Sbloccati i giovani medici negli ospedali
L’emendamento al Dl PA amplia le assunzioni degli specializzandi.
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Gli ospedali italiani hanno bisogno di medici e una parte di quei medici è già nelle corsie, ma continua a essere frenata dalle regole. Ora il Parlamento prova a rimuovere uno dei paradossi che hanno finora complicato il reclutamento dei giovani camici bianchi: consentire agli specializzandi di discipline equipollenti o affini di essere assunti, con contratto subordinato a tempo determinato e parziale, attraverso il meccanismo del cosiddetto “Dl Calabria”.
È il contenuto dell’emendamento al Dl PA presentato dai parlamentari di maggioranza Giovanni Arruzzolo e Andrea Gentile, una modifica che raccoglie una richiesta avanzata da tempo dall’Anaao Assomed e rilanciata da Anaao Giovani. Il provvedimento punta a rafforzare una normativa che, dal 2018, ha già consentito l’ingresso negli ospedali italiani di oltre 5.000 dirigenti medici.
Il punto decisivo è proprio quello che finora ha lasciato scoperti molti posti. Gli specializzandi possono infatti partecipare ai concorsi anche per discipline equipollenti o affini, ma, secondo il regime vigente, l’assunzione effettiva restava preclusa fino al conseguimento del titolo di specializzazione. Una contraddizione che rischiava di trasformare i concorsi vinti in un’attesa obbligata, proprio mentre reparti e servizi continuano a fare i conti con organici insufficienti.
L’emendamento interviene su questo meccanismo e, qualora fosse approvato, allargherebbe la platea dei giovani medici che possono essere effettivamente reclutati dalle aziende sanitarie. L’obiettivo è mettere a disposizione del Servizio sanitario nazionale competenze già presenti e, nello stesso tempo, offrire ai professionisti una possibilità concreta di ingresso nel sistema ospedaliero prima del completamento del percorso formativo.
Le ricadute potrebbero essere significative soprattutto nei settori dove la carenza di personale è più pesante. Anaao Giovani cita, come esempio, i medici in formazione di Medicina interna e geriatria che aspirano a ruoli nell’emergenza-urgenza: professionisti che, con l’attuale normativa, possono partecipare alle procedure concorsuali ma incontrano poi un ostacolo nell’assunzione.
È su questo cortocircuito che il sindacato insiste. La modifica viene considerata un ulteriore tassello del percorso inaugurato con il Dl Calabria, nato proprio per accelerare il reclutamento dei medici e contrastare la progressiva scopertura degli organici. L’estensione alle specializzazioni equipollenti e affini rappresenterebbe, nella lettura dell’Anaao, un adeguamento necessario a una realtà sanitaria nella quale non è più sufficiente guardare soltanto alla corrispondenza perfetta tra specializzazione e posto da coprire.
Il tema non riguarda soltanto i giovani professionisti. Dietro la battaglia sulle assunzioni c’è infatti la tenuta quotidiana degli ospedali. Reparti sotto organico, difficoltà a garantire continuità assistenziale e ricorso a soluzioni esterne sono ormai elementi ricorrenti del sistema. Per questo l’emendamento viene presentato come una risposta anche alla necessità di ridurre il ricorso ai cosiddetti “medici gettonisti”, utilizzando invece personale che può essere inserito stabilmente nei percorsi delle aziende sanitarie.
L’Anaao Giovani parla di un possibile sblocco di centinaia di posizioni per gli specializzandi vincitori di concorso. Una prospettiva che incrocia due emergenze dello stesso sistema: da una parte la necessità di colmare i vuoti negli organici, dall’altra quella di non disperdere una generazione di giovani medici costretti troppo spesso a rinviare l’ingresso pieno nella professione.
La partita, dunque, si sposta ora in Parlamento. L’emendamento al Dl PA dovrà superare l’iter legislativo per trasformare una richiesta sindacale in una modifica concreta delle regole. Ma il segnale è netto: davanti alla carenza di medici, si prova a utilizzare fino in fondo le professionalità già disponibili, superando un vincolo che finora ha separato la possibilità di concorrere da quella di essere effettivamente assunti.
Per gli ospedali potrebbe significare nuovi ingressi. Per i giovani medici, un accesso più rapido al lavoro. Per il Servizio sanitario nazionale, una leva in più per affrontare una crisi di personale che non può più essere rinviata.
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