Camere penali, resa dei conti dopo il referendum
A Brescia Petrelli cerca una nuova unità.
Non è un congresso come gli altri. A Brescia, dove l’Unione delle Camere penali italiane ha riunito gli avvocati penalisti per tre giorni di confronto, non si discute soltanto del futuro della professione e delle riforme della giustizia. Sul tavolo c’è una questione molto più delicata: come ripartire dopo la sconfitta referendaria sulla separazione delle carriere e quale ruolo politico debba assumere l’avvocatura penalistica nella nuova stagione. Il congresso straordinario, intitolato «L’avvocato tra processo e società. Il valore democratico della difesa», diventa così un passaggio di verifica dell’identità stessa dell’Unione. Una verifica che coinvolge la sua classe dirigente, le priorità programmatiche e soprattutto il rapporto tra le battaglie storiche dei penalisti e il pluralismo delle posizioni al loro interno.
Il presidente Francesco Petrelli non nasconde la particolarità dell’appuntamento. In un’intervista pubblicata alla vigilia dei lavori ha spiegato che questo è il primo congresso dell’Unione dopo il referendum e che, per la prima volta, la riflessione coinvolge direttamente l’avvocatura e il suo ruolo politico. Non soltanto relazioni dei vertici, dunque, ma un confronto costruito anche attraverso i contributi delle singole Camere penali territoriali. Un metodo che Petrelli considera un segnale di vitalità associativa da non disperdere.
Il problema, però, è anche quello di recuperare una capacità di parlare all’esterno. La campagna referendaria ha mostrato che gli argomenti giuridici e costituzionali, da soli, non bastano a conquistare il consenso dei cittadini. Il garantismo deve uscire dalle aule giudiziarie, diventare comprensibile e riconoscibile nella società. È questa una delle indicazioni più importanti della riflessione di Petrelli: l’avvocatura non può limitarsi a difendere principi che considera fondamentali, deve anche riuscire a spiegarne il valore democratico. La difesa non è un privilegio dell’imputato né un ostacolo all’accertamento della verità. È una garanzia per tutti, perché senza equilibrio tra accusa e difesa non esiste un processo realmente giusto.
Ma la discussione congressuale è attraversata soprattutto dalla questione della separazione delle carriere. La Camera penale del Piemonte occidentale e della Valle d’Aosta ha proposto di inserire espressamente nello statuto dell’Ucpi, all’articolo 2, la promozione della riforma dell’ordinamento giudiziario attraverso la separazione ordinamentale tra magistratura requirente e magistratura giudicante. Una proposta che ha aperto un confronto tutt’altro che marginale. Il timore sollevato da alcuni penalisti è che una battaglia politica, pur storicamente appartenente all’Unione, possa trasformarsi in un criterio di appartenenza, restringendo lo spazio del dissenso interno.
I promotori, Roberto Capra e Alberto De Sanctis, hanno respinto con decisione l’accusa di voler avviare una sorta di epurazione. La loro posizione è che la separazione delle carriere appartenga al patrimonio storico e culturale dell’Unione e che inserirla nello statuto significhi ribadirne la centralità, non escludere chi abbia sostenuto posizioni differenti durante la campagna referendaria. La questione, tuttavia, resta politica: un’associazione può riaffermare una propria battaglia identitaria senza mettere in discussione il pluralismo dei suoi iscritti? È questo uno dei nodi che il congresso è chiamato a sciogliere.
Un elemento rende il confronto ancora più significativo. Su quattordici contributi congressuali, soltanto due indicano esplicitamente la separazione delle carriere tra le priorità della nuova stagione dell’Unione. Gli altri pongono l’accento sulla difesa, sulla professione, sulle condizioni della giustizia e sulle garanzie dei cittadini. Un dato che suggerisce come il mondo delle Camere penali sia più articolato di quanto possa apparire osservando soltanto la battaglia referendaria. La separazione delle carriere resta una bandiera, ma non esaurisce l’agenda dell’avvocatura penalistica.
