondamentale non soltanto per interpretare correttamente gli esami, ma anche per orientare le scelte cliniche, valutare l’efficacia dei trattamenti e seguire l’evoluzione delle malattie», affermano Nicoletta Gandolfo, presidente della Sirm, e Luca Brunese, presidente eletto della Società scientifica. Una funzione che richiede competenze sempre più articolate e una partecipazione attiva alla gestione dei percorsi assistenziali. Il cambiamento è particolarmente evidente in alcuni settori, come la senologia, l’ecografia e la radiologia interventistica, dove il rapporto diretto tra specialista e paziente è già una componente essenziale dell’attività professionale. Ma progressivamente questa evoluzione interesserà tutte le sub-specialità, comprese quelle nelle quali la diagnostica per immagini rappresenta uno strumento indispensabile per orientare le decisioni terapeutiche. È il caso dell’oncologia, dove la radiologia accompagna il paziente dalla diagnosi iniziale al monitoraggio della malattia, consentendo di verificare la risposta ai trattamenti e di individuare tempestivamente eventuali evoluzioni. Lo stesso accade nella gestione delle emergenze, dove la rapidità della valutazione radiologica può risultare determinante per individuare una patologia e consentire ai medici di intervenire senza ritardi. In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più importanti, ma anche una delle questioni che richiedono maggiore attenzione. La possibilità di utilizzare algoritmi capaci di analizzare grandi quantità di immagini, individuare elementi sospetti e supportare la refertazione apre prospettive significative sul piano dell’efficienza e dell’accuratezza diagnostica. La tecnologia può ridurre i tempi di elaborazione degli esami e alleggerire alcune attività ripetitive, consentendo agli specialisti di concentrare maggiormente le proprie energie sugli aspetti clinici più complessi. Ma il punto, secondo la Sirm, è evitare che la digitalizzazione si traduca in una medicina sempre più automatizzata e distante dalle persone. «L’innovazione tecnologica non sostituisce il medico, ma gli offre nuovi strumenti per svolgere al meglio la propria attività», sottolinea Brunese. Il tempo recuperato grazie all’intelligenza artificiale dovrà essere utilizzato per rafforzare il rapporto con il paziente, spiegare i risultati degli esami, comunicare il referto e rispondere alle domande di chi si trova ad affrontare una diagnosi. È una prospettiva che mette al centro una questione spesso trascurata nel dibattito sulla trasformazione digitale della sanità: l’efficienza tecnologica non può essere misurata soltanto attraverso il numero di prestazioni eseguite o i minuti risparmiati nella produzione di un referto. Deve essere valutata anche in base alla qualità dell’assistenza e alla possibilità di restituire al cittadino un rapporto diretto con il professionista che interpreta i risultati degli esami. La sfida, quindi, è coniugare innovazione e umanizzazione delle cure, evitando che l’aumento della capacità diagnostica finisca per comprimere ulteriormente il tempo dedicato alla relazione medico-paziente. La trasformazione della radiologia si intreccia inoltre con il problema della disponibilità di specialisti e con la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Brunese respinge l’idea che in Italia ci siano troppi radiologi e avverte che, al contrario, la domanda di prestazioni diagnostiche continuerà ad aumentare nei prossimi anni. L’invecchiamento della popolazione, la diffusione delle patologie croniche, la necessità di diagnosi sempre più precoci e il crescente ricorso agli esami di controllo renderanno indispensabile una maggiore disponibilità di professionisti. La tecnologia potrà certamente contribuire a rendere più efficiente il sistema, ma non potrà sostituire il fabbisogno di competenze mediche. Anzi, l’evoluzione degli strumenti diagnostici richiederà radiologi capaci di utilizzare le nuove tecnologie, interpretarne correttamente i risultati e assumersi la responsabilità delle decisioni cliniche. Il congresso milanese dedica proprio per questo uno spazio rilevante alla formazione e al ricambio generazionale. La crescita della radiologia italiana passa infatti anche dalla capacità di coinvolgere i giovani specialisti nella ricerca, nella produzione scientifica e nella vita delle società professionali. I numeri della partecipazione sono significativi: 250 casi clinici presentati direttamente dagli specializzandi e circa 1.350 contributi scientifici inviati per le comunicazioni libere. Un risultato che testimonia l’interesse delle nuove generazioni e la volontà di partecipare attivamente all’evoluzione della disciplina. «I casi clinici riscuotono sempre molto interesse tra i giovani», spiega Luigia Romano, presidente del Comitato scientifico del congresso. La presentazione di un caso consente allo specializzando di raccontare un’esperienza concreta, ricostruire il percorso diagnostico, illustrare le possibili diagnosi differenziali e spiegare le difficoltà