Vannacci sorpassa la lega, Meloni davanti al dilemma
Futuro Nazionale cresce nei sondaggi e mette sotto pressione la maggioranza: tra consenso a destra e timori per gli equilibri europei. La chiusura della premier: "Con chi vuole solo distruggere è difficile costruire".
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Il sorpasso potrebbe cambiare gli equilibri della destra italiana. Che sia già avvenuto o che sia questione di poche settimane conta ormai relativamente: la tendenza registrata dai principali istituti demoscopici è quella di una crescita costante di Futuro Nazionale e di una progressiva erosione del consenso della Lega. Se il fenomeno dovesse consolidarsi, il movimento fondato da Roberto Vannacci potrebbe diventare il principale elemento di novità del panorama politico italiano, mettendo sotto pressione non solo Matteo Salvini ma anche Giorgia Meloni, chiamata a gestire un equilibrio sempre più delicato tra consenso interno e credibilità internazionale.
Le rilevazioni pubblicate negli ultimi giorni fotografano uno scenario in rapida evoluzione. Secondo Ipsos-Doxa per il Corriere della Sera, Futuro Nazionale raggiunge il 6% delle intenzioni di voto, superando la Lega, ferma al 5,6%. Diversa la fotografia proposta dal sondaggio Tecnè per l’agenzia Dire, che assegna ancora un vantaggio al Carroccio con il 6,4% contro il 4,9% del movimento del generale. Le differenze tra gli istituti rientrano nel normale margine statistico, ma il dato comune è evidente: Vannacci continua a crescere mentre la Lega arretra, confermando un trend che si ripete ormai da settimane.
L’obiettivo dichiarato negli ambienti vicini a Futuro Nazionale non è più soltanto contendere alla Lega la leadership dell’area sovranista. Il traguardo indicato è quello di superare anche Forza Italia, attestata intorno all’8%, per diventare il secondo partito della coalizione dietro Fratelli d’Italia. Uno scenario che cambierebbe radicalmente i rapporti di forza nel centrodestra e aprirebbe una nuova fase politica all’interno della maggioranza.
Per la presidente del Consiglio il fenomeno Vannacci rappresenta probabilmente la sfida politica più complessa degli ultimi mesi. Da una parte il generale intercetta un elettorato tradizionalmente vicino alla coalizione di governo, drenando voti soprattutto alla Lega ma anche a una parte dell’elettorato più identitario di Fratelli d’Italia. Dall’altra, un eventuale avvicinamento al suo movimento rischierebbe di compromettere il profilo internazionale che Meloni ha costruito da Palazzo Chigi.
Negli ultimi tre anni la leader di Fratelli d’Italia ha infatti investito molto sulla propria credibilità nei confronti dell’Unione europea, della Nato e dell’amministrazione americana, presentandosi come una leader conservatrice ma affidabile sul piano internazionale. Un eventuale ingresso stabile di Vannacci nella maggioranza potrebbe alimentare nuove diffidenze tra gli alleati europei e nel gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, del quale Meloni è una delle principali figure di riferimento.
Per questo motivo la presidente del Consiglio continua a mantenere una linea di netta separazione politica rispetto al generale.
Nelle ultime ore Meloni ha risposto direttamente alle ipotesi di un possibile dialogo con Futuro Nazionale, prendendo chiaramente le distanze dall’ex generale.
Ospite della trasmissione “10 minuti” e successivamente intervistata da Nicola Porro, la premier ha respinto ogni ipotesi di convergenza.
«Non mi pare che ci sia grande differenza tra il movimento dell’onorevole Vannacci e tutti gli altri partiti di opposizione. Votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno esattamente come la sinistra. Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante. Oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber, compagnia cantante e Vannacci.»
Parole che rappresentano la presa di posizione più dura finora espressa nei confronti del fondatore di Futuro Nazionale.
Meloni ha comunque riconosciuto che alcune battaglie del generale riguardano temi tradizionalmente cari all’elettorato conservatore, ma ha escluso qualsiasi prospettiva di collaborazione.
«Io prendo atto che ci sono temi diversi da quelli della sinistra, chiaramente, temi ai quali sono molto interessata e sui quali lavoro da diversi anni. Però poi conta il fatto che difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere.»
Una frase che, almeno allo stato attuale, sembra chiudere la porta a un’eventuale alleanza politica.
