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CREDITI DEGLI AVVOCATI BLOCCATI, PENSIONI SALVATE

Compensati oltre 20 milioni. Avvocati, seconda finestra fino al 31 ottobre.

CREDITI DEGLI AVVOCATI BLOCCATI, PENSIONI SALVATE

Un credito maturato per aver garantito il diritto alla difesa può trasformarsi in contribuzione previdenziale, senza attendere che lo Stato saldi il proprio debito. È questa la possibilità offerta agli avvocati che vantano compensi non ancora riscossi per il patrocinio a spese dello Stato: utilizzare le somme spettanti per pagare i contributi dovuti a Cassa Forense, oltre alle imposte e alle tasse. La seconda finestra operativa del 2026 è aperta fino al 31 ottobre, una scadenza da non perdere per i professionisti che intendono regolarizzare la propria posizione contributiva utilizzando crediti già maturati.

La misura interviene su una delle criticità più avvertite dagli avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato: il divario tra il lavoro svolto, il diritto al compenso riconosciuto e i tempi effettivi di pagamento. In attesa di incassare quanto dovuto, il professionista deve infatti continuare a sostenere le spese dello studio e a far fronte agli obblighi fiscali e previdenziali. La possibilità di compensazione consente di utilizzare quei crediti per adempiere almeno a una parte delle proprie obbligazioni, trasformando una somma ancora ferma nei confronti della pubblica amministrazione in un versamento utile alla costruzione della futura pensione.

Dietro questo strumento c’è anche l’azione di Cassa Forense, che nel 2023 ha sostenuto il percorso di modifica normativa necessario per estendere la compensazione ai contributi previdenziali. L’ampliamento ha reso possibile utilizzare i crediti non soltanto per gli obblighi tributari, ma anche per quelli verso la previdenza professionale. Dall’introduzione della misura, secondo i dati comunicati dalla Cassa, sono stati compensati crediti per un valore complessivo superiore a 20 milioni di euro, con il coinvolgimento di migliaia di professionisti.

La procedura non è riservata esclusivamente agli avvocati che esercitano individualmente. Possono accedervi anche i professionisti in regime forfettario e coloro che svolgono l’attività in forma associata, ampliando così la platea dei potenziali beneficiari. Un elemento importante, perché la gestione dei crediti e degli obblighi previdenziali riguarda realtà professionali differenti, accomunate dalla necessità di conciliare entrate spesso irregolari e scadenze certe.

«Semplificare la vita professionale degli avvocati significa anche mettere a loro disposizione strumenti che consentano di gestire con maggiore flessibilità gli adempimenti fiscali e previdenziali», ha dichiarato la presidente di Cassa Forense, Maria Annunziata. «Con la compensazione trasformiamo un credito bloccato con lo Stato in un pagamento previdenziale utile per la futura pensione. Attraverso questa iniziativa cerchiamo di contribuire ad alleggerire le difficoltà che i colleghi affrontano quotidianamente».

La seconda finestra del 2026 riporta dunque al centro un problema che va oltre la singola procedura: quello dei tempi con cui lo Stato riconosce e liquida i compensi per il patrocinio a spese dello Stato. La compensazione offre una risposta concreta sul versante degli adempimenti fiscali e previdenziali, ma non cancella la questione di fondo: il professionista che assicura l’assistenza legale a chi non può sostenerne i costi non dovrebbe essere costretto ad attendere a lungo per ottenere il pagamento del proprio lavoro.

Per gli avvocati interessati, il termine del 31 ottobre rappresenta quindi un appuntamento operativo da verificare con attenzione, controllando i crediti disponibili, la propria posizione contributiva e le modalità previste per effettuare la compensazione. Per Cassa Forense, invece, il risultato già raggiunto dimostra la rilevanza di uno strumento che collega la tutela dei professionisti alla continuità della contribuzione previdenziale, senza confondere il credito ancora da riscuotere con denaro già disponibile sul conto corrente.

 

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