Dieci anni dalla parte dei diritti: il faro dell’Oiad sugli avvocati in pericolo
L’Osservatorio internazionale difende chi difende: missioni, denunce, fondi di solidarietà e tutela della professione forense.
Alcuni nomi raccontano una storia. È il caso di Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana per i diritti umani perseguitata dagli ayatollah. Ed è il caso di Ebru Timtik, la legale turca morta nelle celle di Erdogan dopo 238 giorni di sciopero della fame. La loro vicenda è un monito universale. Perché mette a nudo un metodo ricorrente: chi vuole fiaccare lo spirito della democrazia colpisce al cuore dell’avvocatura. Ma chi non tollera i diritti non agisce mai indisturbato, perché c’è un faro potente che illumina le vicende umane e professionali dei legali colpiti in tutto il mondo. Una lunga lista di casi, abusi e persecuzioni giudiziarie su cui vigila attentamente l’occhio dell’OIAD, l’Osservatorio internazionale degli avvocati in pericolo che lo scorso 21 aprile ha compiuto dieci anni di attività.
La missione dell’organizzazione è chiara: difendere chi difende. Perché non può esistere alcuna libertà, né una tutela effettiva dei diritti umani, se gli avvocati non sono pienamente liberi di esercitare la propria attività professionale. Ecco perché, quando un avvocato finisce nel mirino, ad essere sotto attacco non è soltanto un singolo professionista, ma il diritto stesso di ogni cittadino a ricevere un giusto processo.
Come accade troppo spesso nei regimi che fanno a pezzi lo Stato di diritto, ma anche nella nostra Europa, dove è necessario preservare e custodire i principi di autonomia e indipendenza che definiscono l’attività forense. Con questo scopo nasce anche la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione della professione di avvocato, primo trattato giuridicamente vincolante che sancisce, tra le altre cose, la riservatezza delle comunicazioni tra i difensori e i propri assisiti. L’Italia è stata tra i primi paesi Ue a firmare il provvedimento nel maggio 2025, ma almeno otto stati dovranno ratificarlo perché entri in vigore. Un obiettivo che ora rientra tra le principali sfide dell’OIAD, che ha già tracciato le linee della mobilitazione futura a partire da un bagaglio di azioni e risultati concreti che rientrano nel bilancio dei suoi primi dieci anni.
Fondato nel 2016 dal Consiglio Nazionale Forense italiano, il Consiglio Nazionale degli Ordini Forensi francesi, l’Ordine degli Avvocati di Parigi e il Consiglio Generale dell’Avvocatura Spagnola, l’Oiad ha vissuto in questi dieci anni una crescita continua sia in termini di rappresentatività che di autorevolezza geopolitica. Da nucleo ristretto, l’Osservatorio è divenuto infatti un attore di primo piano nelle sedi internazionali, accreditato presso le Nazioni Unite e i principali organismi di monitoraggio dei diritti fondamentali.
I numeri odierni testimoniano il successo di questa mobilitazione: per il suo decimo compleanno, l’Oiad può contare su una rete formata da 45 membri attivi, di cui 14 italiani. Solo nell’ultimo anno, sotto la guida della presidenza italiana, sono entrati a far parte dell’Osservatorio cinque nuovi membri attivi, tra i quali l’Ordine degli avvocati di Istanbul e la Law Society of England and Wales. A questi si aggiungono 22 membri associati, tra i quali il Consiglio degli Ordini Forensi d’Europa (CCBE), l’Unione Internazionale degli avvocati (UIA) e, da quest’anno, la Pan African Lawyers Union (Palu), alla quale aderiscono le avvocature dei paesi africani.
È la forza della rete, di cui si è avuto prova anche nell’ultima assemblea generale dell’Oiad che si è tenuta il 17 maggio a Roma presso la sede del Cnf. Un appuntamento che ha riunito nella capitale quasi 200 delegati per l’approvazione della relazione sull’ultimo anno di attività e il passaggio di consegne tra il presidente uscente dell’Oiad, il consigliere del Cnf Leonardo Arnau, e Julie Couturier, presidente del Consiglio francese. «Il nostro statuto fu sottoscritto il 21 aprile 2016 a Madrid al fine di assicurare la cosiddetta difesa della difesa, anche attraverso il monitoraggio e l’invio di osservatori internazionali ai processi all’estero a carico di colleghi ingiustamente arrestati perché difendono oppositori politici, dissidenti e vengono identificati con i loro clienti.
In questi anni siamo cresciuti e siamo ormai riconosciuti a livello internazionale per la nostra peculiarità, quella di occuparci della difesa dei diritti umani e dello stato di diritto attraverso le vicende dei purtroppo tanti colleghi ingiustamente perseguiti, sottoposti ad indagini e processi, condannati a lunghe pene detentive», ha spiegato Leonardo Arnau nel corso dell’assemblea. Che ha certificato la necessità di rafforzare l’impegno e la determinazione dell’Osservatorio in un quadro globale deteriorato dall’acuirsi di conflitti armati e derive autoritarie.
