Più stipendio, riposi e formazione
La battaglia del Sindacato degli Infermieri spagnolo per gli infermieri specializzandi.
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Il Sindacato degli Infermieri spagnolo presenta nuove osservazioni al decreto che regolerà il percorso degli infermieri con formazione specialistica post-laurea. Tra le richieste figurano riposi più lunghi dopo i turni di guardia, maggiore tutela della formazione, stipendi equiparati agli infermieri del Servizio sanitario e una revisione obbligatoria della norma entro cinque anni.
Il Sindacato degli Infermieri SATSE torna a chiedere un rafforzamento delle tutele per gli infermieri con formazione specialistica post-laurea (EIR), professionisti che stanno svolgendo il percorso di formazione specialistica in Spagna. L’organizzazione sindacale ha infatti presentato una nuova serie di osservazioni al progetto di Real Decreto predisposto dal Ministero della Salute, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro, la qualità della formazione e il riconoscimento economico delle future infermiere specialiste.
Secondo SATSE, il testo predisposto dal Ministero rappresenta un passo avanti, ma necessita ancora di importanti modifiche affinché il periodo di specializzazione possa realmente coniugare attività assistenziale, formazione e tutela della salute dei professionisti.
Uno dei punti principali riguarda l’organizzazione dell’orario di lavoro.Il progetto di decreto stabilisce già che tra la fine di un turno e l’inizio del successivo debbano intercorrere almeno 12 ore consecutive di riposo. Per SATSE, tuttavia, questa garanzia non è sufficiente.
Il sindacato propone infatti che li infermieri specializzandi possano beneficiare del riposo del lunedì quando effettuano una guardia superiore alle dodici ore nella giornata di sabato. Analogamente, chiede che venga garantito un giorno di recupero anche dopo qualsiasi guardia superiore alle dodici ore svolta durante la settimana.
L’organizzazione sottolinea inoltre che le attività formative non dovrebbero mai essere programmate durante i periodi destinati al recupero psicofisico, evitando così che il tempo di riposo venga di fatto compromesso da lezioni o attività didattiche obbligatorie.
Un altro tema centrale riguarda la qualità del percorso formativo.
SATSE ritiene indispensabile che, durante l’orario di lavoro, venga assicurato il pieno svolgimento dei programmi di specializzazione previsti per ciascuna area infermieristica. Secondo il sindacato, l’organizzazione dei turni non dovrebbe penalizzare la formazione né ridurre il tempo destinato all’apprendimento. Per questo motivo propone che le ore dedicate alla formazione siano chiaramente distinte dall’attività assistenziale e vengano considerate a tutti gli effetti come orario ordinario di lavoro.
L’obiettivo è evitare che la formazione venga progressivamente assorbita dalle esigenze organizzative dei servizi, trasformando il periodo di specializzazione quasi esclusivamente in attività lavorativa.
Particolarmente significativo è il capitolo dedicato al trattamento economico.
SATSE sostiene che la retribuzione delle infermieri specializzandi debba essere equiparata allo stipendio base previsto per il personale infermieristico del Servizio sanitario, tenendo conto del livello universitario richiesto per accedere ai programmi di specializzazione.
Il sindacato evidenzia come molti infermieri, entrando nel percorso EIR, subiscano una consistente riduzione della retribuzione rispetto a quella percepita come infermieri dipendenti del sistema sanitario pubblico. In alcuni casi, osserva SATSE, la diminuzione degli stipendi potrebbe arrivare fino a quasi il 50%, una situazione ritenuta incompatibile con il livello di responsabilità e con l’elevata qualificazione richiesta.
Per questo viene chiesto un aggiornamento sia dello stipendio base sia delle indennità, con particolare attenzione agli emolumenti legati al grado di formazione e alla formazione continua.
Le richieste riguardano anche le mensilità aggiuntive. SATSE propone che ciascuna gratifica straordinaria sia composta almeno da una mensilità di stipendio e dell’indennità di formazione, includendo inoltre la media dell’indennità per l’attività assistenziale continuativa percepita nei sei mesi precedenti.
Una modifica che, secondo il sindacato, consentirebbe di riconoscere in maniera più equa il lavoro realmente svolto durante il periodo di specializzazione.
Le richieste avanzate dal sindacato non si limitano agli aspetti economici. Fin dall’avvio del percorso di riforma, Satse ha insistito sulla necessità di garantire a ogni infermiere (EIR) una tutela formativa reale, attraverso un sistema di tutoraggio individuale efficace e una maggiore responsabilizzazione dei centri di formazione.
Per raggiungere questo obiettivo, il sindacato ritiene indispensabile mantenere un corretto rapporto numerico tra tutor e infermieri in formazione, evitando che un numero eccessivo di specializzandi venga affidato allo stesso professionista.
Satse propone inoltre che gli anni trascorsi come infermiere residente vengano pienamente valorizzati nei futuri concorsi pubblici, nelle procedure per l’accesso agli incarichi a tempo determinato e indeterminato, nei percorsi di ricerca e nella progressione di carriera. Secondo il sindacato, il periodo di formazione specialistica rappresenta un’esperienza professionale altamente qualificante e dovrebbe essere riconosciuto come tale in tutti i percorsi di sviluppo professionale.
Infine, Satse richiama l’attenzione su un problema che, a suo giudizio, interessa gran parte delle infermiere residenti. La formazione specialistica, osserva il sindacato, si basa oggi prevalentemente sull’apprendimento sul campo, attraverso il lavoro nei reparti, nelle sale operatorie, nei Pronto soccorso e negli altri servizi assistenziali.
Pur riconoscendo il valore dell’esperienza clinica, l’organizzazione ritiene necessario che venga garantito anche un adeguato spazio alla formazione teorica, affinché i futuri infermieri specialisti possano acquisire tutte le competenze scientifiche e professionali previste dai rispettivi programmi.
Per Satse, la riforma del decreto rappresenta un’occasione importante per migliorare non solo le condizioni di lavoro delle infermiere residenti, ma anche la qualità della formazione specialistica e, di conseguenza, dell’assistenza sanitaria offerta ai cittadini.
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