Sicurezza e debito, sui numeri esplode lo scontro di Ferragosto
Il Viminale rivendica il calo dei reati, il Pd contesta il confronto. Sul record del debito nuovo duello tra M5S e maggioranza.
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Sicurezza e conti pubblici alimentano lo scontro politico nel fine settimana di Ferragosto. Da una parte il dossier del Viminale, con il calo dei reati registrato nei primi sei mesi del 2026; dall’altra il nuovo massimo raggiunto dal debito pubblico italiano. Gli stessi numeri diventano la base di letture opposte tra Governo e opposizioni.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rivendica i risultati ottenuti sul contrasto alla criminalità e all’immigrazione irregolare. Il Partito democratico contesta invece il periodo scelto per il confronto e sostiene che, allargando l’osservazione all’intera legislatura, i delitti rimangano più numerosi rispetto al 2022.
Sul versante economico, il Movimento 5 Stelle considera il nuovo record del debito la prova del fallimento della politica governativa. Fratelli d’Italia replica richiamando la riduzione del deficit, l’avanzo primario, il calo dello spread e l’andamento dell’occupazione.
«L’Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo», afferma Piantedosi presentando il rapporto del Viminale.
Il ministro sottolinea «un calo generalizzato dei reati» e la riduzione dei delitti considerati di maggiore allarme sociale: omicidi, violenze sessuali, furti e rapine. Anche gli omicidi con vittime di sesso femminile risultano in diminuzione.
Nei primi sei mesi del 2026 sono stati segnalati 1.068.240 delitti, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il riferimento al 2024 contenuto nel testo di partenza non risulta dunque corretto. Nell’intero 2025, invece, la riduzione rispetto all’anno precedente era stata dell’1,8%.
Gli omicidi volontari sono stati 138, con una flessione del 15,3%. Le donne uccise sono state 34, contro le 54 del primo semestre del 2025: una diminuzione di circa il 37%. Soltanto otto casi, però, sono stati qualificati attraverso la nuova fattispecie autonoma di femminicidio, entrata in vigore il 17 dicembre 2025.
Il Viminale attribuisce particolare rilievo anche ai dati sull’immigrazione irregolare. Gli arrivi via mare sono stati 14.388, contro i 30.060 dello stesso periodo del 2025: un calo del 52%.
I rimpatri sono invece aumentati del 34,3%, passando da 3.301 a 4.432. Secondo Piantedosi, questi risultati dimostrano «l’efficacia delle azioni messe in campo dal Governo Meloni».
Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia nella commissione Affari costituzionali della Camera, rivendica una strategia basata su «fermezza e concretezza operativa».
«Mentre c’è chi straparla e propone soluzioni che non esistono nella realtà, il Governo continua a lavorare con i fatti. I rimpatri sono aumentati del 34,3% nel primo semestre del 2026. Crescono sia le espulsioni, del 28,5%, sia i rimpatri volontari assistiti, dell’87,3%», afferma Russo.
Il parlamentare cita inoltre quasi 100mila rimpatri volontari assistiti da Libia, Algeria e Tunisia a partire dal 2023.
L’opposizione non mette in discussione la riduzione registrata nell’ultimo periodo, ma contesta il modo in cui viene presentata.
Secondo Matteo Mauri, deputato e responsabile nazionale Sicurezza del Pd, il calo del 2025 e quello del primo semestre 2026 arrivano dopo due anni consecutivi di crescita dei reati.
«In questi anni di governo Meloni la criminalità è aumentata, non diminuita», sostiene Mauri. Il parlamentare afferma che nel 2024 i delitti avevano raggiunto un livello superiore del 6,4% rispetto al 2022. La flessione successiva non avrebbe ancora riportato il dato ai valori precedenti all’insediamento dell’attuale esecutivo: nel 2025 i reati sarebbero rimasti superiori del 4,4% rispetto al 2022.
Il responsabile Sicurezza del Pd richiama anche i dati sulla percezione dei cittadini: «Il senso di insicurezza nel 2025 è schizzato al 27%, ben il 5,1% in più dell’ultimo anno prima del governo Meloni».
