Commercialisti, contributi al 15%
Aumento graduale in cinque anni. Più risorse al montante pensionistico e nuove premialità per chi versa di più.
Più contributi da versare, ma anche una pensione potenzialmente più elevata. È questo il principio alla base della riforma previdenziale approvata il 27 ottobre 2026 dall’assemblea dei delegati della Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei dottori commercialisti
L’intervento punta a migliorare l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche, soprattutto per i professionisti la cui pensione viene determinata con il sistema contributivo, nel quale l’importo dell’assegno dipende principalmente dal montante accumulato durante la carriera e dai coefficienti applicabili al pensionamento.
La riforma interessa diversi aspetti: l’aumento dell’aliquota minima del contributo soggettivo, la maggiore valorizzazione del contributo integrativo, il rafforzamento degli incentivi previdenziali e le agevolazioni per i giovani iscritti.
Le nuove disposizioni non sono ancora operative: per l’entrata in vigore occorre l’approvazione dei ministeri del lavoro e dell’economia, secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509.
Il contributo soggettivo aumenta progressivamente fino al 15%
La principale novità riguarda il contributo soggettivo, ossia il versamento previdenziale calcolato sul reddito professionale netto.
Attualmente l’aliquota minima è fissata al 12%, ferma restando la possibilità per il professionista di scegliere una percentuale superiore, fino al 100%, nei limiti reddituali previsti dal regolamento della Cassa.
La riforma prevede un incremento graduale dell’aliquota minima nell’arco di cinque anni, secondo il seguente calendario di applicazione:
Evoluzione delle aliquote
Aliquota minima prevista in funzione del periodo di applicazione.
Periodo | Aliquota minima |
Regime attuale | 12% |
Primo biennio | 13% |
Secondo biennio | 14% |
Dal quinto anno | 15% |
La gradualità rappresenta una modifica rispetto all’ipotesi iniziale di aumento in tre anni, con l’obiettivo di consentire agli iscritti un adeguamento progressivo dei propri impegni contributivi.
Per comprendere gli effetti economici, si consideri un commercialista con un reddito professionale netto annuo di 50.000 euro, ipotizzato costante.
Con l’attuale aliquota minima del 12%, il contributo soggettivo è pari a 6.000 euro annui. Applicando le nuove aliquote, il versamento aumenterebbe a 6.500 euro con il 13%, a 7.000 euro con il 14% e a 7.500 euro con il 15%.
A regime, dunque, l’incremento ammonterebbe a 1.500 euro annui rispetto alla contribuzione minima attuale, pari al 25% in più.
Aumenta il contributo integrativo destinato alla pensione
Un’altra modifica significativa interessa il contributo integrativo, attualmente pari al 4% del volume d’affari professionale rilevante ai fini previdenziali.
Nel sistema vigente, il 37,5% del contributo integrativo viene destinato al montante contributivo individuale, secondo un meccanismo previsto fino al 2032: la riforma rende strutturale questa destinazione e aumenta la percentuale al 50%, fin dal primo anno di applicazione delle nuove disposizioni.
In termini pratici, ipotizzando un volume d’affari di 100.000 euro, quindi 4.000 euro di contributo integrativo, ad oggi la quota destinata al montante è pari a 1.500 euro; con la riforma salirebbe a 2.000 euro, con un incremento di 500 euro annui.
La maggiore valorizzazione dell’integrativo rappresenta un elemento importante perché consente di accrescere il capitale previdenziale individuale senza aumentare, per questa specifica modifica, l’aliquota del contributo integrativo.
Premialità: incentivi per chi versa più del minimo
La riforma interviene anche sul sistema delle aliquote di computo, attraverso le quali vengono determinati i contributi da valorizzare nel montante pensionistico: ad oggi viene riconosciuto, secondo le condizioni regolamentari, un accredito previdenziale maggiore rispetto alla sola contribuzione soggettiva versata.
La riforma prevede un nuovo meccanismo premiale, graduato in funzione dell’aliquota di finanziamento scelta dal professionista. In particolare, è prevista una premialità dello 0,5% in corrispondenza dell’aliquota minima, mentre il beneficio può arrivare fino a sei punti percentuali per chi versa contributi soggettivi particolarmente elevati. La disciplina attuale, contenuta nella tabella C-bis del regolamento unitario, prevede invece un sistema di maggiorazioni parametrato al coefficiente di equità intergenerazionale.
Pensioni Oggi
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