A Cremona il master che unisce scienze agrarie ed economia per un agroalimentare sostenibile
La magistrale "Agricultural and Food Economics" della Cattolica forma professionisti competenze economiche e manageriali.
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Le scienze agrarie e l’economia s’intrecciano per disegnare un futuro che sappia rendere sostenibile le produzioni agroalimentare nel senso più ampio del termine. Tutto ciò accade nel corso di laurea magistrale in Agricultural and Food Economics, attivato presso l’Università Cattolica di Cremona, corso erogato in inglese e coordinato dal professor Paolo Sckokai, che spiega: «È un corso che ha ormai una storia consolidata: esiste da oltre quindici anni, ha formato circa 500 laureati e continua a rappresentare un punto di riferimento per chi desidera specializzarsi nell’economia agroalimentare in un contesto internazionale. Credo che molti studenti cremonesi non siano pienamente consapevoli di avere sotto casa un corso di laurea internazionale. Spesso si pensa che per vivere un’esperienza di questo tipo sia necessario trasferirsi all’estero, mentre esistono opportunità di altissimo livello anche all’interno del campus di Cremona».
Quanto conta la dimensione internazionale all’interno dell’offerta accademica del corso? «È uno degli elementi che ci caratterizza maggiormente. Da una parte abbiamo studenti provenienti da tutto il mondo che rendono le aule un ambiente multiculturale; dall’altra offriamo agli studenti che lo desiderano la possibilità di trascorrere un periodo di studio all’estero presso alcune delle migliori università partner nel nostro settore. È un’occasione per confrontarsi con sistemi universitari diversi, metodi didattici differenti e contenuti legati alle specificità dei vari territori. Sono esperienze che favoriscono una crescita personale e professionale molto significativa».
Il corso, però, resta fortemente legato al territorio cremonese. «La nostra forza è proprio quella di coniugare una forte apertura internazionale con un solido radicamento nel territorio. A Cremona il comparto agroalimentare rappresenta circa il 15% del PIL provinciale ed è il principale motore dell’economia locale. Collaboriamo con numerose imprese, non soltanto del territorio, ma anche a livello nazionale, e coinvolgiamo costantemente manager e professionisti nelle attività didattiche».
In che modo gli studenti entrano in contatto con il mondo delle imprese? «Organizziamo seminari, incontri con i manager e almeno un business game ogni anno. In pratica proponiamo agli studenti una sfida reale lanciata da un’azienda e chiediamo loro di elaborare possibili soluzioni. È un modo concreto per confrontarsi con problematiche manageriali autentiche e sviluppare competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro».
Gli studenti stranieri apprezzano questa esperienza italiana? Da quali Paesi provengono? «Ogni anno accogliamo una decina di studenti stranieri. Le provenienze cambiano di volta in volta: arrivano dall’Asia, dall’Africa, dall’Europa orientale e anche dal Nord Europa; quest’anno, ad esempio, abbiamo studenti provenienti dalla Svezia. Pur essendo numericamente limitati, contribuiscono in maniera decisiva alla qualità dell’esperienza formativa, perché gli studenti italiani si trovano a lavorare quotidianamente con compagni che hanno culture, esperienze e percorsi molto diversi».
Qual è, quindi, il principale valore aggiunto di questa laurea magistrale? «Direi che il vero valore aggiunto è la possibilità di partire da Cremona per aprirsi al mondo. Offriamo un percorso fortemente internazionale senza perdere il legame con il territorio e con le imprese. L’iniziativa che abbiamo presentato nel corso della cerimonia delle borse di studio dimostra proprio la volontà di sostenere gli studenti più meritevoli e di accompagnarli in un’esperienza che può davvero fare la differenza nel loro percorso professionale».
L’agricoltura oggi richiede competenze sempre più economiche e manageriali. Come è cambiato il settore? «È cambiato profondamente. Un tempo l’agricoltura era costituita quasi esclusivamente da piccole imprese familiari. Oggi le aziende hanno dimensioni molto più importanti e gestiscono fatturati paragonabili a quelli di una media impresa manifatturiera. Di conseguenza servono competenze economiche e gestionali: capacità di pianificazione, di programmazione e di gestione degli investimenti sono diventate indispensabili».
Questo vale anche per tutta la filiera agroalimentare? «Certamente. Non riguarda solo le aziende agricole, ma anche quelle della trasformazione e della distribuzione. Chi opera nel settore deve conoscere l’intera filiera e possedere solide competenze manageriali. Le competenze tecniche restano fondamentali, ma oggi il mercato richiede di integrarle con capacità economiche e gestionali».
A quali studenti si rivolge il corso? «Accogliamo sia laureati con una formazione economica sia studenti provenienti da percorsi tecnico-scientifici. Il nostro obiettivo è costruire un linguaggio comune e fornire a tutti le competenze specifiche necessarie per gestire le imprese agroalimentari. È un settore molto particolare: fortemente regolamentato, caratterizzato dalla volatilità dei prezzi delle materie prime, da normative in continua evoluzione e dalla crescente importanza della valorizzazione della qualità, con produzioni DOP e IGP. Per affrontare questa complessità servono professionalità capaci di integrare competenze economiche, gestionali e tecnico-scientifiche».
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