Anno: XXVIII - Numero 137    
Mercoledì 15 Luglio 2026 ore 13:30
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Sulla guerra in Ucraina il Campo largo è esploso.

Il Pd: «Bisogna chiarire» Nuove accuse reciproche sul sostegno a Kyiv, Conte: «Ci temono». Ma la fronda dem aumenta: «Non possono esserci ambiguità»

Sulla guerra in Ucraina il Campo largo è esploso.

«Siamo sotto attacco». È un Giuseppe Conte formato vittimismo quello che risponde alle ipotesi di un “bacchettamento” nei suoi confronti da parte di Elly Schlein dopo l’ormai celebre frase sulle minacce russe «costruite» per «giustificare» il riarmo. L’ex presidente del Consiglio dice che non è vero niente, che figurarsi se si lascia bacchettare dalla segretaria del Pd, e che questi presunti ammonimenti siano stati messi in giro da quella «propaganda bellicista» che «crea volutamente confusione» sulle parole da lui pronunciate, nonostante le abbia ribadite parafrasando quelle del Generale Nato Alexus Grynkewich, il quale peraltro ha poi smentito quanto detto dal leader M5S. Ma tant’è.

Dalla faglia ucraina passa l’alleanza tra Pd, M5S e Avs, per non parlare della componente centrista della coalizione (componente centrista? Quale componente? Si chiedono ancora in molti dalle parti di via Campo Marzio). Ma soprattutto passa la discussione interna al Pd, spaccato tra chi risponde a tono un giorno sì e l’altro pure a Conte e i suoi colonnelli, chi rimane in silenzio perché d’accordo e chi vorrebbe rispondere perché in disaccordo, ma non può perché indispettire troppo il futuro alleato (forse) di governo smentirebbe quella linea del «testardamente unitari» portata avanti dal Nazareno. «Leggo che sull’Ucraina la linea dei progressisti non può essere quella di Fd’I – ha scritto ieri il senatore riformista Filippo Sensi – Rispondo che certo non può essere quella di Vannacci, della Lega, di Afd e Le Pen. Che peraltro coincide con quella dei 5 Stelle. Se ne facessero una ragione».

Ma la frattura è praticamente insanabile, e le parole di Conte a Napoli non hanno fatto altro che farla emergere. «Ciò che dà fastidio è la nostra critica al riarmo, a questa folle corsa dell’Europa ad armarsi – ha spiegato il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli». Europa che «dovrebbe parlare con una voce sola», ma siccome non ce la fa, è la linea Patuanelli, «si appiglia a questo afflato bellicista che ci porta a spendere miliardi e miliardi per le armi sulla base del principio di deterrenza». Poi l’ex ministro M5S pone l’accento su uno dei punti cruciali della discussione. «La posizione del M5S – sottolinea – coincide totalmente con la posizione anche dell’Alleanza verdi e sinistra, e quindi perché dovremmo silenziarci ed essere noi quelli divisivi?». Una domanda che tira in ballo uno dei tanti non detti della questione, e cioè che un 20% circa di elettori del campo largo, dunque poco meno di quelli del Pd, sposa la linea Conte. Una grana non da poco per Schlein, che anche per questo ha preferito evitare di rispondere in pubblico a Conte dopo la sua uscita di Napoli. A rispondere sull’Europa presunta e “bellicista” è stato invece l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

«Contro gli aiuti militari all’Ucraina e contro la difesa europea si va formando in Italia una convergenza trasversale che si esprime in alcuni voti al Parlamento europeo e prova a incidere, sia pure da posizioni di minoranza, sulle coalizioni di Governo e opposizione – ha scritto in un intervento su Repubblica senza citare il M5S, ma rivolto chiaramente a esso – Continuare a sostenere la resistenza dell’Ucraina è una doverosa scelta di principio — i confini non si modificano con le armi — ed è più che mai la sola condizione per rendere possibile una pace giusta e duratura, ma a sentir loro sarebbe invece una scelta “bellicista”». Per poi criticare l’approccio, ribadito sul palco di Napoli da Conte, per cui la spesa in armi sarebbe sottratta a quella per il welfare. «Mettere in contraddizione spesa sociale e spese per la difesa può apparire facile, davvero troppo facile per chi ambisce al governo – aggiunge Gentiloni – Se la sfida è di rendere le spese per la difesa compatibili con la finanza pubblica, una parte significativa della risposta è proprio nella dimensione europea e proprio questo dovrebbe essere il profilo delle forze di centrosinistra».

Una linea simile, almeno nell’approccio, a quella espressa negli scorsi giorni da un’altra mente molto ascoltata nel Pd, quella di Gianni Cuperlo. «La condanna dell’invasione russa dell’Ucraina non è in discussione, e chi fosse Putin lo sapevamo almeno dall’assassinio di Anna Politkovskaya, dai crimini in Cecenia e Siria, dall’annessione della Crimea e dalla repressione di ogni dissenso – ha spiegato il deputato, certo non di accusabile di “bellicismo” – Credo sia giusto cercare una via negoziale che preveda anche un compromesso territoriale, ma fino a quando non vi saranno segnali di una analoga volontà da parte di Mosca, bisogna continuare a sostenere la resistenza del popolo e del governo ucraino. Su questo discuteremo fino a trovare quella unità che in politica estera descrive autorevolezza e credibilità di un governo».

Giacomo Puletti su Il Dubbio

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