Casse previdenziali, senza regole cresce il rischio
Trasparenza ancora incompleta e investimenti senza un quadro cogente uniforme.
Mefop spa, che ha come socio di maggioranza il Ministero Economia e Finanze, in questi giorni ha diffuso il report n. 18 Le scelte sulla sostenibilità dei fondi pensione e delle Casse di previdenza”, I risultati del terzo osservatorio.
È significativo l’incipit del capitolo che riguarda le Casse di previdenza che così si esprime:
“La divulgazione delle strategie di investimento sostenibile all’interno del comparto previdenziale italiano continua a viaggiare a due velocità distinte. Se per i fondi pensione l’architettura informativa relativa agli investimenti sostenibili è rigidamente strutturata attorno ai dettami comunitari della Sfdr e della Srd 2, per le casse di previdenza dei liberi professionisti la comunicazione su questi temi si muove ancora su un terreno prevalentemente volontario. L’assenza di un quadro regolamentare cogente e uniforme si riflette in una diffusione di dati ed esperienze informative asimmetriche e non standardizzate, rendendo meno lineare la consultazione dei dati presenti sui canali web istituzionali.”
Già questo, trattandosi di previdenza obbligatoria di primo pilastro, è un dato allarmante.
Nella conclusione del Report si afferma che:
“Dall’analisi evolutiva dei profili emergono tre grandi direttrici.
La contrazione dell’area del «silenzio»: nonostante l’incremento del campione a 16 casse, gli enti totalmente silenti (che non forniscono alcun dato su investimenti e sostenibilità sul proprio portale) scendono da 4 a 3. In termini percentuali, si tratta di un progresso importante: la quota di casse prive di qualsivoglia informazione si riduce dal 31% del 2024 al 19% del 2025.
Il superamento della frammentazione minima: diminuiscono le casse che affidano le informazioni unicamente all’indicizzazione del motore di ricerca (scese a 1 sola unità), segno che i contenuti vengono progressivamente integrati nell’architettura di navigazione stabile.
La forte polarizzazione strategica: se da un lato infatti scende da 4 a 3 unità il numero di casse che non pubblica alcun tipo di informazione sugli investimenti, dall’altro si osserva una crescita speculare delle casse che scelgono la via della comunicazione tramite la sezione trasparenza (salite a 4 casse).
Le casse di previdenza dei liberi professionisti stanno quindi progressivamente abbandonando la comunicazione destrutturata e frammentata dei primi anni, a favore di un approccio formale e istituzionale, imperniato sulla trasparenza documentale e di governance.
Tuttavia, la sostanziale stabilità nei dati relativi al numero di sezioni dedicate e raggiungibili dalla home page, indica la presenza di margini di miglioramento volti a coniugare la trasparenza formale dei documenti con una comunicazione digitale più visibile, integrata e facilmente fruibile fin dalla home page del sito istituzionale.”
Quindi c’è un progresso nella trasparenza dei dati ma siamo ancora lontani da una informazione puntuale e completa.
Il tema non mi sembra irrilevante posto che la mancanza di regole cogenti sugli investimenti incide, e non poco, sulla composizione del patrimonio delle Casse di previdenza e sulla sua gestione.
La modalità di gestione prevalente, infatti, è quella diretta (88,5%), con un peso sul totale attivo in progressivo aumento negli anni.
- Circa il 60% dell’attivo gestito direttamente è investito in strumenti del risparmio gestito.
- Rispetto al 2017, aumentano i titoli di debito (dal 14,6% al 16,4% del 2025), soprattutto Titoli di Stato italiani (15,15 miliardi).
- Prosegue costante la riduzione degli immobili detenuti direttamente, fatti confluire in fondi dedicati.
- Si riduce il peso dei mandati e aumento del peso dei veicoli dedicati (SICAV – SIF o comparti dedicati). (Fonte: Itinerari previdenziali, Michaela Camilleri in slides L’asset allocation degli investitori istituzionali italiani,15-18 settembre 2026 in Firenze)
Il tutto senza regole cogenti e senza che le autorità vigilanti si interroghino sulla applicazione del codice degli appalti negli investimenti mobiliari.
Siamo alla vigilia della tornata elettorale in Cassa Forense, per il rinnovo del Comitato dei Delegati.
A prescindere da brindisi e tartine a favore di questa o quella lista che si vedono sui social, vi è consapevolezza di questi problemi?
Sento parlare di una previdenza forense più equa e sostenibile ma come raggiungere questo traguardo?
Aumentando i contributi e l’età pensionabile o riducendo le prestazioni?
Copio dal messaggio di una lista vista sui social: “La solidità della Cassa è il presupposto di ogni tutela, ma la sostenibilità finanziaria deve accompagnarsi all’adeguatezza delle prestazioni e all’equità tra le generazioni”
Ma la Cassa è solida?
Avete valutato l’entità del debito latente e il funding ratio?
Ma le prestazioni sono adeguate?
Ma vi è equità tra le generazioni?
Domande che richiedono risposte fatte di numeri!
Siamo poi di fronte ad una mutazione dei mercati finanziari, dal pubblico al privato e la capitalizzazione certifica il declino europeo.
“Negli anni ‘60 i mercati azionari erano molto concentrati nella sola area geografica americana che rappresentava ca. il 67% della capitalizzazione mondiale. Nel 2025 gli Stati Uniti rappresentano ca. il 44% della capitalizzazione mondiale. I paesi dell’Unione Europea hanno perso una rilevante quota della capitalizzazione azionaria negli ultimi 20 anni, passando da un picco del 2005 di ca. il 22% all’attuale 7%.” (Fonte: Advisor mangusta Risk).
Per usare le parole del dott. Vincenzo Caridi al convegno di Firenze, già DG Inps e oggi Capo dipartimento per le politiche previdenziali del Ministero del lavoro, “Il primo pilastro è a ripartizione: la pensione di domani si paga con i contributi di oggi. La previdenza non si difende. Si costruisce. E si costruisce prima.”
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