Confprofessioni chiede correzioni al ddl sulle professioni
Aggregazioni, equo compenso e giovani al centro delle richieste avanzate in audizione alla Camera.
La riforma degli ordinamenti professionali riapre dopo oltre un decennio il cantiere delle professioni, ma per Confprofessioni il testo all’esame della Commissione Giustizia della Camera necessita ancora di correzioni. La Confederazione, intervenuta sul disegno di legge C. 3068, riconosce l’importanza del percorso avviato, ma chiede un quadro normativo più coordinato, capace di accompagnare innovazione, aggregazioni e tutela economica dei professionisti.
Uno dei nodi principali riguarda la frammentazione della riforma in quattro distinti provvedimenti: ordinamento forense, professioni regolamentate, dottori commercialisti ed esperti contabili e professioni sanitarie. Secondo Confprofessioni, questa articolazione rischia di produrre discipline differenti sulle materie trasversali, dalle società tra professionisti all’equo compenso, dalla formazione all’accesso alla professione. La richiesta è di accelerare i procedimenti e di lavorare parallelamente ai decreti delegati, così da evitare che i nuovi ordinamenti entrino in vigore in momenti diversi. La Confederazione propone inoltre una cabina di regia interministeriale stabile, con il coinvolgimento non solo degli ordini ma anche delle parti sociali rappresentative del lavoro libero professionale.
Sul fronte della rappresentanza, Confprofessioni valuta positivamente la distinzione tra la funzione istituzionale degli ordini e quella associativa e sindacale delle organizzazioni di categoria. Gli ordini, secondo la proposta, devono occuparsi della tutela dell’interesse generale, della tenuta degli albi, della deontologia, della formazione e della disciplina; alle associazioni spetta invece la rappresentanza degli interessi economici e sociali dei professionisti e la contrattazione collettiva.
Grande attenzione viene dedicata alle aggregazioni e alle società tra professionisti. Confprofessioni considera i modelli societari uno strumento decisivo per superare i limiti dello studio individuale, favorire la capitalizzazione, investire in tecnologia e personale e aprirsi ai mercati internazionali. Positivo viene giudicato il superamento della duplicazione del contributo integrativo previdenziale per le prestazioni rese attraverso società, cooperative e associazioni professionali, anche se la concreta eliminazione dell’aggravio sarà verificabile soltanto nella fase attuativa.
Più critica, invece, è la valutazione sulla disciplina del socio finanziatore. Il testo prevede che almeno due terzi del capitale e dei diritti di voto restino ai soci professionisti e lega la partecipazione agli utili alla quota di capitale. Per Confprofessioni questa impostazione rischia di frenare proprio quei processi di crescita che la riforma dichiara di voler incentivare. La Confederazione ricorda che la legge sulla concorrenza 2025 aveva già consentito ai finanziatori di apportare risorse anche in misura maggioritaria, mantenendo però il controllo decisionale ai professionisti. La richiesta è quindi di riallineare la delega alla disciplina vigente, garantendo ai professionisti la governance senza impedire l’ingresso di capitali esterni.
La questione assume un peso particolare alla luce della crisi generazionale delle libere professioni. Secondo i dati dell’Osservatorio delle libere professioni citati da Confprofessioni, nel 2025 gli under 35 rappresentano appena il 16% dei liberi professionisti, contro il 24% dei lavoratori dipendenti. Nello stesso periodo l’età mediana è salita da 45 a 48 anni. Anche sul piano reddituale il rapporto tra generazioni si è rovesciato: se alla fine degli anni Ottanta i giovani lavoratori indipendenti guadagnavano circa il 20% in più dei colleghi tra 55 e 64 anni, nel 2022 guadagnavano il 16% in meno. Per Confprofessioni, sono dati che rendono ancora più importante la possibilità di ricorrere a capitali esterni e a modelli organizzativi capaci di sostenere il ricambio generazionale.
Altro capitolo centrale è quello dell’equo compenso. Confprofessioni riconosce la validità del principio introdotto dalla legge 49 del 2023, ma ne denuncia le difficoltà applicative, le frequenti elusioni e un orientamento giurisprudenziale ancora incerto. Nel mirino finisce anche la pubblica amministrazione, indicata nella memoria come uno dei soggetti che più frequentemente non applicherebbero i parametri previsti dalla normativa. La Confederazione chiede quindi di estendere la tutela, ridurre le soglie dimensionali delle imprese committenti e modificare il sistema sanzionatorio, evitando che sia proprio il professionista, parte lesa, a essere colpito dall’ordine per una violazione del compenso.
La memoria richiama anche l’erosione dei redditi: nell’ultimo quindicennio, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio su dati Adepp, il reddito medio reale dei professionisti iscritti alle Casse è passato da 37.284 euro nel 2010 a 35.868 euro nel 2024. Un dato che, nella lettura di Confprofessioni, rafforza la necessità di rendere effettiva la tutela economica del lavoro autonomo.
Positiva viene invece giudicata la previsione di un rimborso delle spese e della possibilità di riconoscere un’indennità o un compenso al tirocinante. Confprofessioni considera questo passaggio importante per superare l’idea di un praticantato gratuito, ma contesta l’esclusione della Pubblica amministrazione dalla possibilità di corrispondere un’indennità. La richiesta è di consentire anche agli enti pubblici di riconoscere un compenso, nei limiti delle risorse disponibili.
Sul terreno della formazione, la Confederazione chiede un intervento più strutturale, con un collegamento più stretto tra università e professioni, la possibilità di svolgere il tirocinio già durante il percorso universitario e un maggiore ricorso all’apprendistato di alta formazione. Viene inoltre contestata la previsione che attribuirebbe agli ordini l’organizzazione esclusiva dei corsi di specializzazione: secondo Confprofessioni, gli ordini devono garantire qualità e certificazione, ma non diventare gli unici soggetti autorizzati a organizzare la formazione.
La conclusione della memoria individua due priorità: una cornice regolatoria unitaria per le società tra professionisti e una reale esigibilità dell’equo compenso. La riforma, secondo Confprofessioni, non può limitarsi alla revisione degli ordinamenti, ma deve affrontare la modernizzazione dei modelli organizzativi, la competitività, il ricambio generazionale e la crescita delle aggregazioni multiprofessionali. La partita, dunque, non si chiude con la delega: una parte decisiva delle scelte passerà dai decreti attuativi e, secondo la Confederazione, dalla prossima manovra di bilancio e dalla futura legislatura.
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