L’attività dell’Osservatorio si articola su tre direttive principali, attraverso azioni concrete e campagne di sensibilizzazione. Il primo grande pilastro è rappresentato dalle azioni di advocacy e denuncia pubblica, con interventi diplomatici e la pubblicazione di comunicati di allerta volti a rompere l’isolamento informativo che spesso circonda i legali perseguitati.
Il secondo asse d’intervento è costituito dalle attività di monitoraggio sul campo, suddivise in missioni di osservazione giudiziaria e missioni prospettiche o conoscitive. Presenziare fisicamente all’interno delle aule di giustizia straniere in cui si celebrano processi farsa contro gli avvocati rappresenta un deterrente formidabile contro gli abusi procedurali. La presenza di delegati internazionali costringe le magistrature locali a operare sotto lo sguardo della comunità giuridica mondiale, limitando l’arbitrio e documentando in modo inoppugnabile le violazioni del diritto a un equo processo. Emblematici, in questo senso, il caso della Tunisia, a seguito dell’arresto dell’avvocata Sonia Dahmani, e della Turchia, con l’attività a tutela dei vertici dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul, tra cui il presidente Ibrahim Kaboglu, destituiti e sottoposti a procedimento penale in seguito alla pubblicazione di comunicati critici verso il potere politico. Grazie all’invio di osservatori internazionali a tutte le udienze e al deposito di un articolato amicus curiae, il 9 gennaio 2026 il tribunale ha pronunciato una storica sentenza di assoluzione.
Accanto al monitoraggio processuale, l’OIAD sviluppa missioni conoscitive sul campo, come quella co-organizzata in Guatemala con Lawyers for Lawyers. Questa ricognizione ha permesso di mappare un drammatico clima di paura caratterizzato dalla criminalizzazione sistematica di magistrati e avvocati impegnati nel contrasto alla corruzione. I dati raccolti sono confluiti in un dettagliato rapporto internazionale presentato lo scorso marzo a Città del Guatemala dinanzi alle Nazioni Unite e alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani, costituendo la base tecnica per le successive azioni di pressione diplomatica.
Un successo importante in questo campo è stato ottenuto anche con la revoca da parte dell’Interpol delle “notifiche rosse” (mandati di cattura internazionali) emesse illegittimamente dal governo di El Salvador contro gli avvocati Ivania Cruz e Rudy Joya, dimostrando la natura politica della misura. Inoltre, l’emissione sistematica di “certificati di rischio” da parte dell’OIAD si è confermata uno strumento burocratico vitale per agevolare l’ottenimento di visti umanitari.
L’impegno dell’Osservatorio non si esaurisce nella denuncia politica, ma si traduce in interventi di solidarietà materiale e finanziaria di emergenza. Molti avvocati perdono improvvisamente ogni fonte di reddito, vengono privati della possibilità di esercitare o sono costretti alla fuga immediata per salvare la propria vita e quella dei propri familiari. In risposta a queste crisi, l’OIAD gestisce fondi di solidarietà destinati a coprire spese essenziali di ricollocazione temporanea, assistenza legale locale, beni di prima necessità e sicurezza. Durante l’ultimo anno, l’Osservatorio ha stanziato oltre 85mila euro, fornendo ossigeno a professionisti in grave pericolo. Un focus drammatico ha riguardato la Repubblica Democratica del Congo dopo l’avanzata delle forze dell’M23: in diverse città cadute sotto il controllo del gruppo armato, tra cui Bukavu e Goma, le fughe di massa di detenuti condannati per reati gravi hanno contribuito a creare un clima di impunità, mettendo in pericolo gli avvocati che avevano difeso le vittime di tali crimini.
Ogni anno, il 24 gennaio, l’Oiad celebra la Giornata degli avvocati in pericolo, che ricorre nel giorno della strage di Atocha del 1977. E dedica un focus a un singolo Paese su cui accendere i riflettori. Dopo la Bielorussia, nel 2025, quest’anno l’allarme ha riguardato gli Stati Uniti di Donald Trump, dove la crociata del tycoon contro l’avvocatura si è tradotta in una serie ordini esecutivi che hanno preso di mira gli studi legali più prestigiosi con l’obiettivo di fermare le cause contro l’amministrazione americana.
Per dare un segnale concreto di riconoscimento e protezione a chi non si piega, dal 2023 l’OIAD conferisce un Premio annuale per i Diritti Umani. Nel 2026 è assegnato congiuntamente alla legale francese Ghislaine Sèze e al collega nicaraguense Julio Montenegro. Che, come l’avvocata colombiana Andrea Del Rocío Torres Bobadilla e lo stesso Kaboglu, premiati nel 2025, si sono distinti per il coraggio e la dedizione eccezionale nel difendere i principi dello stato di diritto.
Francesca Spasiano su Il Dubbio
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