Italia resta in procedura d’infrazione.
Istat conferma il deficit del 2025 al 3,1% del Pil.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato: “Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”
L’Istat ha confermato il deficit 2025 al 3,1% del Pil. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1% (era -3,4% nel 2024). Lo comunica l’Istat confermando il dato diffuso ad aprile. In attesa della conferma di Eurostat attesa per il 21 ottobre, questo dato non porta il rapporto deficit/pil sotto la soglia cruciale del 3% che avrebbe dato la possibilità all’Italia di uscire dalla procedura per deficit eccessivo avviata nel 2024. L’uscita dalla procedura avrebbe aperto margini di bilancio aggiuntivi che sarebbero potuti essere usati per la flessibilità Ue su energia e difesa a partire anche dalla prossima Legge di bilancio.
“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
I parlamentari M5S delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato hanno dichiarato: “A scanso di equivoci: qui nessuno vuole festeggiare il mancato raggiungimento di un deficit/pil 2025 sotto il 3%. Però dobbiamo dirci al verità: come volevasi dimostrare, solo con la crescita si tengono i conti in ordine. I dati Istat di oggi certificano che aver fatto quattro anni di austerità a colpi di avanzo primario, e quindi di tagli e tasse, e aver imbellettato i conti con escamotage vari, come la riclassificazione in bilancio dei crediti d’imposta edilizi, ha portato al nulla: deficit ancora sopra il 3%, debito pubblico in aumento e pressione fiscale da record, nonostante in piccola variazione al ribasso per il 2025. Per questo assume ancora più forza il messaggio che arriva da Nova e che ancor di più facciamo nostro: servono massicci investimenti pubblici e un vero taglio delle tasse per rimettere il Paese su una traiettoria di crescita. Oggi più che mai il ministro Giorgetti deve guardarsi allo specchio e trarne tutte le dovute conclusioni”.
“I dati pubblicati stamane dall’Istat certificano che il deficit italiano nel 2025 si è attestato al 3,1% del Pil, un decimale sopra la soglia europea del 3%. Ma chi grida allo sforamento dimentica un dettaglio decisivo: l’uscita dalla procedura d’infrazione è prevista per il 2027, come espresso nel Dfp, non per il 2026. Siamo dunque perfettamente in linea con la traiettoria fissata dal Governo, in un anno segnato da una congiuntura internazionale pesantissima, tra tensioni geopolitiche, rincari energetici e mercati instabili. Di fronte a questo scenario abbiamo fatto una scelta netta: non scaricare la crisi su famiglie e imprese”, ha dichiarato Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia.
La revisione dell’Istat sul deficit del 2025 evidenzia un “peggioramento” della stima per 355 milioni. Per il 2025, si spiega, la revisione “è stata al rialzo sia per le entrate, 1.991 milioni, sia per le uscite, 2.346 milioni, con un peggioramento della stima dell’indebitamento netto di -355 milioni”. “Per le entrate le revisioni sono imputabili a rettifiche nella stima della produzione vendibile e per uso proprio (+1.758 milioni), delle altre entrate correnti (+538 milioni) e delle entrate in conto capitale (+536 milioni). Queste revisioni al rialzo sono state in parte compensate da quelle al ribasso delle imposte (-794 milioni), in particolare quelle indirette sull’energia, e dei contributi sociali (-47 milioni). La revisione delle uscite correnti è risultata di -142 milioni, a sintesi di rettifiche positive per le altre uscite correnti di +1.271 milioni e negative per tutte le altre poste. Le uscite in conto capitale sono state riviste al rialzo (+2.488 milioni), principalmente per gli investimenti”.
Nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso. Lo comunica l’Istat diffondendo le statistiche sui conti economici nazionali 2010-2025. Sulla base dei nuovi dati, nel 2024 il Pil in volume è aumentato dell’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali. Nel 2025 la pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.
Il debito nel 2025 è pari al 136,7% del Pil, in aumento dal 134,2% del 2024. È quanto risulta dai dati contenuti nella nota dell’Istat sui Conti economici nazionali 2010-2025, da cui emerge una revisione al ribasso del dato dello scorso anno, rispetto alla precedente stima di aprile (137,1%). Dalle tabelle risulta una limatura al ribasso anche per il debito del 2024 (ad aprile era stimato al 134,7%). Limati anche i dati dei due anni precedenti: il dato del 2023 è rivisto al 134% (dal 133,9%), quello del 2022 al 138,3% (dal 138,4).
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