Anno: XXVIII - Numero 163    
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Tasse invisibili, i dipendenti pagano senza accorgersene

Irpef, contributi, Iva e accise assorbono 19.706 euro: solo 887 vengono pagati direttamente dalla famiglia.

Tasse invisibili, i dipendenti pagano senza accorgersene

Il fisco italiano ha un volto che il contribuente vede raramente. Non arriva soltanto attraverso il modello dei redditi, il bollettino da pagare o il versamento effettuato allo sportello. Per la maggioranza delle famiglie, il prelievo fiscale avviene molto prima: direttamente dalla busta paga oppure, ancora più silenziosamente, dentro il prezzo dei beni e dei servizi acquistati ogni giorno.

È questo il dato più significativo che emerge dall’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia, che ha ricostruito il carico fiscale complessivo sostenuto nel 2026 da una famiglia italiana “tipo”: una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico, due automobili e una casa di proprietà.

Il risultato è impressionante: 20.592 euro di tasse e contributi nell’arco di un anno. Ma soltanto una piccola parte di questa cifra viene materialmente percepita dalla famiglia come un pagamento fiscale.

Il 95,7% del fisco passa sotto traccia

Secondo la Cgia, ben 19.706 euro, pari al 95,7% del prelievo complessivo, vengono pagati senza che il contribuente debba effettuare un versamento diretto.

Una parte viene trattenuta direttamente dalla busta paga. È il caso dell’Irpef, dei contributi previdenziali e delle addizionali regionali e comunali.

Un’altra parte è invece incorporata nei prezzi: l’Iva sugli acquisti, le accise sui carburanti e altri tributi collegati ai consumi e alla proprietà dei veicoli.

La famiglia, dunque, paga ma spesso non ha la sensazione di “pagare una tassa”.

Tipologia di prelievo

Importo annuo

Incidenza

Imposte e contributi trattenuti alla fonte

13.030 €

63,3%

Imposte indirette e “nascoste”

6.676 €

32,4%

Pagamenti diretti e consapevoli

887 €

4,3%

Totale

20.592 €

100%

Il dato più clamoroso è proprio quell’ultimo 4,3%. Soltanto 887 euro vengono pagati in maniera direttamente consapevole, attraverso il bollo auto e la Tari.

Tutto il resto viene prelevato prima ancora che il cittadino possa decidere se, quando e come effettuare il pagamento.

La busta paga è il primo grande “esattore”

Il meccanismo più evidente riguarda il lavoro dipendente.

Il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta: calcola e trattiene le imposte dovute dal lavoratore, versandole successivamente allo Stato. Lo stesso accade per i contributi previdenziali.

Per il dipendente, quindi, il salario che arriva sul conto corrente è già un salario “netto” di una parte consistente del prelievo pubblico.

Prelievo

Come viene pagato

Effetto per il lavoratore

Irpef

Trattenuta in busta paga

Riduce direttamente il netto

Contributi Inps

Trattenuta/prelievo contributivo

Finanzia la previdenza

Addizionale regionale

Busta paga

Prelievo automatico

Addizionale comunale

Busta paga

Prelievo automatico

Iva

Incorporata nel prezzo

Pagata al momento dell’acquisto

Accise carburanti

Incorporate nel prezzo

Pagate con il rifornimento

Rc auto

Imposte e contributi inclusi nel premio

Pagamento indiretto

Canone Rai

Prelievo incorporato nella bolletta elettrica

Quasi impercettibile

Bollo auto

Versamento diretto

Pagamento consapevole

Tari

Versamento diretto

Pagamento consapevole

Il sistema produce così un paradosso: più il prelievo viene automatizzato, meno il contribuente percepisce il peso della tassazione.

E questo cambia anche la percezione politica del fisco. Una tassa che viene sottratta direttamente dal reddito prima che questo arrivi nelle tasche del cittadino è molto meno visibile di una richiesta di pagamento da migliaia di euro.

Le “tasse invisibili” entrano nel carrello della spesa

Il secondo grande capitolo è rappresentato dalle imposte indirette.

Quando un cittadino acquista un prodotto, paga il prezzo esposto senza necessariamente separare mentalmente la quota destinata al venditore da quella destinata allo Stato.

L’Iva è l’esempio più evidente.

Ma il fenomeno riguarda anche il carburante: nel prezzo della benzina e del gasolio sono incorporate le accise, che diventano quindi un prelievo fiscale automatico ogni volta che si fa rifornimento.

Lo stesso principio vale per altri costi obbligatori, come quelli collegati alla Rc auto.

Il contribuente, in altre parole, non apre il portafoglio per pagare una tassa: apre il portafoglio per comprare qualcosa. La differenza psicologica è enorme.

Irpef: il grande protagonista, ma non tutto il fisco

L’Irpef rimane la principale imposta sul reddito delle persone fisiche e rappresenta una delle voci più importanti del sistema tributario.

Ma, osserva la Cgia, il suo peso sul gettito fiscale complessivo è intorno al 30%.

Questo significa che circa il restante 70% del prelievo dipende da una pluralità molto ampia di imposte, contributi e tributi.

Ed è proprio qui che diventa più complesso anche il dibattito sull’evasione fiscale.

Ridurre il problema alla contrapposizione tra dipendenti “onesti” e autonomi “evasori” rischia infatti di essere una semplificazione.

