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Il dissesto finanziario della sanità pugliese

Nel 2025 ci sono state perdite per 350 milioni di euro, e ora per coprirle la Regione dovrà aumentare l’Irpef.

Il dissesto finanziario della sanità pugliese

Dal bilancio del 2025 della sanità pubblica in Puglia è emerso un deficit di quasi 350 milioni di euro. Quasi tutte le aziende sanitarie locali – con l’eccezione di Bari e Barletta-Andria-Trani – e vari policlinici hanno avuto perdite da decine di milioni di euro, che ora la Regione dovrà coprire riducendo le spese e aumentando l’addizionale Irpef, l’imposta sul reddito personale.

Martedì l’assessore regionale alla Salute Donato Pentassuglia ha consegnato il fascicolo con i documenti relativi ai conti della sanità pugliese ai tecnici dei ministeri della Salute e dell’Economia, che a breve potrebbero avviare la procedura di commissariamento. Entro il 31 maggio la Regione dovrà presentare un piano di copertura almeno parziale del disavanzo.

Il Corriere del Mezzogiorno scrive che complessivamente la Regione dovrebbe riuscire a recuperare almeno 120 milioni di euro dal suo bilancio, tra fondi del consiglio regionale, entrate in eccesso delle tasse pagate lo scorso anno, e altri avanzi dell’amministrazione. L’idea è coprire i restanti 229 milioni di euro aumentando l’addizionale Irpef per le fasce di reddito medio-alte. Come annunciato dal presidente della Puglia Antonio Decaro già nelle scorse settimane, da questa misura sarà esentato chi ha un reddito inferiore ai 15mila euro: il piano, da ultimare insieme ai ministeri, è aumentare l’aliquota dell’IRPEF da 2,1 a 3,3 per cento per chi ha un reddito superiore ai 50mila euro, e da 0,4 all’1 per cento per chi ha un reddito tra i 28mila e i 50mila euro.

Non si sa se l’aumento dell’addizionale Irpef riguarderà anche i contribuenti con un reddito tra i 15mila e i 28mila euro. La Regione vorrebbe esentarli. Nelle prossime settimane verranno fatte varie simulazioni per stabilire con esattezza le nuove aliquote.

I sindacati hanno incontrato Decaro due settimane fa e si sono detti contrari agli aumenti, pur apprezzando l’impegno della Regione a tutelare le fasce di reddito più basse. Il gruppo regionale di Fratelli d’Italia, che in Puglia è all’opposizione, ha criticato la decisione della giunta regionale, accusando la precedente amministrazione di inefficienza e cattiva gestione. Lunedì l’ex presidente Michele Emiliano, che ha governato la Puglia per dieci anni, si è difeso dicendo che ci sono anche altre regioni con problemi di bilancio della sanità e ha accusato il governo di dare pochi soldi alle Regioni per i nuovi contratti di lavoro e per sostenere i costi dell’energia.

Le cause del disavanzo pugliese non sono note, però il capo di gabinetto alla presidenza regionale, Davide Pellegrino, ha fatto sapere che verranno fatti più controlli sulle assunzioni e sugli appalti delle ASL. La sanità pubblica era stata una dei temi principali della campagna elettorale di Decaro, eletto lo scorso novembre, che aveva annunciato che uno dei primi obiettivi della sua giunta sarebbe stata la riduzione delle liste d’attesa. I problemi della sanità pugliese non sono d’altronde una novità: già nel 2010 la Puglia aveva dovuto sottoscrivere un piano di rientro con il ministero della Salute, cioè un programma di riorganizzazione del servizio sanitario regionale.

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