«Caccia alle streghe» e «metodi da Gestapo»
I consiglieri del Csm chiedono una pratica a tutela dei Pm di Ravenna.
In evidenza
La richiesta arriva dopo le dichiarazioni di politici ed esponenti del mondo associativo sull’indagine a carico di alcuni medici. I firmatari: «Legittimo criticare i provvedimenti, inaccettabile delegittimare la funzione giudiziaria»
Un gruppo di consiglieri del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto al Comitato di Presidenza l’apertura di una pratica a tutela dei magistrati della Procura della Repubblica di Ravenna. La richiesta, presentata ai sensi del Regolamento interno, riguarda anche tutti i magistrati che, nelle diverse funzioni e sedi, si occuperanno dell’indagine sulle ipotesi di reato a carico di alcuni medici.
A sottoscriverla sono componenti togati del gruppo Magistratura Indipendente e componenti laici del Consiglio.
Secondo quanto riportato nel comunicato dei consiglieri, nei giorni scorsi l’attività degli inquirenti è stata oggetto di ripetute dichiarazioni pubbliche di esponenti politici e del mondo associativo. L’azione della Procura, scrivono i firmatari, è stata definita una ingiusta «caccia alle streghe» e una «criminalizzazione dell’atto medico». È stata inoltre descritta come un’operazione dal sapore politico, finalizzata a creare «capri espiatori» con «metodi da Gestapo».
Per i consiglieri, le critiche puntuali e argomentate su specifici atti processuali o su singoli provvedimenti sono «sempre legittime in un ordinamento democratico». Affermazioni come quelle riportate, invece, secondo i firmatari non esprimono un dissenso nel merito, ma si traducono in «una denigrazione generica e generalizzata dell’intera attività inquirente».
Il risultato, sostengono, è alimentare presso l’opinione pubblica una delegittimazione diffusa e indiscriminata della funzione giudiziaria, sia per i magistrati della Procura di Ravenna sia per quelli che interverranno nelle fasi successive della vicenda. Secondo i consiglieri, queste dichiarazioni rischiano anche di pregiudicare la serenità dell’ufficio inquirente in una fase dedicata alla raccolta e alla valutazione degli elementi di prova, e di minare la credibilità dell’attività di accertamento dei reati.
Nel comunicato si ricorda che la verifica della fondatezza delle ipotesi investigative spetta esclusivamente alle sedi processuali, «nel pieno rispetto delle garanzie riconosciute alle persone indagate».
Con la richiesta, i firmatari intendono riaffermare che «la tutela dell’indipendenza e del prestigio della magistratura non dipende dall’oggetto dell’indagine né dall’orientamento di chi muove le critiche, ma vale sempre e nei confronti di chiunque». Per i consiglieri, è questa la condizione perché i magistrati possano lavorare con serenità e i cittadini possano continuare a riporre fiducia nella giurisdizione. Il comunicato è firmato dai componenti togati di Magistratura Indipendente Edoardo Cilenti, Paola D’Ovidio, Maria Vittoria Marchianò, Maria Luisa Mazzola, Eligio Paolini e Dario Scaletta. Lo firmano anche i componenti laici Enrico Aimi, Isabella Bertolini, Daniela Bianchini, Claudia Eccher, Felice Giuffrè e Daniele Porena.
Il Dubbio
Altre Notizie della sezione
Delitto di Garlasco, cosa cambia per Alberto Stasi
29 Settembre 2026L'avvocato Daniele Bocciolini del foro di Roma all'Adnkronos: "La Procura Generale, alla luce degli elementi investigativi raccolti dalla Procura di Pavia, potrà autonomamente presentare richiesta di revisione".
L’IA non prevalga sul lavoro dell’operatore del diritto
29 Settembre 2026Francesco Di Ciommo (prorettore della Luiss): «Resta centrale il ruolo del giurista».
Tajani chiede pugno duro sugli arresti in flagranza.
28 Settembre 2026La magistratura: “Parole contrarie allo Stato di diritto”. Le Camere Penali: “Pericoloso per la democrazia chiedere provvedimenti esemplari”
