Con questi numeri difficile per Meloni tenere fuori FN...
Pregliasco fondatore di YouTrend analizza la riforma elettorale: «Nel Campo largo il problema della leadership precede le divisioni sull’Ucraina»
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Lorenzo Pregliasco, fondatore di Youtrend, spiega che «con questi numeri sarà difficile per il centrodestra tenere Vannacci fuori dalla coalizione» e sul centrosinistra è netto: «Prima delle divisioni sull’Ucraina c’è un problema di leadership, gli elettori vogliono chiarezza».
In base alle ultime rilevazioni Vannacci ha sempre più peso e sarà decisivo in caso di alleanza o meno con il centrodestra: Meloni sarà quindi costretta all’accordo?
Sì, Vannacci conta e a oggi stando alle nostre simulazioni quel suo 7% farebbe la differenza per il centrodestra tra ottenere il premio oppure no, dandolo al Campo largo. D’altra parte questa è la fotografia di oggi, ma è chiaro che per il centrodestra con questi numeri è difficile tenere fuori Vannacci. Ma è anche vero che alle Politiche potrebbe esserci una dinamica di voto utile, e penso sia anche quello che il centrodestra si aspetti, e di polarizzazione del voto che potrebbe far rientrare nel centrodestra una parte dei voti di Vannacci. Sempre che Vannacci rimanga fuori dalla coalizione, il che mi sembra al momento lo scenario più probabile.
La legge elettorale è passata al Senato e ora torna alla Camera: c’è chi dice che forse nemmeno Meloni è più così convinta di approvarla, condivide?
È una legge che è rimasta effettivamente senza “padri” nel senso che è nata in un altro scenario politico, prima che Vannacci diventasse un fattore, ed è stata aggiustata, adattata, modificata dando anche un po’ l’impressione di seguire l’evoluzione dei sondaggi. Si ragionava sull’abbassare la soglia per far scattare il premio seguendo quelle dinamiche e questo è un fatto. Dopodiché credo che a questo punto Meloni si sia esposta molto su questa legge e sia un po’ difficile per lei far finta di niente e tornare sui suoi passi. Tanto più che vorrebbe dire una bocciatura alla Camera con il voto segreto cosa che anche in termini di immagine sarebbe un grave smacco per il centrodestra e per la presidente del Consiglio.
Si è parlato molto di preferenze, con FdI che dice di averle inserite e l’opposizione che la accusa di voltafaccia: in che modo influenzeranno il prossimo Parlamento?
Le preferenze hanno un ruolo. Sono indubbiamente preferenze parziali però abbiamo stimato con una conta del premio di maggioranza e tenendo conto del listino e delle possibili pluricandidature, che il 43% del prossimo Parlamento potrebbe risultare eletto sulla base dei voti di preferenze. Dunque non riguarda tutti i seggi ma certo una parte significativa del prossimo Parlamento. La verità insomma sta nel mezzo. Da un lato le preferenze tornano, anche se parzialmente, dall’altro sono preferenze che non eleggono tutti, perché ci sono i capilista bloccati e le pluricandidature che rendono meno prevedibile per l’elettore capire chi davvero sta eleggendo, visto che si può essere eletti in più collegi e quindi questo è un elemento. In generale comunque a livello di numeri peseranno.
Si discute anche delle firme da raccogliere che metterebbero in difficoltà soprattutto progetto civico di onorato: si arriverà a un’intesa?
Credo che l’unico modo per arrivare a una mediazione sarebbe intervenire con un provvedimento successivo all’approvazione della legge, cosa che non sarebbe semplicissima. Penso che in generale sia discutibile a livello di metodo agire sulla legislazione elettorale e sui requisiti di presentazione delle liste a un anno scarso dal voto. Sarebbe bene che le leggi elettorali fossero approvate da una maggioranza ampia del Parlamento e con anticipo rispetto al voto. Detto questo è anche legittimo l’obiettivo di contenere la frammentazione delle liste. Probabilmente ci sono margini per individuare delle modalità più equilibrate in cui non sia automatica la possibilità di presentare liste alle Politiche, perché è necessario dimostrare che esiste nel Paese un qualche supporto, ma in maniera tale che non sia proibitivo per i soggetti politici.
La nuova legge elettorale potrebbe addirittura favore il Campo largo, che però è sempre più diviso sulle armi all’Ucraina: quanto sarà dirimente questo tema?
La nuova legge elettorale, salvo che nessuna coalizione arrivi al 42%, scongiura la palude, che è lo scenario che Meloni teme e che è il più probabile in caso di non riforma della legge elettorale. Quindi favorisce il Campo largo nel senso che se la gioca: basta prendere un voto in più del 42% e il Campo largo vincerebbe. Ma questo non elimina le contraddizioni e le difficoltà politiche di quella coalizione, su tutte la leadership, prima ancora dell’elemento Ucraina. Sappiamo che su Kyiv il centrodestra non è esente da divisioni ma sembrano più forti e caratterizzanti quelle nel centrosinistra. Credo che la questione sia più l’identificazione del leader che non è un dettaglio ma un passaggio delicato e qualcosa che gli elettori si attendono per votare consapevolmente. E qui c’è il grande punto interrogativo per il centrosinistra.
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