Decreto Primo Maggio: un’occasione per rafforzare qualità e legalità
Il provvedimento introduce un insieme articolato di misure che intervengono su salari, incentivi all’occupazione e contrasto alle forme più sofisticate di irregolarità, ridisegnando in parte le condizioni operative di molti comparti, tra cui quello della vigilanza privata.
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L’approvazione definitiva della legge di conversione del cd Decreto Primo Maggio segna un passaggio rilevante nel percorso di riforma del mercato del lavoro italiano. Il provvedimento introduce un insieme articolato di misure che intervengono su salari, incentivi all’occupazione e contrasto alle forme più sofisticate di irregolarità, ridisegnando in parte le condizioni operative di molti comparti, tra cui quello della vigilanza privata.
Il riferimento al cosiddetto “salario giusto”, ancorato ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, rappresenta senza dubbio un elemento positivo. Per un settore come quello della sicurezza privata, che negli anni ha subito fenomeni di dumping contrattuale e competizione al ribasso, si tratta di un principio coerente con le proposte da tempo avanzate da ASSIV, finalizzate a garantire livelli minimi di qualità, legalità e tutela dei lavoratori. Continuo a insistere, tuttavia, sulla imprescindibile considerazione che misure di tal fatta, per esplicare al meglio il loro effetto, richiedono una profonda revisione delle modalità con le quali le stazioni appaltanti pubbliche procedono a redigere i bandi di gara e valutare le offerte. L’esperienza induce a temere che il tutto possa tradursi in un impatto sui costi operativi delle imprese, in un settore caratterizzato da elevata incidenza del costo del lavoro e da margini limitati, senza che si riesca davvero a superare la logica del massimo ribasso. Un equilibrio non semplice, che richiede politiche coerenti su appalti, tariffe e riconoscimento del valore dei servizi di sicurezza, evitando che l’inasprimento degli obblighi retributivi si traduca in una compressione della sostenibilità economica degli operatori.
Analogamente, il rafforzamento del legame tra incentivi pubblici e rispetto degli standard contrattuali introduce un meccanismo virtuoso, che premia le imprese che operano correttamente e contribuisce a ridurre le distorsioni competitive. Mi auguro che tale principio non venga aggirato disapplicando la norma, fenomeno cui abbiamo già assistito in passato quando la pubblica amministrazione, per ragioni assai discutibili, non ha dato piena applicazione alle sanzioni derivanti dal mancato rispetto da parte degli istituti di vigilanza dei parametri qualitativi introdotti dalla riforma del comparto, in danno delle tante aziende virtuose che avevano provveduto in tal senso, con costi non trascurabili.
Come sempre, pertanto, l’efficacia delle nuove disposizioni dipenderà in larga parte dalla loro concreta attuazione: dalla definizione chiara dei criteri di rappresentatività, dalla capacità di individuare correttamente il contratto di riferimento e, soprattutto, dall’intensità dei controlli. In assenza di questi presidi, il rischio è che le norme restino enunciazioni di principio, senza incidere realmente sulle dinamiche del mercato.
Nel complesso, il Decreto rappresenta un segnale politico importante, riaffermando il nesso tra qualità del lavoro, sicurezza e legalità. Perché tale obiettivo si realizzi pienamente, è necessario proseguire nel solco di un confronto strutturato con le parti sociali, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria e consolidando un quadro regolatorio che riconosca alla vigilanza privata il ruolo strategico che già oggi svolge per il sistema Paese.
di Maria Cristina Urbano su Huffpost
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