Anno: XXVIII - Numero 173    
Lunedì 14 Settembre 2026 ore 13:30
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L'altra Brexit. Scozia, Galles e Irlanda del nord al lavoro per la fine del Regno Unito

Oggi un vertice tra i leader dei tre Paesi prepara la strada per preparare i referendum indipendentisti.

L'altra Brexit. Scozia, Galles e Irlanda del nord al lavoro per la fine del Regno Unito

A dare una spinta decisiva un disastro comunicativo di Andy Burnham e le picconate di Trump, che nei due giorni di visita a Dublino e dintorni ha più volte auspicato un’Irlanda unita.

Che il Regno Unito sia sempre più disunito è una constatazione che da tempo domina le analisi dei politologi britannici e internazionali. Ma la tappa che – secondo il Telegraph – si compierà domani a Cardiff, sulla Baia di Bristol, è un potenziale acceleratore del processo di disgregazione del Regno. I leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord – riporta il quotidiano britannico – si sono dati appuntamento presso l’hotel a cinque stelle St David’s per firmare una dichiarazione congiunta che rivendichi il diritto di indire referendum sull’indipendenza. Una mossa strategica e provocatoria nei confronti di Londra, ma che non può essere liquidata come una boutade, dal momento in cui – per la prima volta nella storia recente – i governi di queste tre nazioni costitutive del Regno Unito sono guidati da partiti favorevoli alla separazione dall’Inghilterra.

Il vertice – a cui parteciperanno i first minister John Swinney (Scozia), Rhun ap Iorwerth (Galles) e Michelle O’Neill (Irlanda del Nord) – si terrà a due giorni di distanza dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, il quale ha affermato che gli “piacerebbe molto” vedere un’Irlanda unita. Durante una visita a Dublino, sabato, ha definito l’eventuale unione dell’Irlanda del Nord con la Repubblica “una cosa fantastica”, chiedendosi: “Come potrebbe essere un male?”. Il presidente statunitense è intervenuto mentre i leader nazionalisti esercitano forti pressioni sul primo ministro britannico Andy Burnham, che ha posto il decentramento dei poteri in Inghilterra al centro della propria agenda.

Gli esperti concordano sul fatto che il tempismo del vertice sia stato favorito anche da un recente scivolone dello stesso Burnham, che pochi giorni fa in Parlamento ha accennato alla possibilità di autorizzare un secondo referendum in Scozia qualora vi fosse un “chiaro consenso pubblico”. Nonostante Downing Street si sia affrettata a fare marcia indietro definendo i referendum “fuori discussione”, gli analisti ritengono che Burnham abbia aperto un vaso di Pandora. Una fonte vicina a Swinney ha riferito al quotidiano che Burnham ha commesso un grave errore con quella dichiarazione e che gli unionisti dovrebbero essere molto preoccupati. Lo stesso leader dell’Snp e primo ministro scozzese ha detto al Telegraph che Burnham “sta affrontando l’idea di passare alla storia come l’ultimo primo ministro del Regno Unito”.

Quel che è certo è che la spinta indipendentista che minaccia di frammentare il Regno sta vivendo una stagione unica. La disfatta del Partito laburista in Galles alle elezioni di maggio ha fatto in modo che, per la prima volta, partiti indipendentisti siano al potere contemporaneamente in tre nazioni su quattro. Plaid Cymru è diventato il partito più grande nel Senedd di Cardiff, con Rhun ap Iorwerth, il suo leader, che ha assunto la carica di primo ministro del Paese. Nel frattempo, l’Snp ha consolidato la sua posizione di forza dominante in Scozia, nonostante la perdita di sei seggi al Parlamento scozzese a favore dei riformisti e dei Verdi. Il Sinn Fein ha vinto le elezioni di Stormont nel 2022, anche se l’abbandono dell’aula da parte del Dup ha fatto sì che Michelle O’Neill dovesse aspettare fino al 2024 per diventare premier. Si prevede che Sinn Fein manterrà il potere quando il Paese si recherà alle urne il prossimo anno.

Swinney ha dichiarato: “Per la prima volta in assoluto, Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono guidate da primi ministri favorevoli all’indipendenza. Non potrebbe esserci segnale più chiaro del fatto che lo status quo non è sostenibile e che Westminster deve prepararsi a un futuro post-Regno Unito”. E ancora: “Domani a Cardiff non vedo l’ora di discutere di un futuro migliore con i partner di tutte queste isole, e questo sarà possibile solo con il nuovo inizio dell’indipendenza”.

Il programma prevede che i tre leader – a cui si unirà Mary Lou McDonald, presidente del Sinn Fein e leader dell’opposizione in Irlanda – terranno una conferenza stampa dopo la firma di un memorandum d’intesa che impegna i rispettivi partiti a collaborare. L’accordo – riferisce sempre il Telegraph – riguarderà quattro ambiti: economia, energia, Europa, nonché cooperazione internazionale e autodeterminazione. Tutti e tre i partiti concorderanno sulla necessità che le rispettive nazioni facciano parte dell’Unione Europea: la Scozia e il Galles come nuovi membri, e l’Irlanda del Nord come parte della Repubblica d’Irlanda. A quanto si apprende, il memorandum d’intesa li impegnerà inoltre a rafforzare le relazioni con i “vicini” europei in vista dell’indipendenza. La sezione dell’accordo dedicata all’economia sosterrà che il modello economico del Regno Unito non funziona per i cittadini di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Il vertice non avrà un impatto legale, dal momento in cui si tiene tra leader in veste di “capi di partito” e non di governi formali. Ed è vero – come sottolineano alcuni commentatori di area unionista – che la maggioranza dei cittadini del Regno Unito reputa prioritario affrontare le questioni economiche, anziché lanciarsi in referendum potenzialmente divisivi, la cui indizione resta saldamente in mano a Westminster. E tuttavia la dimensione simbolica dell’evento non ne riduce la rilevanza: l’asse Cardiff-Edimburgo-Belfast per un futuro “post-Regno Unito” all’interno dell’UE rappresenta la sfida costituzionale più coordinata e pericolosa mai affrontata da Londra.

Di Giulia Belardelli su Huffpost

 

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