Albanese: dimentica le vittime di Hamas e omaggia Scarpinato
La relatrice speciale delle Nazioni Unite corre in soccorso del senatore, con cui divide i palchi e la “grammatica del potere”.
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Il 7 ottobre si ricordava il terzo anniversario del massacro compiuto da Hamas nel sud di Israele, Francesca Albanese ha preferito ricordare altro. Su X la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati ha scritto di tenere «molto ad esprimere, a titolo personale, la mia vicinanza e solidarietà a Roberto Scarpinato, magistrato che ha servito lo Stato nella lotta alla mafia per una vita intera». A titolo personale. Con il profilo con la spunta blu e la qualifica Onu accanto al nome.
Piccolo dettaglio. Scarpinato in magistratura non c’è più: dal 2022 siede in Senato con il Movimento 5 Stelle ed è componente della Commissione antimafia. Il post di Albanese rilancia quello del deputato grillino Riccardo Ricciardi, che in aula alla Camera ha scandito: «Noi ci teniamo stretti Roberto Scarpinato. Voi state dando un messaggio per fermare i giovani magistrati: fate le indagini, ma non toccate i potenti». Sotto il video, la scritta gialla: «Depistano sulle stragi perché le tracce portano a casa loro». In un passaggio rilanciato dall’Ansa, Ricciardi aveva tirato un filo unico da Portella della Ginestra a Capaci, passando per Bologna, piazza della Loggia e l’omicidio di Piersanti Mattarella, fino ad arrivare a Ordine Nuovo, alla P2 e alla «nascita di Forza Italia». Dal 1947 al 1994, un filo unico. E ogni volta che si racconta ciò, uno Storico che muore.
Ma da cosa andrebbe difeso Scarpinato? Da un giovane magistrato, per l’appunto. Come è noto il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha archiviato il procedimento contro ignoti sulle stragi del 1992, quello che indagava sul dossier mafia-appalti come causale. In quel decreto il giudice scrive che è «doveroso segnalare l’“attività depistante” posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del Dott. Natoli». La Procura, nella sua richiesta, parlava già di un’attività «ritenuta in concreto “depistante”». Il riferimento è alla telefonata del 18 gennaio 2024 con l’ex collega Gioacchino Natoli, in vista dell’audizione in Commissione. Scarpinato gli ricorda di dire che alla riunione in Procura del 14 luglio 1992 si parlò della richiesta di archiviazione firmata il giorno prima da Guido Lo Forte e dallo stesso Scarpinato. Il gip arriva alla conclusione opposta: Borsellino «non fu volutamente informato né prima, né nel corso della riunione». Va precisato che Scarpinato non è indagato e che la stessa Procura esclude indizi di reato a suo carico. Resta il giudizio di un giudice terzo sul modo in cui un commissario ha preparato un’audizione. E non solo.
E siamo al cortocircuito. I professionisti dell’antimafia che per trent’anni hanno gridato «giù le mani dai magistrati» oggi accusano indirettamente un gip di voler fermare chi, secondo loro, lotta per la verità. E il «potente» da non toccare, in questa storia, è un senatore della Repubblica. Che Albanese corra in suo soccorso non stupisce chi segue queste cronache. A giugno, a Villa Trabia, il suo ultimo libro è stato presentato con Giorgio Bongiovanni e il pm Nino Di Matteo in prima fila. Il 19 luglio, in via D’Amelio, è arrivato un suo videomessaggio sul palco organizzato da Our Voice, l’associazione della figlia di Bongiovanni, e dal Movimento delle Agende Rosse. Sullo stesso palco, ovviamente, c’era Scarpinato.
In un incontro a Catania, lei ha presentato il suo libro con lui. E adottano la stessa “grammatica del potere”. Paranoia e potere, un connubio perfetto per plagiare le masse. Bongiovanni dirige Antimafia Duemila. Allievo del contattista catanese Eugenio Siragusa, capo di una setta, sostiene di aver ricevuto le stimmate a Fatima nel 1989 e di essere in contatto con un extraterrestre di nome Setun Shenar. È lui il regista di quella che abbiamo chiamato “antimafia aliena”.
Albanese ci si trova a suo agio. Nel rapporto Onu del giugno 2025 ha descritto le aziende accusate di complicità con Israele come una “impresa criminale congiunta”. Parla di “entità sionista”. Una grammatica non nuova. E profondamente reazionaria. I primi ad adottarla furono Hitler e Mussolini: parlavano di “plutocrazia”. Francia e Germania, nel febbraio 2024, l’avevano condannata per aver detto che le vittime del 7 ottobre erano state uccise non in quanto ebree, ma come reazione all’oppressione israeliana. Quelle stesse vittime che, nel giorno del loro anniversario, hanno dovuto lasciare il posto a Scarpinato.
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