Anno: XXVIII - Numero 112    
Giovedì 11 Giugno 2026 ore 13:00
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Il Cdm vara le norme sulla IA

Professioni, giustizia e sanità: l’intelligenza artificiale entra nei sistemi, ma la decisione resta umana.

Il Cdm vara le norme sulla IA

Il pacchetto di disposizioni attuative in materia di intelligenza artificiale all’esame del Consiglio dei ministri delinea una risposta normativa organica alla trasformazione tecnologica in corso. La scelta di fondo è chiara: favorire l’innovazione e la competitività del Paese, senza rinunciare alla tutela dei diritti fondamentali e alla centralità della persona. L’intelligenza artificiale viene riconosciuta come uno strumento in grado di migliorare servizi, organizzazione, formazione e processi decisionali, ma non può sostituire la responsabilità umana né comprimere gli spazi di autonomia e valutazione che spettano ai professionisti, ai magistrati e agli operatori sanitari.

Nell’ambito delle professioni, il decreto introduce in modo strutturale l’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale nella formazione iniziale e continua. Il principio cardine è che la responsabilità delle prestazioni resta sempre in capo al professionista e non può essere trasferita allo strumento tecnologico utilizzato. I percorsi formativi dovranno svilupparsi su tre direttrici: quella tecnica, dedicata alla conoscenza del funzionamento, delle potenzialità e dei limiti dei sistemi di IA; quella giuridica, relativa al quadro normativo europeo e nazionale; e quella deontologica, considerata il profilo più rilevante, perché riguarda la responsabilità professionale nell’utilizzo degli strumenti intelligenti, gli obblighi informativi nei confronti del cliente e il rispetto del principio antropocentrico sancito dalla legge n. 132 del 2025. Gli ordini professionali saranno chiamati ad adeguare i propri regolamenti entro sei mesi, secondo le procedure previste per ciascuna categoria e con il coinvolgimento delle autorità vigilanti ove necessario.

La disciplina interviene inoltre sul tema dell’equo compenso, prevedendo che l’impiego dell’intelligenza artificiale sia considerato nella determinazione dei parametri economici delle prestazioni professionali. I decreti che definiscono tali parametri, comprese le tariffe forensi, dovranno essere aggiornati entro dodici mesi, tenendo conto della classificazione di rischio dei sistemi utilizzati. L’obiettivo è evitare che l’automazione produca una svalutazione del lavoro intellettuale, assicurando che il compenso continui a riflettere l’effettivo apporto professionale e il livello di responsabilità richiesto. In questo modo si introducono criteri trasparenti e oggettivi che tutelano sia il professionista sia il cliente.

Particolare attenzione è dedicata al settore della giustizia, dove la formazione sull’intelligenza artificiale viene considerata una condizione essenziale di affidabilità. La finalità è garantire che la decisione continui a essere assunta dal magistrato e non dalla macchina, preservando il ruolo insostituibile del giudizio umano nell’interpretazione e nell’applicazione della legge. La disciplina raccorda la formazione del personale dell’amministrazione della giustizia con gli obblighi europei di alfabetizzazione previsti dall’AI Act e prevede percorsi articolati su tre livelli: tecnico, per comprendere funzionamento, limiti, tecniche di interrogazione e aspetti di cybersicurezza; giuridico, per approfondire il quadro regolatorio europeo e nazionale; organizzativo e valoriale, per valutare l’impatto dell’IA sull’attività degli uffici giudiziari e sulla tutela dei diritti fondamentali.

La formazione sarà differenziata in base alle funzioni svolte e al livello di rischio dei sistemi impiegati, con aggiornamenti periodici e una particolare attenzione alla supervisione umana dei sistemi ad alto rischio, categoria nella quale rientrano le attività connesse all’amministrazione della giustizia. Alla Scuola Superiore della Magistratura viene attribuito il compito di sviluppare la formazione dei magistrati secondo linee programmatiche definite dal Ministero della Giustizia e dal Consiglio superiore della magistratura. Il principio che ispira l’intervento resta quello per cui l’intelligenza artificiale può migliorare organizzazione, ricerca e strumenti di supporto, ma non può sostituire lo ius dicere: la decisione giudiziaria deve rimanere fondata sulla competenza, sull’indipendenza e sulla responsabilità della persona.

Anche il settore sanitario è interessato da un percorso di integrazione governata dell’intelligenza artificiale. La crescente diffusione di sistemi di supporto clinico rende necessario accompagnarne l’utilizzo con una formazione uniforme, permanente e non limitata agli aspetti tecnologici. Per questo motivo i decreti attuativi prevedono l’inserimento obbligatorio di una quota specifica di formazione sull’IA nei programmi di Educazione Continua in Medicina. I contenuti comprenderanno non solo l’impiego operativo degli strumenti, ma anche i profili etici, deontologici e giuridici, affinché il professionista mantenga sempre la piena responsabilità delle decisioni cliniche.

La formazione sull’intelligenza artificiale entrerà inoltre nei percorsi destinati ai dirigenti sanitari, con l’obiettivo di favorire una gestione più efficiente delle strutture e dei servizi. Le applicazioni riguarderanno, tra l’altro, il governo delle liste d’attesa, la programmazione delle attività e la riduzione degli sprechi. In questo quadro si inserisce anche la piattaforma MIA, finanziata nell’ambito del PNRR e sperimentata da Agenas, che rappresenta la scelta di promuovere strumenti istituzionali affidabili, sicuri e di qualità a supporto del Servizio sanitario nazionale.

L’impianto complessivo delle disposizioni attuative conferma dunque una visione dell’intelligenza artificiale come leva di innovazione da sviluppare all’interno di una cornice di garanzie. La tecnologia viene valorizzata come fattore di efficienza e modernizzazione, ma resta subordinata alla responsabilità umana, alla trasparenza e alla tutela dei diritti. È questa la direttrice che attraversa professioni, giustizia e sanità: l’intelligenza artificiale può assistere, supportare e migliorare, ma la decisione finale continua ad appartenere alla persona.

 

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