L’evasione non è soltanto un problema degli autonomi

Il lavoro autonomo presenta certamente alcune caratteristiche che possono rendere più difficile il controllo di determinati flussi economici, soprattutto quando il pagamento non passa attraverso sistemi tracciabili.

Ma l’evasione fiscale è un fenomeno molto più esteso.

Coinvolge anche lavoratori in nero, imprese, società di capitali, operazioni internazionali e grandi operatori economici.

Il punto centrale, quindi, non dovrebbe essere individuare una categoria da mettere sul banco degli imputati, ma capire dove si concentra effettivamente il tax gap e quali strumenti consentano di recuperarlo senza aumentare ulteriormente la pressione sui contribuenti già fiscalmente tracciati.

La riscossione cresce: nel 2025 recuperati 36,2 miliardi

Un altro dato significativo riguarda la lotta all’evasione.

Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, per conto degli altri enti creditori, hanno recuperato 36,2 miliardi di euro.

Secondo l’elaborazione della Cgia, si tratta di un record assoluto.

Anno

Recupero da contrasto all’evasione

2022

circa 25,2 miliardi €

2025

36,2 miliardi €

Incremento 2022-2025

quasi +44%

A sostenere l’aumento del recupero sono stati anche strumenti che hanno progressivamente reso più tracciabili i rapporti economici: fatturazione elettronica, trasmissione telematica dei corrispettivi, split payment e strumenti di compliance fiscale.

La tecnologia, dunque, sta modificando profondamente il rapporto tra contribuente e amministrazione finanziaria.

Il fisco non deve necessariamente “vedere” il cittadino: sempre più spesso vede automaticamente la transazione.

42,8 milioni di contribuenti Irpef

Il quadro complessivo riguarda una platea enorme.

In Italia i contribuenti Irpef sono 42,8 milioni.

Categoria

Contribuenti

Lavoratori dipendenti

24,1 milioni

Pensionati

14,5 milioni

Lavoratori autonomi

1,6 milioni

Altri redditi

1,6 milioni

Totale

42,8 milioni

La fotografia conferma un elemento fondamentale: la maggioranza assoluta dei contribuenti è costituita da lavoratori dipendenti e pensionati.

Sono loro, insieme alle altre categorie, a sostenere il complesso sistema di entrate pubbliche.

Roma al primo posto

Interessante anche la distribuzione territoriale.

Roma guida la classifica con circa 3 milioni di contribuenti Irpef, dei quali circa 103 mila autonomi.

Segue Milano, con quasi 2,5 milioni di contribuenti, compresi circa 95 mila autonomi.

Napoli si colloca al terzo posto, con circa 1,6 milioni di contribuenti, dei quali poco più di 60 mila autonomi.

Città

Contribuenti Irpef

Autonomi

Roma

circa 3 milioni

circa 103.000

Milano

quasi 2,5 milioni

circa 95.000

Napoli

circa 1,6 milioni

poco più di 60.000

Sono numeri che raccontano anche la concentrazione economica e amministrativa del Paese.

Italia quinta nell’Ue per pressione fiscale

Il problema non riguarda soltanto la distribuzione interna del prelievo. C’è anche una questione di competitività internazionale.

Nel 2025 la pressione fiscale italiana si è attestata al 43,1% del Pil, collocando l’Italia al quinto posto nell’Unione europea.

Davanti si trovavano Francia, Danimarca, Belgio e Austria.

Paese

Pressione fiscale 2025

Francia

46,1%

Danimarca

45,5%

Belgio

44,2%

Austria

44,1%

Italia

43,1%

Germania

41,8%

Media Ue-27

40,7%

Spagna

38,1%

Il confronto con i principali partner commerciali è particolarmente significativo.

La Germania si trova all’1,3% di Pil sotto l’Italia, mentre la Spagna è addirittura a 5 punti percentuali in meno.

Rispetto alla media europea, l’Italia presenta un divario di 2,4 punti percentuali.

Il vero problema è quanto pesa il fisco che non vediamo

L’elaborazione della Cgia offre quindi una chiave di lettura che va oltre il semplice dato numerico.

Il problema italiano non è soltanto quanto si paga, ma anche come lo si paga.

Quando quasi 20 mila euro su 20.592 vengono prelevati automaticamente o sono incorporati nei consumi, il rapporto tra cittadino e fisco diventa quasi invisibile.

Ed è proprio questa invisibilità a rendere il sistema particolarmente difficile da percepire nella sua interezza.

Il lavoratore dipendente vede il netto in busta paga, non necessariamente tutto ciò che è stato sottratto prima di arrivarci. Il consumatore vede il prezzo al supermercato o alla pompa di benzina, non la quota fiscale contenuta in quel prezzo. Il proprietario dell’auto paga l’assicurazione, ma non sempre percepisce distintamente tutte le componenti fiscali del premio.

Il fisco, insomma, è molto più presente nella vita quotidiana di quanto sembri.

E qui si apre la vera questione politica: se la pressione fiscale è elevata ma il prelievo è in gran parte invisibile, il rischio è che il cittadino perda la percezione del costo reale dello Stato.

Una democrazia fiscale sana dovrebbe invece rendere comprensibile il rapporto tra quanto si versa e quanto si riceve in cambio.

Perché una tassa che non si vede non è una tassa che non pesa.

Pesa sul reddito, pesa sui consumi, pesa sulla famiglia. Semplicemente, il contribuente se ne accorge molto meno.

 

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