Oltre la riforma serve una visione comune.
Il consenso è un punto di partenza: ora servono attuazione, coraggio e una visione condivisa della professione.
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Il dato più significativo di questa riforma non è soltanto il suo contenuto, ma il percorso che l’ha resa possibile. Per quasi due anni l’avvocatura ha saputo mettere da parte appartenenze, sensibilità e interessi particolari per costruire una proposta comune, condivisa con le istituzioni e sostenuta da un consenso trasversale in Parlamento. È un metodo che vale quanto il risultato, perché restituisce alla professione quella capacità di rappresentarsi come comunità che negli ultimi anni era sembrata affievolirsi.
I principi richiamati dal presidente del Cnf, Francesco Greco – indipendenza, libertà, funzione costituzionale della difesa – non sono formule identitarie da esibire, ma il fondamento di una professione chiamata a misurarsi con trasformazioni profonde. L’avvocato del futuro dovrà confrontarsi con l’innovazione tecnologica, con nuove forme di organizzazione del lavoro e con una domanda di giustizia sempre più complessa. Per questo era necessario aggiornare le regole senza smarrire i valori che definiscono il ruolo dell’avvocatura nello Stato di diritto.
Naturalmente, il voto definitivo non rappresenterà il traguardo. La fase dei decreti attuativi sarà decisiva per tradurre i principi in norme efficaci e per evitare che le migliori intenzioni restino sulla carta. Servirà lo stesso spirito di collaborazione che ha accompagnato fin qui il percorso riformatore.
C’è poi un altro messaggio emerso dall’Agorà degli Ordini che merita attenzione: l’avvocatura non rivendica soltanto tutele per sé, ma chiede di essere parte attiva dell’organizzazione della giustizia. È un cambio di prospettiva importante. Se la professione vuole essere protagonista delle riforme, deve accettare anche la responsabilità di concorrere al buon funzionamento del sistema.
L’unità, dunque, non può essere un evento legato a una stagione legislativa. Deve diventare un patrimonio stabile, capace di accompagnare le sfide che attendono la categoria. Perché una riforma può cambiare le regole, ma è una comunità professionale coesa che può davvero cambiare il futuro.
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