Diversi osservatori hanno paragonato il percorso di Vannacci a quello di Nigel Farage nel Regno Unito. Per anni il leader britannico riuscì a influenzare profondamente la politica inglese pur restando fuori dai principali partiti, costringendo i Conservatori a rincorrerne i temi fino alla Brexit.
Anche Vannacci punta a occupare stabilmente lo spazio della destra più identitaria, mantenendo autonomia rispetto ai partiti tradizionali ma esercitando una pressione costante sull’intera coalizione.
Le questioni sulle quali costruisce il proprio consenso sono quelle che storicamente mobilitano una parte dell’elettorato conservatore: immigrazione, sicurezza, sovranità nazionale, identità culturale, rapporti con Bruxelles, sostegno all’Ucraina e ruolo della Nato.
La crescita di Futuro Nazionale mette soprattutto in difficoltà Matteo Salvini.
Il leader della Lega si trova infatti a dover conciliare il ruolo di vicepresidente del Consiglio e ministro con le richieste dell’elettorato più identitario, proprio quello che oggi guarda con interesse al generale.
Le tensioni interne sono sempre più evidenti.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha preso nettamente le distanze dalle proposte di Vannacci sull’immigrazione, definendole «demagogia spicciola» e ricordando come molte siano incompatibili con la Costituzione e con gli obblighi internazionali dell’Italia.
Di tono diverso le parole dell’europarlamentare Susanna Ceccardi, che ha sintetizzato il disagio di una parte della base leghista con una frase destinata a far discutere: «Vannacci dice quello che noi non possiamo dire.»
Una dichiarazione che fotografa il rischio di una progressiva emorragia di consenso verso Futuro Nazionale.
Parallelamente la presidente del Consiglio continua a ribadire la propria collocazione internazionale.
Parlando dei rapporti con Washington, Meloni ha dichiarato:
«Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri. Sono una persona che crede che l’Occidente sia più forte unito, che crede che l’Italia sia più forte in un Occidente unito.»
Sulle polemiche relative ai voli partiti dalle basi americane in Italia durante la crisi con l’Iran, la premier ha inoltre risposto alle dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte.
«Quel numero è stato molto approssimativo. Si tratta di attività previste dagli accordi, di natura tecnica e logistica e non di operazioni offensive.»
Un chiarimento che conferma la linea del governo: piena fedeltà agli impegni internazionali ma nessun coinvolgimento diretto dell’Italia in operazioni militari offensive.
Meloni è intervenuta anche sul futuro della Presidenza della Repubblica.
«L’eventualità di un Capo dello Stato di destra è terribile per un certo establishment.»
Secondo la premier, l’Italia dovrebbe superare quello che considera un tabù politico.
«Come tante cose sono cambiate in questi anni, non è detto che non possa cambiare anche questo. Chi non è di sinistra non è figlio di un Dio minore, ha gli stessi diritti degli altri.»
Parole che alimentano il dibattito in vista dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e che confermano la volontà del centrodestra di rivendicare pienamente la propria legittimazione istituzionale.
Anche il centrosinistra segue con attenzione l’evoluzione del fenomeno Vannacci.
Matteo Renzi ritiene che la nascita di Futuro Nazionale possa indebolire il centrodestra, frammentandone il consenso. Allo stesso tempo, però, non esclude che una futura intesa tra Meloni e Vannacci possa rafforzare ulteriormente il blocco conservatore.
Intorno al leader di Italia Viva continuano inoltre a circolare indiscrezioni su presunti contatti con il generale, mai confermati dai diretti interessati e privi di riscontri ufficiali, ma sufficienti a dimostrare quanto il nuovo soggetto politico sia ormai diventato uno dei temi centrali della politica italiana.
Il fenomeno Vannacci sembra destinato a incidere sugli equilibri del centrodestra ancora a lungo. Se la crescita di Futuro Nazionale dovesse proseguire, la competizione interna alla coalizione diventerebbe inevitabilmente più intensa, con la Lega chiamata a difendere il proprio spazio politico e Fratelli d’Italia costretta a trovare un difficile equilibrio tra la tutela del consenso a destra e il mantenimento della credibilità costruita nelle istituzioni europee e atlantiche.
Le parole pronunciate da Giorgia Meloni nelle ultime ore mostrano chiaramente quale sia, almeno oggi, la linea di Palazzo Chigi: nessuna apertura politica al generale, pur nella consapevolezza che la sua crescita rappresenta una variabile destinata a pesare sul futuro del centrodestra e sull’intero quadro politico italiano.
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