Giudice sospeso dal Csm.
I penalisti cosentini intervengono sul trattamento riservato al magistrato accusato di presunte molestie: «Siamo dalla parte dei diritti e del giusto processo»
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La Camera penale di Cosenza interviene nel caso del giudice del Tribunale cittadino sospeso cautelarmente dalle funzioni e dallo stipendio dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura per una vicenda relativa a presunte molestie nei confronti di una diciottenne.
I penalisti non entrano nel merito delle contestazioni, che dovranno essere accertate nelle sedi competenti, e ribadiscono la necessità di tutelare la persona offesa. Contestano, invece, quello che definiscono un «assalto mediatico» contro il magistrato prima della celebrazione del processo.
Il documento è intitolato “Schadenfreude, la tortura dell’estremismo mediatico”. Il termine tedesco indica il sentimento di compiacimento provato davanti alle difficoltà o alle disgrazie altrui.
«Il copione è sempre uguale», scrive il Consiglio direttivo della Camera penale. Secondo i penalisti, il diritto di cronaca si sarebbe trasformato in una «in-continenza mediatica», producendo un attacco personale particolarmente aggressivo.
La sovraesposizione della vicenda sarebbe alimentata, secondo il comunicato, anche dal ruolo professionale dell’accusato: «Forse perché non pare vero poter giudicare chi giudica».
La Camera penale chiarisce di non voler ridimensionare la necessità di proteggere la giovane coinvolta nella vicenda.
«Sia chiaro, tutti pretendiamo la giusta tutela della persona offesa in un giusto processo», si legge nella nota. Il punto sollevato riguarda il modo in cui una parte dell’informazione avrebbe rappresentato il magistrato già come colpevole, nonostante gli accertamenti giudiziari e disciplinari non siano ancora conclusi.
La presa di posizione richiama implicitamente la presunzione di innocenza e la necessità di separare le accuse, ancora da verificare, dal giudizio definitivo sulla responsabilità dell’interessato.
Nel comunicato viene criticato il comportamento delle testate locali e nazionali che hanno dedicato ampio spazio alla vicenda.
«Da ore stanno schiacciando un uomo, prima che un giudice, senza freni, senza pudore, senza dignità, con conseguenze irreversibili. Prima di ogni processo», affermano i penalisti.
Secondo la Camera penale, l’obiettivo di ottenere visualizzazioni e interazioni rischierebbe di prevalere sulla corretta informazione. Da qui la definizione di «info-encer» utilizzata per descrivere chi trasformerebbe la cronaca giudiziaria in un contenuto orientato soprattutto alla ricerca del consenso digitale.
La Sezione disciplinare del Csm ha disposto la sospensione cautelare del magistrato dalle funzioni e dallo stipendio, accogliendo la richiesta formulata dalla Procura generale della Cassazione.
Il provvedimento ha natura cautelare e non rappresenta una decisione definitiva sulla responsabilità disciplinare o penale del giudice.
La contestazione nasce dalla denuncia di una diciottenne. Il magistrato ha espresso rammarico per un comportamento definito «inappropriato», ma ha negato che l’episodio si sia svolto, nei suoi aspetti più significativi, secondo quanto riportato nell’incolpazione provvisoria.
Sulla vicenda procede anche la Procura di Salerno, competente per le indagini riguardanti i magistrati del distretto calabrese.
La Camera penale chiede agli organi di informazione di riflettere sulle conseguenze personali prodotte dal racconto della vicenda.
«Noi, in quest’inferno nel quale sta vivendo il giudice accusato, non abbiamo dubbi: siamo dalla parte dei diritti e non della gogna. Ecco, la stampa rifletta su questo», conclude il documento.
La nota è firmata dal Consiglio direttivo composto dagli avvocati Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Francesco Chiaia, Fabrizio Loizzo, Giuseppe Manna, Angelo Nicotera e Guido Siciliano, oltre che dal segretario Francesco Santelli e dal presidente Roberto Le Pera.
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