incontrate prima di arrivare alla conclusione. È un esercizio che riproduce ciò che accade quotidianamente nelle strutture sanitarie, pubbliche e private, dove il radiologo deve confrontare immagini, anamnesi e sintomi per arrivare a una valutazione corretta. Non sempre si tratta di casi particolarmente complessi, ma spesso sono proprio quelli più articolati e ricchi di alternative diagnostiche a offrire le occasioni di apprendimento più interessanti. La scelta della Sirm è stata quella di accogliere tutte le proposte ricevute, riconoscendo ai giovani uno spazio effettivo all’interno del congresso. «È un’occasione di confronto con i pari e con una platea di radiologi più esperti, nonché uno sprone a intraprendere la strada della comunicazione», osserva Romano. La partecipazione ai congressi scientifici rappresenta infatti uno dei primi passaggi nella costruzione di una carriera professionale e accademica. Si comincia con interventi brevi e presentazioni di casi clinici, per poi acquisire progressivamente esperienza e arrivare a relazioni scientifiche più articolate. Una crescita che non può essere affidata soltanto allo studio individuale o alla consultazione della letteratura specialistica. «La medicina cresce non solo leggendo gli articoli scientifici, ma anche attraverso l’ascolto e il confronto», sottolinea la presidente del Comitato scientifico. Proprio la necessità di mantenere un equilibrio tra attività assistenziale e preparazione teorica ha spinto la Sirm a introdurre una novità nel programma congressuale: quattro corsi pre-congressuali riservati ai Soci Juniores. La decisione nasce da una riflessione sulle conseguenze dell’emergenza Covid e sulle trasformazioni intervenute nella formazione medica. Durante la pandemia, gli specializzandi sono stati coinvolti direttamente nell’attività clinica e diagnostica per far fronte alla carenza di personale e alle necessità degli ospedali. Un’esperienza che ha prodotto risultati positivi sul piano dell’acquisizione delle competenze pratiche e che ha contribuito anche all’elaborazione di disposizioni normative che consentono agli specializzandi di partecipare ai concorsi della pubblica amministrazione già dal secondo anno di formazione. Tuttavia, questa maggiore presenza nelle strutture sanitarie ha aperto un problema: il rischio che l’attività assistenziale e i turni ospedalieri sottraggano spazio alla didattica e alla formazione specialistica. La preparazione di un radiologo, infatti, non può basarsi esclusivamente sull’esperienza maturata sul campo. Occorre garantire una formazione strutturata, capace di fornire conoscenze approfondite nei diversi settori della disciplina e di accompagnare il giovane medico nella progressiva acquisizione dell’autonomia professionale. I quattro corsi organizzati dalla Sirm sono stati pensati proprio per rispondere a questa esigenza e si concentrano su altrettante aree fondamentali dell’attività ospedaliera: sistema scheletrico, neuroradiologia, senologia e cardioradiologia. Il primo rappresenta un settore essenziale per la gestione dei traumi di diversa gravità, che arrivano quotidianamente nei pronto soccorso e nelle strutture ospedaliere. La neuroradiologia è indispensabile per affrontare condizioni neurologiche che richiedono diagnosi tempestive e valutazioni accurate. La senologia riveste un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella diagnosi delle patologie mammarie, mentre la cardioradiologia è destinata ad assumere un’importanza crescente nella valutazione delle malattie cardiovascolari. Si tratta di ambiti nei quali la qualità della preparazione specialistica incide direttamente sulla capacità di rispondere alle esigenze dei pazienti e di collaborare con gli altri professionisti sanitari. La formazione dei giovani diventa così una delle condizioni necessarie per accompagnare la trasformazione tecnologica della professione. Il messaggio che emerge dal congresso di Milano riguarda, in definitiva, il futuro stesso della medicina: l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione possono migliorare sensibilmente le capacità diagnostiche, ridurre i tempi di lavoro e rendere più efficiente l’organizzazione sanitaria, ma il loro valore dipenderà dalla capacità di inserirle in un modello assistenziale nel quale il medico conservi un ruolo centrale. Serviranno investimenti, aggiornamento professionale, nuove competenze e una programmazione adeguata del personale. Soprattutto, sarà necessario evitare che la rincorsa all’innovazione si traduca in una sanità dominata dalle procedure e dagli algoritmi. La radiologia del futuro sarà sempre più digitale, ma dovrà restare profondamente legata alla responsabilità clinica del medico e alla relazione con il paziente. È questa la sfida che la Sirm mette al centro del suo 52° congresso: fare della tecnologia uno strumento per migliorare la medicina, non un sostituto della professionalità e del rapporto umano che ne costituiscono il fondamento.

 

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