Anno: XXVIII - Numero 142    
Mercoledì 22 Luglio 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » Legittima difesa, il centrodestra si spacca: gelo degli alleati sulla proposta della Lega

Legittima difesa, il centrodestra si spacca: gelo degli alleati sulla proposta della Lega

Forza Italia boccia il disegno di legge Borghi, Fratelli d’Italia frena e tra i parlamentari leghisti prevale il silenzio.

Legittima difesa, il centrodestra si spacca: gelo degli alleati sulla proposta della Lega

Tutti in campo sulla sicurezza, ma divisi sulle modalità. A scuotere il centrodestra è soprattutto la legittima difesa, richiamata in causa dopo la condanna del gioielliere Mario Roggero ed evocata – sotto forma di scudo penale – per gli agenti che hanno fermato il marocchino Abderrahim Fakir, morto ammanettato a Bologna. La proposta della Lega di superare il principio di proporzionalità per cui “qualsiasi reazione” di chi subisce un’aggressione a mano armata non è più punibile, non convince gli alleati. E se Forza Italia si oppone, perché il disegno di legge del leghista Claudio Borghi “sconvolge i cardini del diritto penale”, i meloniani restano tiepidi. Con il capogruppo Galeazzo Bignami più esplicito, quando fa notare che “i presidi previsti dalla nostra Costituzione impedirebbero alla legge di essere promulgata”.

Ma anche nel Carroccio crescono i dubbi. Il primo indizio è il silenzio dei parlamentari leghisti nelle ultime 48 ore, da quando la proposta Borghi è stata annunciata e depositata al Senato. Qualche voce però trapela e prende le distanze. “Su questa proposta non esprimo alcun giudizio”, glissa la deputata Simonetta Matone. E l’ex magistrata taglia corto: “L’unica cosa che posso dire è che non è una mia proposta”. In silenzio Giulia Bongiorno, leghista doc e presidente della commissione Giustizia del Senato, la stessa che potrebbe avviare l’iter del disegno di legge.

A difendere la novità “con orgoglio” resta Matteo Salvini, convinto che il tema della legittima difesa “va aggiornato al 2026, tenendo anche in considerazione lo stato mentale di chi viene aggredito, di chi viene minacciato a mano armata”. E sulla scia Fonti leghiste che chiedono di far pagare i danni a chi organizza le manifestazioni. La Lega è infatti pronta a rilanciare la sua proposta di cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni di piazza: chi rompe, paga. Quanto accaduto a Bologna dimostra come questa misura sia necessaria. Con la speranza che non ci siano i veti che, nel recente passato, ne hanno impedito l’approvazione. Per il vicepremier, “non si può chiedere o pretendere totale, assoluta lucidità”.

Fratelli d’Italia evita lo scontro diretto ma sposta l’attenzione sui risarcimenti civili per chi commette reati gravi, affinché non siano più dovuti dalle vittime. Così nella corsa a intestarsi il tema, rispolvera la proposta di legge lanciata un anno fa. Il disegno di legge del senatore Speranzon, riproposto in una conferenza stampa con i capigruppo, risale al giugno 2025 ed esclude risarcimenti o indennità per chi delinque.

Stesso obiettivo del disegno di legge che la Lega ha depositato a inizio luglio: a spendersi per primo, il capogruppo Massimiliano Romeo, seguendo la tesi che “chi viola la legge e si espone ai rischi di un’attività criminale non può imputare agli altri, e meno che mai alle vittime dei propri reati, le conseguenze economiche delle proprie azioni”.

All’elenco va aggiunto il disegno di legge sulla sicurezza varato dal governo qualche settimana fa. Proprio per accelerare lo stop dei risarcimenti – finora affidato a tre ddl con tempi normalmente lunghi – la maggioranza l’ha inserito in un emendamento al decreto giustizia e immigrazione, in discussione al Senato. Peccato però che il decreto proceda a rilento, soffocato da oltre 500 emendamenti e dall’ostruzionismo delle opposizioni.

Di conseguenza è in forse pure la norma sulle intercettazioni (per ripristinare reati per i quali le intercettazioni di un’indagine possano diventare fonte di prova per un’altra): divide apertamente FdI e FI e per ora regna lo stallo. Ultima aggiunta, allo stesso decreto, è un emendamento dei relatori, per allungare di tre mesi il fermo dei migranti in caso di fuga.

Al di là delle modifiche, ora il rischio – e la maggioranza non lo nasconde – è che non ci sia il tempo per votare tutti gli emendamenti in commissione e si arrivi in aula senza il mandato al relatore, per cui toccherà riproporli lì.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.