A dare una lettura apertamente politica della sconfitta è intervenuto anche Gian Domenico Caiazza, già presidente dell’Ucpi. In un intervento pubblicato dal Foglio il 31 ottobre, Caiazza invita i penalisti a non minimizzare il risultato referendario e a non rifugiarsi in una difesa corporativa. «Rialzarsi dopo il No» è il senso del suo appello. La risposta, sostiene, deve essere nuovamente politica: rilanciare le battaglie per la separazione delle carriere, difendere la presunzione di non colpevolezza, contrastare i tribunali mediatici, intervenire sull’espansione delle misure di prevenzione patrimoniali, affrontare il rapporto tra intelligenza artificiale e processo penale. E ancora: denunciare le condizioni delle carceri italiane e ripensare il sistema della difesa dei non abbienti.
Caiazza mette inoltre sul tavolo un tema che riguarda direttamente il futuro dell’associazione: il rinnovamento generazionale della classe dirigente. La sconfitta referendaria, nella sua lettura, deve diventare l’occasione per un esame degli errori commessi e per una nuova stagione di energie, entusiasmo e iniziativa politica. Anche in vista del congresso ordinario del prossimo anno. Non basta, insomma, riproporre le stesse parole d’ordine: occorre ricostruire una capacità di mobilitazione e di interlocuzione con il Paese.
Intanto, proprio mentre a Brescia si discute di come rilanciare la battaglia, arriva un segnale concreto dal Parlamento. Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia e presente al congresso, ha annunciato che il partito ripresenterà alla Camera e al Senato la proposta di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere promossa dall’Unione delle Camere penali e sottoscritta da oltre 70mila cittadini. Costa ha definito l’iniziativa un gesto simbolico in omaggio ai 13 milioni di voti favorevoli alla riforma, ma anche un segnale della volontà di non abbandonare la battaglia. Un annuncio che riporta la questione al centro del confronto politico, nonostante la bocciatura referendaria.
La proposta originaria dei penalisti, peraltro, non coincide in ogni punto con la riforma costituzionale respinta alle urne. Prevede due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con componenti togati eletti dai magistrati e non sorteggiati. Interviene inoltre sulla composizione dei due organi e sull’articolo 112 della Costituzione, relativo all’obbligatorietà dell’azione penale. È dunque un progetto che riapre questioni istituzionali profonde e che, proprio per questo, richiede un confronto politico e parlamentare ben più ampio di una semplice riproposizione della battaglia referendaria.
Il programma di Brescia affronta anche il rapporto tra tecnologia e giustizia. L’intelligenza artificiale entra nel processo e nella professione forense, con interrogativi che riguardano l’affidabilità degli strumenti, la valutazione delle prove, la responsabilità delle decisioni e l’autonomia del difensore. La tecnologia può ampliare le possibilità di lavoro dell’avvocato, ma non deve trasformarsi in un’autorità incontestabile né sostituire il giudizio critico del professionista. È una frontiera sulla quale le Camere penali sono chiamate a costruire una posizione culturale e giuridica.
Il congresso, ospitato al Teatro Grande di Brescia dal 30 ottobre al 1° novembre, ha visto nella prima giornata gli interventi istituzionali del presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco e del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, oltre al confronto sulla rifondazione del processo penale e sulla salvaguardia dei principi costituzionali. Tra i protagonisti del programma anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il senatore Alfredo Bazoli, il deputato Enrico Costa e studiosi del diritto processuale e penale.
Sabato 31 ottobre sono previste le relazioni del presidente del Consiglio delle Camere penali, Nicola Mazzacuva, e del presidente dell’Ucpi, Francesco Petrelli, seguite dal dibattito congressuale. Domenica 1° novembre il confronto entrerà nella fase delle mozioni e delle votazioni, prima delle conclusioni del presidente.
La vera posta in gioco, tuttavia, è già evidente. Le Camere penali devono decidere se limitarsi a difendere una battaglia storica oppure costruire una piattaforma più larga, capace di parlare anche a chi non condivide tutte le loro posizioni sulla separazione delle carriere. Devono dimostrare che il garantismo non è una parola d’ordine riservata agli avvocati penalisti, ma un principio che riguarda l’intera collettività. E devono farlo senza confondere l’unità dell’associazione con l’obbligo di pensarla tutti allo stesso modo.
Le Camere penali non intendono archiviare la sconfitta né rinunciare al proprio ruolo politico nell’avvocatura. Al congresso di Brescia l’appello a rilanciare le battaglie storiche, dai rapporti tra pm e giudici ai tribunali mediatici, e ad aprire una nuova stagione di rinnovamento generazionale.
