Proprio non s'intendono.
Pd e M5s fanno scintille in Parlamento su Ucraina, Tav e Safe.
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I 5 stelle trovano convergenze con l’Alleanza Verdi Sinistra, con i dem invece è notte fonda sulle missioni internazionali e sui prestiti Ue per la difesa. La prospettiva di scrivere una mozione comune è in alto mare. “Si devono vedere Schlein e Conte, se no non se ne esce”
Safe o non safe? La questione che agita la maggioranza – dopo che Antonio Tajani annuncia che, diversamente da quanto detto in passato, il governo ha intenzione di chiedere i prestiti dell’Ue per la Difesa – divide anche il Campo largo. E dentro il campo largo, anche il Pd.
Divergenze parallele. Alla Camera nel giorno in cui si votano le mozioni sulle missioni dei soldati italiani all’estero, il centrosinistra non sembra neppure una coalizione. Ognuno con la sua mozione, ognuno sul suo divanetto a scrivere il testo con gli staff di partito. Solo l’Alleanza Verdi Sinistra e il Movimento 5 stelle si strizzano l’occhio. Ad esempio, isolando il Pd sulla questione Tav. I dem a chiedere come la maggioranza l’audizione di Matteo Piantedosi, l’ala sinistra che vuole invece Matteo Salvini per capire come mai dopo tanti anni quell’opera non si faccia. Sottotesto: non vanno criminalizzati i manifestanti pacifici. Ecco Chiara Appendino (M5s): “Ero, sono e resterò contro la Tav”. Arriva il sostegno di Marco Grimaldi (Avs): “Indipendentemente dall’opposizione, Salvini ha scelto di bucare 57 chilometri di montagna. È un’opera sbagliata, e lui ha scelto anche il metodo sbagliato per farla. Questo dovrebbe avere il coraggio di dire”. Ma la Torino-Lione è solo un capitolo dell’eterno dissidio tra le due anime del centrosinistra.
Sulle missioni, si diceva, M5s e Avs si schierano contro quella della Nato in Ucraina. Come recita la mozione dei 5 Stelle: “Non autorizzare per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2026 la prosecuzione delle seguenti missioni internazionali: Europe Nato Security Assistance and Training for Ukraine”. Per il Pd è un affronto. La segretaria Elly Schlein, una settimana fa, ha detto al Foglio che proprio il sostegno militare a Kiev è un punto ineludibile dell’alleanza. Ora si mette nero su bianco che metà coalizione non condivide. Voci dal M5s: “E cosa si aspettavano? Sono stati loro a metterla in questi termini, con un atteggiamento da prendere o lasciare”.
La cosa si mette male in vista del voto che ci sarà la prossima settimana in Parlamento, il 5 agosto, quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiederà il voto dell’aula sulla clausola di salvaguardia, l’autorizzazione cioè ad adattare temporaneamente gli obiettivi di bilancio, dopo che Bruxelles ha concesso maggiore flessibilità per le spese di energia e difesa. In quel frangente si discuterà del Safe, lo strumento finanziario pensato per investimenti e appalti congiunti nel settore della difesa.
Cinque Stelle e Avs sono contrari. Quanto al Pd, invece, neppure l’intelligenza artificiale ha capito che posizione abbia. I parlamentari si sono dati alla filologia. Citano l’intervista al Foglio di Schlein del 23 luglio per scorgervi qualche rinvio. Di sicuro ha detto di essere a favore Giuseppe Provenzano, il responsabile Esteri del partito, in un’intervista al Corriere della Sera, del 13 luglio scorso. Più datata è una mozione del 2025 a prima firma della capogruppo alla Camera Chiara Braga in cui sia ammetteva che il Safe è “l’unico strumento che presenta un embrione di solidarietà europea”, per quanto andrebbe trasformato da prestito da restituire a prestito a fondo perduto.
I riformisti del partito non hanno dubbi. “Il governo esca dall’ambiguità”, ha detto Piero Fassino dopo che Antonio Tajani e la Lega hanno litigato sul tema. Filippo Sensi ha denunciato “l’indecoroso balletto che mette in ridicolo l’Italia”. Ma anche il Pd non ha fatto chiarezza al suo interno. E la prospettiva di scrivere una mozione comune con M5s e Avs è in alto mare. “Non abbiamo ancora cominciato a lavorarci”, spiegano i pentastellati. Dal Pd confermano: “Si devono vedere Schlein e Conte, se no non se ne esce”. A Montecitorio una possibile soluzione filtra. Consiste nello scrivere un documento sulla clausola di salvaguardia, ma senza citare il Safe.
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