Tentò di uccidere la ex, è già libero dopo tre mesi dopo la condanna a sette anni.
Ma la vittima non vuole il dispositivo che controlla la distanza di sicurezza: “Per me lui deve restare in carcere”-
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A giugno scorso Salvatore Panzica, disoccupato di 68 anni dall’esistenza difficile, era stato condannato con rito abbreviato (automatico lo sconto d’un terzo della pena) a 7 anni e 4 mesi di carcere per aver cercato di uccidere la ex fidanzata Maria M., casalinga di 75 anni, che lo aveva lasciato dopo una lunga relazione.
Il 22 novembre scorso nella sua casa di via Montemoro a Montoggio in Valle Scrivia l’aveva colpita sei volte all’addome con un lungo coltello mandandola in coma – per alcuni giorni la donna aveva lottato tra la vita e la morte – e costringendola poi a un lungo ricovero in rianimazione, di cui oggi porta ancora i segni. Quindi Panzica si era rifugiato in un casolare dell’entroterra dove i carabinieri lo avevano rintracciato e arrestato ad alcune ore dal fatto, sequestrandogli un coltello di 14 centimetri.
E però a neppure tre mesi dal verdetto di condanna di primo grado, è già uscito dal carcere di Marassi nonostante la grave accusa di tentato omicidio aggravato e la significativa condanna riportata in abbreviato (senza lo sconto di pena avrebbe avuto nove anni e nove mesi).
Panzica è stato liberato dal giudice per le indagini preliminari Marco Malerba, lo stesso che gli ha inflitto la condanna di primo grado. Il magistrato ha accolto l’istanza del suo avvocato difensore e lo ha liberato con due limitazioni precise: ha il divieto di avvicinamento a meno di mille metri dall’ex compagna e dai luoghi da lei frequentati e soprattutto deve indossare un braccialetto elettronico. Una condizione, quest’ultima, che il gip nel provvedimento definisce «indispensabile».
Proprio sul braccialetto elettronico si è materializzato un metaforico cortocircuito, che rischia di far discutere. La scarcerazione di Panzica è sì avvenuta come ordinato dal giudice (l’uomo è libero e si trova in un’abitazione del ponente di Genova), ma senza il dispositivo previsto. Tutto questo perché la vittima non ha voluto indossare anche lei il braccialetto che permette di monitorare la presenza sua e dell’ex fidanzato in tempo reale. Non lo ha fatto poiché, gravemente segnata da un lungo ricovero in ospedale, ritiene che il suo aggressore non dovesse uscire dal carcere così presto. «Dopo quello che mi ha fatto doveva stare in carcere, non essere già libero». E così, quando lo scorso pomeriggio i carabinieri le hanno notificato come premesso l’obbligo d’indossare a sua volta il dispositivo – indispensabile appunto per il controllo a distanza – ha perso il controllo, mandando via i carabinieri del nucleo operativo di San Martino, anche loro attoniti per quanto accaduto. Spiega al Secolo XIX la sua avvocata Raffaella Multedo: «Maria sta vivendo un momento di grande difficoltà e ha preso particolarmente male il fatto che l’uomo che ha cercato di ucciderla sia già essere uscito dal carcere. È molto provata e forse non ha capito che il braccialetto sarebbe uno strumento a sua tutela, nonostante abbiamo provato a spiegarglielo in tutti i modi». Resta da capire ora, alla luce del fatto che il dispositivo non è stato applicato, cosa accadrà. E cioè se l’ordinanza sarà di fatto revocata e Panzica tornerà in cella oppure se sarà mantenuta solo con l’obbligo «virtuale» della distanza dei mille metri dalla ex: «Non sappiamo che decisione sarà presa – prosegue Multedo –. Credo che sia una vicenda senza precedenti a livello di giurisprudenza».
C’è da sottolineare che la Procura – le indagini erano state coordinate dal pubblico ministero Eugenia Menichetti, presente al processo di primo grado– aveva da subito dato parere contrario alla scarcerazione di Panzica. La pm aveva optato per quella decisione alla luce della gravità dei fatti, senza dimenticare che il medesimo Panzica non ha una dimora stabile. Il giudice per le indagini preliminari, tuttavia, nel suo provvedimento ha argomentato la scelta della scarcerazione basandosi su vari elementi: «I dieci mesi già trascorsi in custodia cautelare, l’età avanzata del detenuto che ha, appunto, 68 anni, la confessione (parziale) resa in giudizio, le scuse rivolte alla persona offesa e il fatto che il rapporto tra i due sia cessato». E sulla base di ciò ha deciso per la liberazione dalla casa circondariale di via del Piano.
Negli incartamenti si rimarca poi che «la condanna è avvenuta per tentato omicidio aggravato e Panzica, dopo l’accoltellamento, si era nascosto in una cascina per sfuggire all’arresto dei carabinieri che lo cercavano da ore», motivo per cui si definisce «indispensabile» il dispositivo per il controllo elettronico. Il giudice Marco Malerba aggiunge una considerazione chiara sul braccialetto: «È l’unico elemento che permette un costante monitoraggio dell’imputato», ricordando «la necessità che lo stesso mantenga un’adeguata distanza dalla persona offesa». Braccialetto che, però, purtroppo per ora non c’è.
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