A Brescia, dunque, non si celebra soltanto il valore democratico della difesa. Si misura la capacità dell’avvocatura penale di ritrovare una voce dopo una sconfitta politica, senza rinunciare alla propria storia ma senza restarne prigioniera. La sfida è trasformare il No referendario da resa dei conti interna in un’occasione di rinnovamento. Perché una difesa forte non si costruisce soltanto nelle aule di tribunale: ha bisogno di consenso, credibilità e riconoscimento nella società.
Le relazioni
Le relazioni degli Osservatori
- Commissione Centri di Permanenza per i Rimpatri
- Osservatorio Carcere
- Osservatorio Corte Costituzionale
- Osservatorio Difesa d’Ufficio Paola Rebecchi
- Commissione Doppio Binario e Giusto Processo
- Osservatorio Europa
- Osservatorio Giovani
- Osservatorio Giustizia Riparativa
- Osservatorio Ordinamento Giudiziario
- Osservatorio Informazione Giudiziaria, Media e Processo Penale
- Commissione Linguistica Giudiziaria – Linee Guida OLF
- Osservatorio Investigazioni difensive
- Osservatorio Pari Opportunità
- Osservatorio Patrocinio e Spese dello Stato
- Rivista Diritto di Difesa
Mozioni Congressuali
- Mozione n. 1 CP Trani – Art.11 e 69 O.P.
- Mozione n. 2 CP Lombardia Orientale – Abrog. art.581, comma 1 quarter c.p.p.
- Mozione n. 3 CP Napoli – Decretazione d’urgenza e nuove norme incriminatrici
- Mozione n. 4 Coordinamento delle Camere Penali Calabresi – art.495 comma4 ter c.p.p
- Mozione n. 5 CP Veronese – Trattazione orale delle udienze in appello
- Mozione n. 6 CP Veronese – Accesso al portale telematico
- Mozione n.7 CP Veronese – in materia di detenzione carceraria
- Mozione n. 8 CP Veneziana – Rinnovo Protocollo d’Intesa con MIM e Progetto Scuola
- Mozione n. 9 CP Veneziana – in materia di Giustizia Minorile
- Mozione n. 10 CP di Vercelli – Processo penale telematico, deposito atti e doc
- Mozione n. 11 CP Trapani – Ileg.cost. art 2 bis_ l.146_90
- Mozione n. 12 CP di Modena – Codice Rosso
- Mozione n. 13 CP di Roma e Milano – Accesso ai dati e alla statistiche giudiziarie
- Mozione n. 14 CP di Milano – Contrasto all’espansione del diritto ammin.punitivo
- Mozione n.15 CP di Milano – Riduzione pena per i liberi sospesi
- Mozione n. 16 CP di Milano – Modifica degli articoli 111 bis e 111 ter c.p.p.
- Mozione n. 17 CP di Milano – in materia di Patrocinio a spese dello Stato
- Mozione n. 18 CP di Milano e Roma – in materia di difesa d’ufficio
- Mozione n. 19 CP di Parma, Cp di Piemonte Occ e della Valle d’Aosta, Cp di Novara, Cp di Napoli – Ordinamento Giudiziario
- Mozione n. 20 CP Parma,CP della Romagna, CP di Piacenza, CP di Reggio Emilia, CP di Modena, CP di Bologna, CP Ferrarese, CP di Rimini – Transizione digitale del processo penale e PDP
- Mozione n. 21 CP di Novara e altre – Difesa effetiva nel TSO
- Mozione n. 22 CP 2 Vittorio Chiusano del Piemonte Occidentale e Valle D’Aosta – separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante
- Mozione n. 23 CP di Firenze – il processo penale telematico
- Mozione n. 24 CP di Firenze – criticità dell’impiego di sistemi di intelligenza artificiale nell’attività di polizia giudiziaria e nelle indagini
- Mozione n. 25 CP di Roma – aggiornamento della carta dei valori UCPI
- Mozione n. 26 CP di Roma – valutazioni di professionalità dei magistrati
- Mozione n. 27 CP di Roma – criteri di gestione operativa della comunicazione interna UCPI

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