AVVOCATI, REDDITI IN AUMENTO E FIDUCIA IN RIPRESA
Maria Annunziata, Presidente Cassa Forense: “ente solido oltre 1,3 miliardi di avanzo, 21 miliardi di patrimonio netto'.
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L’avvocatura italiana ritrova slancio e fiducia. Dopo un decennio di trasformazioni profonde infatti tornano a crescere i redditi, si rafforza il contributo economico della professione e migliora la percezione degli stessi avvocati. Sotto la superficie emergono comunque sfide decisive: ricambio generazionale, equilibrio interno e sostenibilità nel lungo periodo.
È la fotografia restituita dal Rapporto sull’Avvocatura 2026 frutto della collaborazione tra Cassa Forense e Censis, che nel suo decimo anniversario racconta una professione in trasformazione.
L’indagine, fondata su oltre 30 mila questionari compilati dagli avvocati e sull’analisi dei dati degli iscritti forniti dall’ente, è stata presentata oggi a Roma, presso la Camera dei deputati, davanti alla platea dei delegati. All’evento erano presenti, accanto alla presidente di Cassa Forense Maria Annunziata, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando.
Sul piano demografico nel 2025 gli iscritti alla Cassa sono 228.641, di cui 211.464 avvocati attivi e 17.177 pensionati, mentre nel 2025 Cassa Forense ha erogato circa 36 mila trattamenti pensionistici. Sul fronte economico nel 2024 il reddito complessivo Irpef degli avvocati ha raggiunto gli 11,2 miliardi di euro (+7,1% rispetto al 2023), mentre il volume d’affari complessivo ha superato i 16 miliardi (+5,7%). Il reddito medio si attesta a 51.912 euro (+8,9%) ma con un marcato divario di genere: 67.959 euro per gli uomini contro 33.829 per le donne. Particolarmente significativo è invece il dato sul cosiddetto “PIL dell’avvocatura”, che nel 2024 raggiunge un indice pari a 187 (base 2000), a fronte del 109,6 del PIL nazionale, evidenziando una crescita più dinamica rispetto al complesso dell’economia italiana.
Accanto al rafforzamento dell’elemento reddituale cambia il vissuto della professione: nel 2026, la percezione della condizione lavorativa raggiunge il punto più alto degli ultimi dieci anni. Se nel 2015 oltre il 61% degli avvocati definiva il proprio status “critico” (con una punta del 22,5% di pessimismo estremo), oggi tale quota scende al 45,3%. In particolare, si riduce l’area della forte incertezza professionale, che passa dal 22,5% al 18,4%, segnando un progressivo e incoraggiante spostamento verso scenari di maggiore stabilità.
Permane una quota di preoccupazione legata ai redditi futuri, minacciati principalmente dai ritardi nei pagamenti degli assistiti (33,9%), da pesanti adempimenti amministrativi e fiscali (32,4%), dall’alta concorrenza e numero sovrabbondante di avvocati (30,7%), dall’instabilità normativa e dall’eccessiva lunghezza dei processi (22,2%) e dagli alti costi della giustizia (16,1%).
Sul fronte organizzativo il modello dello studio monopersonale resta prevalente (66,2%), ma tra i più giovani emergono forme più flessibili e collaborative: solo il 42,4% degli under 40 lavora in autonomia. Parallelamente, si registra una forte accelerazione nell’adozione dell’intelligenza artificiale: in un solo anno l’utilizzo passa dal 27,5% al 55,3%, raggiungendo il 70,3% tra gli under 40, segnale di una professione sempre più orientata all’innovazione.
Nonostante le difficoltà economiche, la scelta della professione legale resta fortemente valoriale: il 52,1% degli avvocati la intraprende per motivazioni legate a giustizia e diritti, contro solo il 10,9% per ragioni economiche. Rispetto a questo scenario la maggior parte degli avvocati fa delle richieste precise alla Cassa: il rafforzamento del welfare, la formazione continua e le politiche di sostegno alla professione, con particolare attenzione ai giovani e alla multidisciplinarità. “L’avvocatura deve tornare a riflettere”, ha aggiunto Giorgio De Rita, segretario generale del Censis. “Gli avvocati, soprattutto i giovani professionisti, chiedono un rafforzamento dei sistemi di welfare: ma non basta sostenere la crescita, bisogna anche garantirne la continuità nel tempo”.
Il Rapporto mette in luce anche una marcata polarizzazione territoriale: se la Calabria e la Sicilia vantano la maggiore densità di avvocati per abitante, la Lombardia detiene il primato numerico assoluto. Sul versante dell’efficienza, i tempi medi della giustizia civile si attestano a 503 giorni, con forti discrepanze tra i distretti del Nord e quelli del Sud e delle Isole.
Ma è soprattutto il tema dei giovani e del ricambio generazionale ad aver tenuto banco, in particolare nella seconda parte dei lavori, con una particolare attenzione anche ai percorsi universitari.
“Conoscere i dati”, ha commentato nel corso del suo intervento il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, “è fondamentale per mettere in campo le migliori soluzioni per il futuro. Il calo demografico, e quindi la diminuzione degli iscritti, il divario di genere e le differenze retributive sono elementi che non possiamo ignorare. Oggi anche le casse di previdenza devono diventare un motore di innovazione per gli iscritti: devono favorire il welfare e creare condizioni affinché giovani e donne possano entrare e restare. Questa è la vera sfida per le casse. Spetterà poi al Governo dare concretezza alle vostre idee”.
“Questo rapporto” ha aggiunto invece il vice ministro alla giustizia Francesco Paolo Sisto, “evidenzia che la crisi dell’avvocatura non sia ancora del tutto superata, come dimostra la carenza di ricambio generazionale. Noi dobbiamo lavorare proprio su questo rendere il processo più snello, rafforzare la formazione professionale e lavorare per rendere la professione più attrattiva, anche attraverso una riforma della legge professionale che offra un quadro normativo capace di favorire un reale salto di qualità”.
“La fotografia che emerge dal Rapporto” – ha dichiarato la Presidente di Cassa Forense, Maria Annunziata – “restituisce un’avvocatura che, pur attraversando trasformazioni profonde e criticità, mostra indubbie capacità di affrontare il futuro e generare valore per il Paese. I dati indicano segnali
di miglioramento e stabilizzazione, senza ignorare che resta centrale la sfida del ricambio generazionale e dell’equità, soprattutto per giovani e donne. Si tratta di una sfida che non possiamo affrontare da soli ma che richiede un’azione condivisa: Cassa Forense, insieme alle istituzioni forensi, alle Associazioni e al sistema universitario, è chiamata a contribuire alla costruzione di percorsi più accessibili, sostenibili e coerenti con le trasformazioni del mercato professionale. Il punto non è solo accompagnare i giovani nell’accesso alla professione, ma rafforzarne sempre di più le condizioni affinché possano restarvi e crescere. È da qui che passa la tenuta e il rinnovamento dell’intero sistema”.
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