RINVIARE LA SCUOLA PER RECUPERARE I VACCINI
Dopo la morte della bambina a Palermo, Bassetti propone una verifica straordinaria delle coperture vaccinali nelle scuole siciliane.
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La proposta è destinata a far discutere: rinviare, sia pure per un breve periodo, l’apertura delle scuole primarie in Sicilia per consentire alle autorità sanitarie di verificare uno per uno lo stato vaccinale degli alunni e recuperare eventuali immunizzazioni mancanti. A lanciarla è Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, intervenuto dopo la morte a Palermo di una bambina di quattro anni colpita da difterite.
Per ora la proposta di Bassetti non ha finora raccolto adesioni ufficiali da parte della Regione Siciliana, del Ministero o delle autorità scolastiche. La stessa stampa siciliana sottolinea che si tratta, al momento, di una proposta personale dell’infettivologo. La Procura per i minorenni di Palermo, da parte sua, ha disposto accertamenti urgenti per verificare la posizione vaccinale dei bambini e l’effettivo rispetto degli obblighi. È una risposta che va nella stessa direzione indicata da Bassetti — controllare bambino per bambino — ma senza condividere, almeno ufficialmente, l’idea di rinviare la campanella
Non una provocazione politica, sostiene l’infettivologo, né tantomeno una misura punitiva nei confronti delle famiglie. Piuttosto, una risposta eccezionale a un evento che, nel 2026 e in un Paese dotato di un sistema sanitario avanzato, non dovrebbe più riportare la difterite al centro della cronaca.
«Alla luce della situazione delle coperture vaccinali in Sicilia e dopo il caso di difterite – ha scritto Bassetti – sarebbe ragionevole valutare un breve rinvio dell’inizio delle lezioni, almeno nelle scuole primarie, per consentire alle autorità sanitarie di verificare puntualmente lo stato vaccinale degli iscritti e, dove necessario, completare i percorsi di recupero».
Il punto centrale della proposta è proprio questo: non limitarsi ai dati statistici generali, ma procedere a una verifica concreta della posizione vaccinale dei singoli bambini. Un controllo «persona per persona», come lo definisce Bassetti, per accertare l’effettiva somministrazione delle vaccinazioni previste e intervenire rapidamente laddove il ciclo vaccinale risulti incompleto.
La questione riguarda direttamente anche la scuola. La vaccinazione contro la difterite rientra infatti tra quelle previste dalla normativa italiana e l’ingresso nella scuola primaria rappresenta uno dei momenti importanti per i richiami contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite. Per Bassetti, dunque, proprio la ripresa delle lezioni potrebbe diventare l’occasione per una grande operazione di prevenzione e recupero.
L’obiettivo non sarebbe quello di tenere chiuse le scuole, ma di utilizzare un eventuale breve slittamento per mettere in sicurezza la popolazione scolastica più esposta. «Prima di riaprire le aule – è il senso della posizione dell’infettivologo – bisognerebbe fare tutto ciò che è possibile per renderle sicure».
La proposta arriva mentre a Palermo proseguono gli accertamenti sulla morte della piccola Anna Rosa. L’Istituto Superiore di Sanità ha comunicato che le analisi effettuate sui campioni inviati dall’Arnas Civico-Di Cristina-Benfratelli hanno confermato la presenza del Corynebacterium diphtheriae e del gene responsabile della produzione della tossina collegata alla difterite respiratoria. Si tratta di un elemento centrale nell’inchiesta sanitaria e giudiziaria, anche se l’esatta ricostruzione delle cause del decesso e delle eventuali responsabilità resta affidata agli accertamenti in corso.
I genitori della bambina hanno infatti presentato un esposto alla Procura di Palermo. La denuncia, curata dall’avvocato Luigi Marrandino del Foro di Napoli Nord, riguarda l’assistenza ricevuta dalla piccola nelle strutture ospedaliere Cervello, Di Cristina e Civico durante i giorni compresi tra il 13 e il 19 agosto, data della morte.
Secondo quanto sostenuto nell’esposto, la bambina avrebbe ricevuto inizialmente diagnosi che la famiglia ritiene errate e cure che, sempre secondo la ricostruzione dei genitori, non sarebbero state adeguate alla gravità della situazione. Si tratta però di contestazioni tutte da verificare. La documentazione sanitaria è stata acquisita dagli investigatori e sarà ora sottoposta all’esame degli inquirenti e dei consulenti tecnici.
L’autopsia rappresenterà un passaggio decisivo. Dovrà chiarire le cause della morte, la progressione dell’infezione e l’eventuale incidenza delle cure e degli interventi effettuati durante il ricovero. La famiglia ha nominato come proprio consulente Maurizio Municinò, specialista in medicina legale, igiene e prevenzione. Solo al termine degli accertamenti tecnici sarà possibile stabilire se vi siano state responsabilità individuali o carenze nell’assistenza sanitaria.
Ma accanto al capitolo giudiziario resta quello, più ampio, della prevenzione. Ed è qui che si inserisce la proposta di Bassetti. La morte di una bambina non può essere trasformata automaticamente in un processo alle famiglie, ai medici o alle istituzioni prima che siano concluse le indagini. Può però imporre una domanda immediata: le coperture vaccinali sono davvero sufficienti e i sistemi di controllo riescono a intercettare tempestivamente chi è rimasto fuori dai percorsi di immunizzazione?
Bassetti propone una risposta radicale proprio perché ritiene che un singolo caso di difterite debba essere trattato come un campanello d’allarme. Non basta conoscere la percentuale media regionale delle vaccinazioni. Occorre capire dove esistano eventuali sacche di scopertura, quali bambini abbiano cicli incompleti e se le famiglie siano state effettivamente raggiunte dai servizi sanitari.
Un eventuale rinvio dell’apertura delle scuole avrebbe naturalmente conseguenze organizzative e dovrebbe essere valutato dalle autorità competenti sulla base di dati epidemiologici aggiornati. La proposta dell’infettivologo, dunque, non equivale a una decisione già presa né a un provvedimento imminente. Ma mette sul tavolo una questione che la tragedia di Palermo ha reso impossibile ignorare.
La vera sfida, probabilmente, è evitare che il dibattito si riduca all’ennesimo scontro ideologico tra favorevoli e contrari ai vaccini. Il problema posto da Bassetti è più concreto: se esistono bambini non adeguatamente protetti contro malattie prevenibili, il sistema sanitario deve essere in grado di individuarli e di offrire rapidamente un percorso di recupero.
La scuola potrebbe diventare il punto di incontro tra famiglie, servizi sanitari e prevenzione. Un controllo straordinario, se fondato su dati precisi e accompagnato da un’organizzazione efficace, potrebbe consentire di recuperare le vaccinazioni mancanti senza trasformare l’emergenza in una battaglia politica.
Dopo Palermo, insomma, la domanda non riguarda soltanto ciò che è accaduto alla piccola Anna Rosa e le eventuali responsabilità che dovranno essere accertate dalla magistratura. Riguarda anche ciò che il sistema sanitario sarà capace di fare da domani.
Per Bassetti, la risposta è chiara: prima di riempire di nuovo le aule, bisogna sapere se tutti i bambini sono davvero protetti. E, se qualcuno non lo è, intervenire subito.
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