Mauri denuncia, inoltre, una riduzione del personale, sostenendo che la Polizia di Stato abbia duemila agenti in meno, e il deterioramento del potere d’acquisto degli stipendi delle forze dell’ordine.
La divergenza politica nasce quindi soprattutto dalla base temporale scelta: il Governo concentra l’attenzione sull’ultima inversione di tendenza, mentre il Pd confronta i livelli attuali con quelli del 2022.
Semenzato: «Il calo delle donne uccise è importante»
Martina Semenzato, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio ed esponente di Noi Moderati, guarda con favore alla diminuzione degli omicidi con vittime donne.
«Sono dati che ci fanno ben sperare e che, pur non cancellando la gravità dei singoli episodi, segnalano l’effetto delle misure di prevenzione e degli interventi di contrasto alla violenza sulle donne», sostiene.
Semenzato ricorda che le vittime di sesso femminile sono diminuite del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel dettaglio, il dossier registra 26 donne vittime di omicidio volontario e otto casi qualificati in base alla nuova fattispecie di femminicidio.
Il dato richiede tuttavia una precisazione: la diminuzione del 37% riguarda il complesso delle donne uccise, non i soli procedimenti nei quali è stato contestato il reato autonomo di femminicidio.
Il debito pubblico supera 3.207 miliardi
Il secondo fronte dello scontro riguarda i conti dello Stato. A giugno 2026 il debito delle amministrazioni pubbliche ha raggiunto il nuovo massimo di 3.207,2 miliardi di euro.
L’aumento è stato di 26,2 miliardi rispetto a maggio e di circa 136 miliardi rispetto a giugno 2025. Secondo la Banca d’Italia, la crescita mensile riflette il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari a 13,3 miliardi, l’aumento di 9,8 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro e altri effetti finanziari per 3,1 miliardi.
Il dato assoluto rappresenta un record, ma da solo non descrive interamente la sostenibilità dei conti. Per valutarla occorre considerare anche il rapporto tra debito e Pil, il costo degli interessi, la crescita economica e la capacità dello Stato di produrre un avanzo primario.
Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Mario Turco legge i dati di Bankitalia come una bocciatura dell’esecutivo.
«A giugno il debito pubblico italiano ha raggiunto il nuovo record di 3.207,2 miliardi di euro, con un aumento di 26,2 miliardi in un solo mese e di circa 136 miliardi rispetto a giugno dello scorso anno», afferma il senatore.
«Altro che tenuta dei conti pubblici: dopo anni di rigore, il debito continua a crescere e la crescita economica risulta sostanzialmente azzerata», conclude Turco.
Le preoccupazioni sull’andamento del debito non appartengono soltanto all’opposizione. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha rilevato che il rapporto con il Pil potrebbe passare dal 137,1% del 2025 al 138,6% nel 2026, prima dell’inizio della discesa prevista dal Governo. Le stime restano inoltre esposte ai rischi derivanti dal quadro internazionale e dal costo dell’energia.
FdI rivendica deficit, spread e occupazione
Nicola Calandrini, presidente della commissione Bilancio del Senato e parlamentare di Fratelli d’Italia, respinge la lettura del Movimento 5 Stelle.
Secondo Calandrini, i dati descrivono «un’Italia oggi più solida, credibile e rispettata». Il senatore cita la riduzione dello spread, il ritorno all’avanzo primario, l’occupazione ai massimi storici e la crescita tendenziale dell’1% registrata dall’economia nei primi due trimestri del 2026.
Il riferimento al rapporto deficit-Pil sceso all’8,1% del 2022 al 3,1% riguarda però due fasi diverse: il valore del 2022 era ancora condizionato dagli interventi straordinari adottati durante la pandemia e la crisi energetica. Il 3,1% è invece il dato relativo al 2025, accompagnato da un avanzo primario pari allo 0,7% del Pil.
Il quadro presenta dunque segnali differenti. Il deficit si è ridotto, l’avanzo primario è tornato positivo e l’occupazione è cresciuta. Allo stesso tempo, il debito nominale ha superato per la prima volta i 3.200 miliardi e il suo rapporto con il Pil è previsto ancora in aumento nel 2026.
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