Anno: XXVIII - Numero 108    
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Minetti contro il Fatto: chiesti 250 milioni

Dopo il via libera alla grazia, Cipriani e Minetti annunciano azioni legali contro giornali e trasmissioni tv.

Minetti contro il Fatto: chiesti 250 milioni

Più che un risarcimento economico, una resa dei conti pubblica. Dopo le verifiche della Procura generale di Milano sulle notizie circolate nelle ultime settimane attorno alla grazia concessa a Nicole Minetti, il confronto si sposta ora sul terreno giudiziario. Al centro della vicenda c’è una richiesta di risarcimento che potrebbe raggiungere i 250 milioni di euro nei confronti della società editrice del Fatto Quotidiano, accusato di aver diffuso ricostruzioni ritenute infondate dai protagonisti della vicenda.

A rilanciare la linea dura è Giuseppe Cipriani, imprenditore e compagno dell’ex consigliera regionale lombarda. Già nelle scorse settimane aveva manifestato apertamente il proprio dissenso nei confronti dell’inchiesta pubblicata dal quotidiano diretto da Marco Travaglio. «Più che i danni, credo che dovrebbero chiudere il giornale», aveva dichiarato. Oggi, dopo il pronunciamento degli uffici giudiziari milanesi, quella posizione si traduce in una serie di iniziative legali già avviate.

Secondo quanto riferito da persone vicine alla coppia, l’eventuale somma ottenuta attraverso i procedimenti civili verrebbe destinata a organizzazioni internazionali impegnate nell’assistenza ai minori adottati. Un elemento che gli interessati indicano come centrale nella vicenda, sostenendo che il principale danno subito riguardi proprio il minore coinvolto nelle ricostruzioni mediatiche.

La conferma dell’avvio delle azioni giudiziarie è arrivata attraverso una nota diffusa dagli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi. I legali affermano di prendere atto dell’esito delle verifiche condotte dalla Procura generale di Milano, verifiche che avrebbero escluso la fondatezza delle notizie contestate e che, secondo la loro interpretazione, confermerebbero l’assenza di irregolarità nelle vicende finite sotto i riflettori.

Nel mirino non c’è soltanto il Fatto Quotidiano. Le iniziative annunciate riguardano anche alcune trasmissioni televisive che hanno dedicato spazio al caso. Gli avvocati fanno riferimento a oltre cinquanta articoli pubblicati dal quotidiano, comprese le edizioni online, oltre ai servizi e agli approfondimenti trasmessi da “È sempre Cartabianca” su Rete 4 e da “Report” su Rai 3.

Le contestazioni riguardano in particolare le ricostruzioni sull’adozione del minore in Uruguay, le circostanze legate alla morte di un’avvocata coinvolta nella vicenda e alcune descrizioni dello stile di vita della coppia e delle attività svolte nella proprietà di Punta del Este. Su questi aspetti, sostengono i legali, le verifiche disposte dalla Procura generale non avrebbero evidenziato elementi tali da confermare le accuse o le insinuazioni circolate nelle ultime settimane.

La vicenda ha coinvolto indirettamente anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha presentato una querela dopo essere stato chiamato in causa da alcune ricostruzioni giornalistiche. In particolare, erano stati ipotizzati rapporti di amicizia con Cipriani e una presenza nel resort dell’imprenditore, circostanze che sarebbero state successivamente smentite o comunque non dimostrate.

Il caso trae origine dal percorso che ha portato alla concessione della grazia a Nicole Minetti. Il 9 gennaio la Procura generale di Milano aveva espresso parere favorevole al provvedimento, successivamente firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 18 febbraio. La notizia è diventata di dominio pubblico soltanto nelle settimane successive, alimentando un acceso dibattito politico e mediatico.

L’inchiesta pubblicata dal Fatto Quotidiano e i servizi televisivi collegati avevano sollevato interrogativi sulle motivazioni alla base della concessione della grazia e sulle informazioni utilizzate per formulare il parere favorevole. Proprio tali ricostruzioni sono state oggetto delle verifiche richieste successivamente dalla Procura generale.

La conclusione degli accertamenti non ha però chiuso la polemica. Se da una parte Cipriani e Minetti ritengono che gli esiti delle verifiche confermino l’infondatezza delle accuse, dall’altra il Fatto Quotidiano continua a contestare l’impostazione dell’intera vicenda, sostenendo la correttezza del proprio lavoro giornalistico e ribadendo i dubbi già espressi sulle modalità che hanno portato alla concessione della grazia.

Lo scontro appare dunque destinato a proseguire nelle aule di tribunale. Da una parte la richiesta di un maxi-risarcimento e la volontà di ottenere una tutela giudiziaria rispetto a quanto pubblicato; dall’altra la difesa dell’attività d’inchiesta e del diritto di cronaca. Un confronto che potrebbe trasformarsi in uno dei contenziosi mediatici più rilevanti degli ultimi anni, con implicazioni che vanno ben oltre i singoli protagonisti e investono il delicato equilibrio tra informazione, reputazione e interesse pubblico.

Ma Travaglio non ci sta. E da Lilli Gruber sulla Sette contrattacca: “La Procura non può accusare il Fatto di falso, è diffamazione. Si rimangino tutto e ci chiedano scusa o li denunciamo”.

 

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