Anno: XXVIII - Numero 103    
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Sanità calabrese “al collasso”.

La Tazzina della Legalità e Confassociazioni: “Prima personale e servizi, poi nuovi ospedali”

Sanità calabrese “al collasso”.

Documento sul rilancio sistema sanitario regionale. Al centro apertura del Pronto soccorso a Germaneto, riduzione delle liste d’attesa, medicina territoriale, recupero della mobilità sanitaria passiva

«La sanità rappresenta oggi la principale emergenza sociale, economica e civile della Calabria». Parte da questa premessa il documento “Proposta per il rilancio della sanità calabrese” diffuso dall’associazione La Tazzina della Legalità e da Confassociazioni Calabria, firmato dal presidente dell’associazione Sergio Gaglianese, dal referente sanità Giovanni Primerano e dal presidente di Confassociazioni Calabria, l’avvocato Peppino Mariano.

Un documento articolato che punta a riportare il dibattito sanitario regionale sui contenuti, sull’organizzazione e soprattutto sulla carenza di personale sanitario, ritenuti temi prioritari rispetto alla costruzione di nuove strutture ospedaliere.

«Riteniamo prioritario intervenire sui contenuti, sull’organizzazione e sul personale sanitario, prima ancora di discutere della realizzazione di nuovi ospedali o di ulteriori contenitori strutturali privi delle necessarie risorse umane e operative», spiegano i promotori.

Nel documento viene citato come caso emblematico «la situazione della risonanza magnetica 3 Tesla di ultima generazione, ferma da quasi un anno presso il Policlinico per la mancanza di operatori specializzati».

Secondo i firmatari, senza una sanità efficiente «non può esistere alcuna reale prospettiva di sviluppo, crescita economica, attrazione di investimenti o contrasto allo spopolamento». Viene sottolineato inoltre come ogni anno migliaia di calabresi siano costretti a lasciare la regione per curarsi altrove, alimentando la mobilità sanitaria passiva e causando «un danno non soltanto economico, ma di fiducia, credibilità e speranza verso il futuro della nostra terra».

Nel testo si evidenzia che una sanità moderna potrebbe invece diventare «il principale volano di sviluppo della Calabria», favorendo «il diritto alla salute, il diritto a restare, il ritorno degli emigrati, l’attrazione della cosiddetta silver economy, ovvero il turismo della terza età e dei pensionati europei, oltre a nuove opportunità occupazionali e professionali». 

Tra le proposte operative indicate emerge innanzitutto l’apertura del Pronto soccorso al Policlinico universitario di Germaneto, richiamando il protocollo del marzo 2023. «Non è pensabile che una struttura universitaria di alta formazione specialistica continui a operare senza un Pronto Soccorso pienamente attivo», si legge nel documento. Una mancanza che, secondo i promotori, penalizza cittadini, sistema sanitario regionale, formazione universitaria e integrazione ospedaliera dell’intera area centrale della Calabria.

Ampio spazio è dedicato anche alla specialistica territoriale e alla diagnostica. «Uno dei principali punti critici della sanità calabrese è rappresentato dalla grave carenza di servizi specialistici e diagnostici territoriali», scrivono Gaglianese, Primerano e Mariano, sottolineando come medici di base e Pronto soccorso operino spesso «senza la possibilità di ottenere risposte diagnostiche rapide ed efficaci».

Il documento denuncia liste d’attesa «ormai incompatibili con il diritto alla salute», con tempi che in molti casi superano «mesi, quando non addirittura oltre un anno».

Particolarmente significativo il passaggio dedicato all’oncologia: «La Calabria registra una delle più basse incidenze tumorali d’Italia, ma una delle più alte mortalità oncologiche. Questo evidenzia quanto sia fondamentale investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella medicina territoriale».

Per affrontare l’emergenza vengono proposti: il potenziamento delle strutture specialistiche convenzionate; il rafforzamento della diagnostica per immagini; l’incremento delle prestazioni territoriali; la creazione di presìdi sanitari di prossimità; una rete integrata capace di alleggerire i Pronto soccorso e ridurre drasticamente le attese.

«L’obiettivo deve essere semplice e concreto: consentire ai cittadini calabresi di curarsi in Calabria, in tempi compatibili con la tutela della salute».

Altro nodo centrale è quello della mobilità sanitaria passiva, definita «una delle principali ferite economiche e sociali della Calabria». Secondo il documento, oltre ai costi economici esiste «il dramma umano delle famiglie costrette ai cosiddetti viaggi della speranza».

Per invertire questa tendenza, La Tazzina della Legalità e Confassociazioni Calabria propongono di valorizzare le eccellenze mediche calabresi che oggi lavorano fuori regione. «Molti professionisti originari della Calabria operano in importanti ospedali italiani o strutture altamente specializzate. Alcuni già effettuano visite sul territorio calabrese, salvo poi indirizzare i pazienti verso altre regioni per gli interventi chirurgici».

La proposta è quella di costruire «un modello pubblico a prestazione» capace di utilizzare pienamente le strutture ospedaliere pubbliche regionali, attrarre professionisti altamente specializzati, qualificare gli ospedali territoriali e recuperare prestazioni oggi effettuate fuori regione.

«Questo consentirebbe di mantenere sul territorio l’intera filiera sanitaria — diagnostica, chirurgia, degenza e follow-up — generando benefici economici, occupazionali e sociali».

Moltocritica anche la valutazione su Azienda Zero. «Era stata presentata come uno strumento strategico capace di rivoluzionare l’organizzazione della sanità calabrese», ma secondo i firmatari i cittadini continuano a percepire «liste d’attesa interminabili, carenza di personale sanitario, difficoltà nei Pronto Soccorso e servizi territoriali insufficienti».

Nel documento si sostiene che Azienda Zero abbia finora prevalentemente gestito «procedure concorsuali, graduatorie e aspetti amministrativi centralizzati», mentre manca ancora «una reale percezione di una svolta strategica» capace di incidere sulla mobilità passiva, sulle liste d’attesa, sulla valorizzazione degli ospedali periferici e sulla medicina territoriale.

«Oggi la Calabria ha bisogno non soltanto di nuove strutture amministrative, ma soprattutto di una visione sanitaria moderna, operativa e orientata ai risultati».

Nelle conclusioni, i promotori ribadiscono che «la sanità non può più essere affrontata come una semplice emergenza amministrativa», ma rappresenta «la vera questione strategica per il futuro della Calabria».

«Difendere il diritto alla salute significa difendere il diritto alla dignità, il diritto all’impresa, il diritto al lavoro e il diritto a restare nella propria terra».

Nei prossimi giorni sarà inoltre convocata una conferenza stampa per illustrare nel dettaglio il documento e aprire un confronto con forze politiche, organizzazioni sindacali e rappresentanti di categoria, al termine del quale le proposte saranno sottoposte al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

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