Europa sotto attacco
Il Premier britannico Andy Burnham ha rivelato che Mosca “ha interferito nel referendum della Brexit”. Un rapporto del 2020, realizzato da una commissione indipendente arrivò alla stessa conclusione.
«È chiaro che la Russia abbia interferito nel referendum della Brexit». Nessun primo ministro britannico lo aveva ammesso. Ora però, dopo aver aperto al rientro del Regno Unito in Ue, Andy Burnham rilascia nuove dichiarazioni clamorose. Perché c’è sempre stato il sospetto di intromissioni illecite di Mosca nella campagna del referendum del 23 giugno 2016 che ha sentenziato l’addio di Londra all’Unione Europea.
Non solo. Il premier laburista ha anche messo in guardia gli alleati Francia e Germania, di fronte a elezioni cruciali nel prossimo futuro, in cui potrebbe dilagare l’estrema destra di Le Pen e Afd, accondiscendenti verso Putin. «Credo che ciò possa aiutare anche gli elettori in Germania e Francia a comprendere che alcune di queste dinamiche vengono alimentate dai nostri avversari, in particolare dalla Russia».
Proprio la settimana scorsa Burnham ha incontrato a Berlino il cancelliere tedesco Friedrich Merz: «Gli ho detto che lo aiuteremo nell’affrontare questa minaccia contro le nostre democrazie. Mi diceva che l’Afd ha chiaramente legami con la Russia e, credo, riceva anche finanziamenti da essa. È certo che dalla Russia provengano informazioni false e campagne di disinformazione che si insinuano nella politica».
In passato, i predecessori di Burnham hanno sì ammesso le azioni destabilizzanti della Russia, dal «Mosca ora brinderà» di Cameron post referendum al «sappiamo cosa state facendo» di Theresa May. Ma allo stesso tempo non hanno mai confermato che le interferenze russe fossero riuscite a influenzare il referendum Brexit, vinto dal “Leave” con 1,27 milioni di voti di scarto.
Alla stessa “non-conclusione” arrivò il rapporto ufficiale del 2020 di una Commissione parlamentare, che però criticò governo e intelligence per non aver indagato adeguatamente sulle interferenze russe, nonostante tanti avvertimenti, gli avvelenamenti di ex spie russe nel Regno, il riciclaggio di denaro illegale di Mosca (laundromat) e la penetrazione russa nell’establishment ed elites britanniche.
Tuttavia, i sospetti sono sempre stati giganteschi, come ora rivendicano i movimenti sull’Europa: «Ve l’avevamo detto!». Vedi i dubbi sulla reale provenienza di 8 milioni di sterline donate alla campagna anti-Ue dal principale finanziatore della Brexit e di Farage, quell’Arron Banks che andava a pranzo con l’ambasciatore russo Alexander Yakovenko prima del referendum.
I 150mila account e “bot” online russi che twittavano storie e fake news contro la Ue rilanciati dal canale di Stato Russia Today. E poi lo scandalo di Cambridge Analytica – coinvolti Steve Bannon e i paperoni americani di destra Mercer – in cui vennero rubati dati e preferenze di milioni di utenti Facebook per promuovere messaggi populisti e anti-Ue.
Ora Farage, brexiter e conservatori – tutti critici delle parole di Burnham – temono che le rivelazioni del primo ministro siano il pretesto per giustificare un secondo referendum e far rientrare il Regno Unito in Ue.
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